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Nessun italiano come lui, Sinner vince anche Wimbledon ed entra nella storia

Voi mi date la forza di continuare, l’Italia è un paese che merita tanto e sono contentissimo di essere italiano e di rappresentare l’Italia. Il vostro supporto mi dà veramente tanto. Oggi c’era la mia famiglia ed è stato tutto molto più emozionante. Ci vediamo in Italia”. Jannik ha voluto ringraziare così l’enorme affetto da parte dei tifosi italiani nei suoi confronti, ma soprattutto ha voluto mettere a tacere i tanti che ancora storcono il naso tutte le volte che si parla di Sinner italiano.

Ma si sa l’Italia è il paese dei moralisti e dei bastian contrario, dove il successo viene confuso con l’arroganza, mentre l’azzurro si sta distinguendo come modello autentico per tutti i giovani. C’è sempre qualcuno, roso da invidia e da chissà quale malevolo sentimento, che tenta di distruggere tutto ciò che è vincente o che dà lustro alla Nazione.

Spiace per loro ma Sinner è questo e dobbiamo tenercelo ben stretto perché quello che sta compiendo il ventitreenne di Sesto Pusteria ha qualcosa di leggendario, di fenomenale, di magico. Jannik non ha solo vinto Wimbledon, ha fatto la storia. Ha dimostrato che si può arrivare in cima con umiltà, senza urlare, senza essere arroganti o provocatori, senza scorciatoie, solo talento e tanto lavoro.

Nessun azzurro era stato n. 1 del mondo, nessun azzurro nell’era open, eccezion fatta per Panatta circa 50 anni fa, era stato capace di vincere un torneo dello slam, ma soprattutto nessun azzurro era stato in grado di aggiudicarsi il torneo dei tornei, cioè Wimbledon. Una cosa inimmaginabile fino a pochi anni fa, tanto che molti italiani si erano già rassegnati a non poter coronare questo sogno nel corso della loro vita. Il tennis italiano era caduto in una profonda crisi dopo le vittorie di Panatta, Barazzutti e Bertolucci, per decenni questo sport ha vivacchiato sull’onda di qualche buon piazzamento nei tornei più importanti, o qualche sporadica vittoria di qua e di là ma sempre in tornei minori.

Tant’è che questo sport era finito addirittura nelle retrovie di quelli nazionali, praticato e seguito solo da coloro che ne erano veramente appassionati. Ha fatto da apripista Fognini che oltre ad essersi aggiudicato alcuni tornei importanti, nel 2019 vinse a sorpresa il Master1000 di Montecarlo, battendo in semifinale addirittura Nadal ed entrando nella top ten. Nel frattempo cresceva anche un certo Berrettini, capace di arrivare per primo, nel 2021, in finale a Wimbledon, vedendosi, tuttavia, sbarrare la strada da un certo Djokovic, ma comunque innalzandosi fino ad essere n. 6 del ranking.

Oggi la storia è ben diversa c’è Sinner e vedere un italiano essere premiato ed omaggiato dai regnanti inglesi, sfilare per i corridoi dell’Old England Club e diventarne membro onorario e qualcosa che non ha prezzo. Con i suoi risultati, le sue vittorie, ha riportato il movimento tennistico azzurro a livelli altissimi e se consideriamo la crisi cui sta vivendo il calcio e la nazionale, si può ben dire che il tennis oggi forse è il primo sport in Italia.

La forza mentale e la tenacia di Jannik sono qualcosa d’impressionante, è rientrato dopo tre mesi di stop dovuti all’incresciosa ed incredibile vicenda del clostebol ed ha centrato subito la finale di Roma, poi a Parigi sappiamo tutti come è andata, una finale persa in maniera incredibile, sprecando tre championship point e con tantissima sfortuna. Ma come detto la forza dell’azzurro è proprio questa, sapersi rialzare subito, fare tesoro della sconfitta, accettarla e ripartire a testa bassa.

Ciò che è accaduto a Wimbledon con Sinner favorito n. 2, chiaramente dopo il campione in carica Alcaraz, ma che ha saputo capitalizzare al meglio la sua condizione. Ha dominato il torneo, come pure era capitato al Roland Garros, senza perdere nemmeno un set, ad eccezione di quel passaggio a vuoto negli ottavi di finali, quando anche a causa di un problema al gomito si è trovato sotto di due set contro Dimitrov che stava giocando magistralmente, salvo poi, al colmo della sfortuna, il bulgaro si è dovuto ritirare a causa di un infortunio muscolare grave.

Nella vita e ancor di più nello sport si sa, oltre alla bravura occorre anche una buona dose di fortuna che ha ripagato Jannik dopo la sfortunata finale di Parigi, ma l’Italiano se la è saputa meritare, visto quanto fatto. Vediamolo il cammino travolgente dell’altoatesino che ancora una volta, almeno all’inizio, non aveva trovato un tabellone facile. L’esordio prevedeva uno scontro fratricida, purtroppo, l’avversario era Luca Nardi che, tuttavia, nonostante l’impegno e l’ottima gara disputata nulla poteva contro le bordate di Sinner che lo spediva a casa con tre set sul groppone, 6-4 6-3 6-0 il punteggio.

