Nessun trionfalismo. Ma…
Il 4 gennaio, alla ripresa del campionato, il Napoli ha perso a Milano, riaccendendo le speranze delle inseguitrici e dei detrattori di tutta Italia. Non era il caso di farne un dramma. Ma il Napoli, contro l’Inter, aveva giocato davvero male. A distanza di poco più di una settimana, dopo una vittoria interlocutoria contro la Sampdoria, gli azzurri hanno umiliato la Juventus a Fuorigrotta con un perentorio 5-1. Parimenti, non è il caso adesso di abbandonarsi a facili trionfalismi. Ma il Napoli ha giocato davvero bene, ottenendo un successo che ha un peso specifico superiore ai semplici 3 punti in palio. Perché al cospetto c’era la seconda in classifica, che veniva da 8 vittorie consecutive senza subire reti. Quella Juventus che, pur senza convincere mai fino in fondo, si era pian piano ripreso il ruolo di antagonista principale, forte di una tradizione in campionato confermata anche nel recente passato. Per la formazione di Spalletti era un vero e proprio esame di maturità, superato brillantemente sul piano del gioco, della grinta e della voglia di vincere. Ma con questo, il percorso resta ancora lungo e pieno d’insidie. Contro i bianconeri, comunque, si sono viste tante cose positive. A cominciare da Victor Osimhen, semplicemente devastante, autore di una doppietta e con almeno un altro paio di gol falliti di un soffio. Proseguendo con Kvicha Kvaratskhelia, che è tornato ad incantare sulla sua fascia: ha segnato un gol ed è stato protagonista nelle azioni di altre tre reti messe a segno. Qualche sbavatura di troppo in difesa, a voler proprio cercare il pelo nell’uovo, con Rrahmani che ha regalato un’occasione a Di Maria ed ha sfiorato un clamoroso autogol, per poi riscattarsi con la girata del 3-1, diventando così il diciassettesimo marcatore azzurro di questa stagione. La Juventus è arrivata a Napoli con la migliore formazione possibile e galvanizzata dalla lunga striscia di vittorie con la porta inviolata. Ma i padroni di casa hanno subito preso in mano le redini del gioco, costringendo gli avversari a rintanarsi nella propria metà campo. Puntuale è arrivato il gol al 14’, al termine di un’azione che ha visto coinvolti Zielinski e Di Lorenzo. Il capitano ha toccato in verticale per Politano che, dalla corsia di destra, ha lasciato partire un cross morbido sul quale si è avventato Kvaratskhelia in pregevole sforbiciata. Szczesny si è opposto alla conclusione del georgiano, trovando però Osimhen pronto al tap-in vincente di testa. Padrone del campo e avanti di una rete, il Napoli ha iniziato a fidarsi un po’ troppo del proprio palleggio. E al 21’ Rrahmani ha regalato a Di Maria un pallone sanguinoso, con il campione del mondo che ha scoccato un tiro di sinistro forte e preciso dal limite dell’area, andando a pizzicare l’incrocio dei pali, con Meret battuto. Sospiro di sollievo per gli azzurri, che al 39’ hanno trovato il raddoppio. Collaudato il lancio lungo ad occhi chiusi di Politano per Osimhen, che ha vinto il rimpallo su Bremer ed ha poi servito Kvaratskhelia liberissimo sull’altro lato. Il georgiano ha appoggiato di piatto destro nell’angolo opposto. Sul finale di tempo, la Juventus ha comunque trovato il modo di rientrare momentaneamente in partita. Al 42’, Di Maria ha vinto un paio di contrasti al limite dell’area, ha ottenuto il triangolo con Milik ed ha piazzato di sinistro il gol del 2-1. Poi Meret ha dovuto salvare sul tentativo di autorete di Rrahmani. Ma nel secondo tempo è sceso in campo solo il Napoli. Non Politano, costretto al cambio per un problema al polpaccio. In sostituzione, Spalletti ha scelto di schierare Elmas nell’insolita posizione a desta e non Lozano. Al 55’, calcio d’angolo battuto piuttosto basso ed arretrato da Kvaratskhelia che ha pescato Rrahmani che di rabbia ha girato in porta il gol del 3-1. Osimhen prima ha fallito di destro da posizione favorevole, poi ha deviato di testa in rete il cross ancora del talento georgiano per il 4-1. A completare la festa partenopea ci ha pensato Elmas, che al 72’ ha trovato il quinto gol anche grazie alla fortuita deviazione di Alex Sandro. Nella dinamica, questo 5-1 del Napoli sulla Juventus è molto simile al trionfo di Supercoppa del lontano 1990. Fu quello il canto del cigno dello squadrone di Maradona, all’epoca campione d’Italia in carica. Questo 5-1 potrebbe avere il sapore di un simbolico passaggio di consegne. Ma la strada è ancora lunga.

Domenico Fabbricatore
