C’è del marcio in Danimarca
Il Napoli visto a Copenaghen, spiace doverlo sottolineare, non merita di andare avanti in Champions League. Gli alibi, i soliti, non reggono più.
Gli infortuni e la stanchezza di chi gioca sempre. D’accordo. Ragionamenti triti e ritriti. Ma una partita come quella con i danesi, in superiorità numerica per oltre un’ora di gioco, si poteva non vincerla soltanto mettendo in atto un suicidio perfetto.
E così è stato. Il risultato finale di 1-1 suona quasi come una sentenza. Non si capisce, infatti, come questa squadra possa riuscire a conquistarsi l’accesso ai playoff, nell’ultima partita in casa contro i campioni del mondo del Chelsea. Intanto, le trasferte europee sono terminate con il poco gratificante bottino di un punto in quattro partite.
Con questo pareggio, passa tutto in secondo piano. La migliore prestazione di Elmas in maglia azzurra, la buona personalità dimostrata da Vergara, l’ennesimo gol di McTominay, miglior marcatore stagionale. Dopo il sacrosanto cartellino rosso sventolato a Delaney, inizialmente graziato dall’arbitro, per un fallo bruttissimo su Lobotka, il colpo di testa dello scozzese su assist dalla bandierina di Elmas sembrava il preludio per un successo che avrebbe indirizzato la formazione di Conte quasi sicuramente agli spareggi.
Nel secondo tempo, bisognava soltanto sfruttare la superiorità numerica e chiudere la pratica. Invece, da una palla persa al limite dell’area del Copenaghen è nata l’azione dei padroni di casa che ha portato al fallo in area di Buongiorno.
Inspiegabile l’involuzione dell’ex granata. Che da titolare inamovibile è diventato la riserva di Juan Jesus e quando gioca fa addirittura danni. Larsson, poi, aveva anche calciato male il rigore, respinto da Milinkovic-Savic. Ma la sorte lo ha premiato sulla ribattuta per il facile tap-in che è valso l’1-1.
Romelu Lukaku, convocato per la trasferta, é rimasto seduto in panchina tutto il tempo.
Nei minuti finali, per dare man forte all’attacco, in campo è entrato un Lucca semplicemente imbarazzante. È finita come è giusto che fosse. Con un pareggio sanguinoso che puzza di eliminazione, per un Antonio Conte che si è confermato, per l’ennesima volta, pessimo in versione europea.
Domenico Fabbricatore