Peggio finiva al malcapitato Vukic nel secondo turno, l’australiano racimolava solo 5 games, battuto in tre set per 6-1 6-1 6-3. Simile sorte toccava allo spagnolo Martinez nel terzo turno, anche lui pagava lo scotto alla superiorità disarmante di Sinner che gli lasciava ugualmente cinque games. 6-1 6-3 6-1 lo score. L’intoppo inatteso capitava, come detto, negli ottavi allorquando l’azzurro veniva messo sotto da uno scatenato Dimitrov che dominava i primi due set senza che Sinner potesse opporre la benché minima contromisura. In realtà Jannik all’inizio del match a seguito di una caduta aveva preso una botta al gomito che lo aveva condizionato non poco, senza, però, nulla togliere ai meriti di Dimitrov che forse stava disputando la gara della vita. Sul 6-3 7-5 per il bulgaro il nostro portacolori vede le streghe, il terzo set è sul 2-2 quando accade l’imponderabile.

Sul movimento del servizio il muscolo pettorale gli cede costringendolo ad un doloroso ritiro, fisico e morale. Stavolta la dea bendata che aveva voltato le spalle a Sinner nella finale del Roland Garros era dalla sua parte, l’altoatesino comunque la strameritava riprendendo il suo cammino travolgente. A farne le spese nei quarti era Shelton che nonostante la sconfitta in tre set vendeva cara la pelle, il punteggio la dice lunga sull’apparente equilibrio del match, 7-6 6-4 6-4, ma dove alla fine la tecnica di Jannik ha prevalso. C’è la semifinale e, ironia della sorte, a Sinner tocca nuovamente Djokovic, nella ripetizione della semifinale di Parigi dove l’altoatesino si sbarazzò in tre set del serbo.

Qui la situazione è diversa, la superficie è diversa c’è chi addirittura da per favorito Nole considerata proprio la superficie. Non hanno fatto i conti con l’italiano che ormai ha ripreso prepotentemente il cammino, Djokovic viene letteralmente abbattuto, il punteggio stavolta è addirittura più pesante del Roland Garros, 6-3 6-3 6-4 e per il serbo è notte fonda. Anche la finale è la replica di Parigi, ad attendere il nostro porta colori c’è nuovamente Alcaraz, vincitore delle ultime due edizioni e per questo grande favorito. Sinner ha tutto da perdere, è sotto negli scontri diretti, ha perso con lo spagnolo le due finali: Roma e Parigi. Specie quest’ultima fa ancora tanto male per come è maturata, con l’azzurro capace di sprecare tre match point e perdere con tanta sfortuna.

Anche l’epilogo di Londra sembra ripercorrere lo stesso canovaccio, Jannik in vantaggio di un break nel primo set si fa prima raggiungere e poi superare e così Alcaraz incassa e ringrazia, 6-4 per lui. Ombre e dubbi assalgono i tifosi, si teme una nuova sconfitta per Sinner, ma stavolta lui c’è, non molla, non crolla mentalmente, in fondo a parità di condizione è più forte dello spagnolo. Rimane aggrappato al punteggio poi, piano, piano inizia a martellare da fondo campo, colpi pesanti misti a giocate di fino.

Alcaraz comincia a vacillare si lamenta col proprio coach che non riesce a reggere il ritmo da fondo campo dell’azzurro. Prende a funzionare pure il servizio, si ripetono gli ace, Jannik è ormai padrone del campo, brekka l’avversario e porta a casa il secondo set: 6-4. In apertura di terza partita c’è subito il break per l’italiano che mantiene fino all’epilogo del set con un nuovo 6-4. Si va al quarto, Alcaraz tenta di reagire ma Sinner non ci sta, continua col suo gioco martellante e col terzo 6-4 diventa campione di Wimbledon e consegna l’italiano alla leggenda.

Ma il torneo londinese non ha regalato solo il primo successo della storia all’Italia, ci ha dato anche un’altra lieta sorpresa, un grande Cobolli capace di raggiungere i quarti di finale, fermato soltanto al quarto set da Djokovic dopo aver vinto il primo e giocando alla pari per tutto il match. All’esordio il romano aveva battuto in tre set il kazako Zhukayev, sempre in tre set, nel turno successivo, superava l’inglese Pinnington Jones, per poi compiere la prima impresa travolgendo il ceco Mensik.

La seconda avveniva negli ottavi quando Cobolli si sbarazzava dell’esperto Cilic in quattro set. Ottimo il cammino anche di Sonego che sull’erba dell’Old England Club si esalta spesso, il torinese si è arreso soltanto negli ottavi all’americano Shelton che si è imposto in quattro set, impedendo il derby tutto tricolore nei quarti con Sinner. Nel primo turno Sonego spediva a casa in tre set il portoghese Faria, poi in quattro Basilashvili nel secondo round ed infine dopo un’autentica battaglia durata 5 set l’americano Nakashima, al super tie-break. Tre turni li ha disputati Darderi che finalmente è riuscito a sbloccarsi in una superficie diversa dalla terra.

Esordio col botto contro il russo Safiullin, sotto di 2 set ad 1 trova la forza di scuotersi e portare a casa il quarto e il quinto. Più facile il secondo turno che l’azzurro si aggiudica in tre partite contro il padrone di casa Fery, per poi capitolare contro il più esperto Thompson in quattro set nel turno successivo. Applausi per Bellucci che giunge anch’egli al terzo turno dopo aver superato l’inglese Crawford in quattro set all’esordio e addirittura il ceco Lehecka in tre, si vede poi sbarrare la strada dall’inglese Norrie al termine, comunque di un incontro molto equilibrato.

Male, anzi malissimo Musetti che nella scorsa edizione aveva raggiunto le semifinali fermato da Djokovic. Il carrarino esce inopinatamente al primo turno superato in quattro set da Basilashivili, ma quello che è peggio senza mai dare l’impressione di essere in partita. Evidentemente, considerato il tipo di gioco che pratica, i risultati ottenuti sull’erba la stagione scorsa sono stati più frutto del caso. Torneo negativo anche per Berrettini, che continua ad essere flagellato dagli infortuni, ma rientrato a Wimbledon con tante ambizioni. Per il romano disco rosso, fuori all’esordio piegato in 5 set dal polacco Majchrzak che ha saputo sfruttare al meglio i numerosi errori di Matteo.

Ancora un passo falso di Arnaldi che si è fatto sorprendere dall’olandese Van de Zandschulp completamente padrone del campo e vittorioso in tre set. Rimpianti a non finire, invece, per Zeppieri, che pure aveva avuto il merito di venire fuori da tre turni di qualificazione. In una gara durata due giorni l’azzurro, anche a causa dell’inesperienza, non è stato in grado di capitalizzare due set di vantaggio. Alla ripresa è venuto fuori il qualificato giapponese Mochizuki che è entrato meglio in partita e si è aggiudicato i restanti tre set, spedendo malinconicamente a casa il romano.

Menzione a parte e, soprattutto, un plauso merita Fognini che ha letteralmente fatto tremare Alcaraz, suo avversario al primo turno. Il ligure ha disputato, probabilmente, una delle migliori partite della carriera, a 38 anni suonati ha messo sotto lo spagnolo che ha dovuto impiegare 5 set per avere la meglio di Fabio, evidentemente, alla fine, stremato per la durata del match. Ma Fognini, che al termine del torneo ha annunciato il suo ritiro, ci lascia una partita giocata ad altissimi livelli, con notevoli spunti tecnici che sovente hanno annichilito Alcaraz. Insieme al circuito maggiore, con Wimbledon che ha fatto la parte del leone, anche il circuito dei challenger ha detto la sua.

A Perugia successo in due set di Pellegrino sul bosniaco Fatic, mentre a Milano torna alla vittoria, dopo mesi di digiuno, il già semifinalista di Parigi Marco Cecchinato che ha piegato in due set il croato Prizmic. Nell’elenco dei vincenti entrano anche Maestrelli che si aggiudica il torneo di Brasov grazie al successo in due set sul francese Pavlovic e il redivivo Travaglia che a Modena vince il torneo sul brasiliano Seyboth Wild in due partite.

Dopo ogni torneo dello slam il ranking è sempre affascinante, i molti punti messi in palio fanno si che la classifica abbia notevoli scossoni, a partire dalla top ten. Sempre saldamente al comando Sinner che addirittura aumenta il proprio vantaggio su Alcaraz, n. 2, grazie ai 2000 punti ottenuti con la vittoria di Wimbledon.

L’azzurro può ora dormire sogni tranquilli e mantenere ancora a lungo la leadership mondiale. nonostante la crisi che lo attanaglia Zverev mantiene il n.3, mentre al n. 4 troviamo l’americano Fritz che guadagna una posizione e scalza Draper ora n. 5. Stabile al sesto posto Djokovic, segue Musetti che resta n. 7 nonostante la precoce eliminazione a Londra. Rimane n. 8 Rune seguito da Shelton che sale di un gradino e si piazza al n. 9. Botto di Rublev, con 4 posizioni ottenute ora e n. 10. Per quanto riguarda gli italiani in ascesa ancora Cobolli, con i quarti raggiunti a Wimbledon sale di ben 5 posti ed ora è n. 19. Berrettini scende al n. 36, di contro sale Sonego che guadagna 7 posizioni e si piazza al 40° posto. Perde un posto Arnaldi ora n. 44, si avvicina Darderi, prende 4 posizioni e si colloca al n. 55. E’ Bellucci a fare il salto maggiore, prende ben 10 posizioni e si piazza al n. 63. Stabile Nardi al n. 95 a chiudere la top 100 degli italiani.

ROBERTO ERRANTE