Un turco (poco) napoletano
Un turco (poco) napoletano
Champagne per brindare a un prestito? Forse no, non ne vale la pena. Sempre meglio, comunque, che brindare alla mancata cessione. A maggior ragione se si è (o si dovrebbe essere) giornalisti neutrali. La situazione di Victor Osimhen era diventata una patata bollente. Meglio dunque lasciarla raffreddare per qualche mese. “120 milioni? Per quella cifra non ci comprano nemmeno una scarpa”.
Così parlò De Laurentiis, poco più di un anno fa. Era il 7 agosto 2023. E gli sceicchi, forse per ripicca, andarono a ricoprire d’oro il giovane Gabi Veiga, facendo saltare un acquisto pressoché fatto. Il presidente avrebbe visto bene Zielinski in Arabia, con lo spagnolo al suo posto. Invece sono rimasti per un’altra stagione, più o meno mal volentieri, sia il polacco che il bomber nigeriano. Soldi persi, tanti. Zielinski è andato via a parametro zero, dopo aver portato a termine svogliatamente l’ultimo campionato in maglia azzurra. E poi Osimhen. Un anno fa, fresco capocannoniere, aveva richieste sia dai club europei che dagli arabi. Resistere alle offerte è stato un errore, ormai si può dire. Ma cosa avrebbe detto la piazza se il patron avesse venduto il capocannoniere artefice principale dello scudetto?
Victor Osimhen è arrivato a Napoli nell’estate del 2020, nel silenzio del Covid, seguito per un anno al Lille, la stessa società con cui, dodici mesi prima, i dirigenti partenopei avevano trattato l’acquisto di Pepe, poi andato all’Arsenal per 90 milioni. Soldi che i Gunners stanno ancora maledicendo. Anche Osimhen è stato pagato tanto. Persino troppo, per un ragazzo di belle speranze che però poteva vantare solo una buona stagione in Francia. Giovane, sorridente, con un fisico e una velocità impressionanti. Ma terribilmente acerbo. Così si è presentato a Castelvolturno il nuovo attaccante alla corte dell’allora mister Gattuso. Lo si vedeva partire spesso da posizione di fuorigioco, continuando a correre come niente fosse. A livello di tecnica, poi, meglio sorvolare. Sopperiva comunque il tutto con una voglia di segnare e di migliorarsi fuori dal normale. Imprendibile se lanciato nello spazio, fortissimo sulle palle alte. Una voglia di spaccare il mondo pagata cara, però, con i troppi infortuni.
Prima una spalla rotta in nazionale, poi a Milano si è letteralmente frantumato la faccia per colpire il pallone di testa, sbattendo invece sul cranio di Skriniar. Sarebbe tornato in campo tre mesi dopo, con al volto una maschera diventata iconica. Con Spalletti allenatore, di progressi ne ha fatti tanti, fino a diventare il goleador principe della serie A, protagonista assoluto del terzo scudetto del Napoli. Una farcitura di pan di spagna al cacao, con mousse al cioccolato, caramello salato e gocce di cioccolato, il tutto ricoperto con una sbriciolata di biscotti e granella di nocciole. Così un giorno un geniale pasticciere ha ideato la “torta Osimhen”, con tanto di mascherina commestibile. Soltanto il primo di una lunga serie di gadget ispirati al nigeriano, mentre i giorni scorrevano felici verso il trionfo tricolore. Di Victor il gol della matematica, il 4 maggio 2023 a Udine.
Eppure Osimhen non è mai entrato totalmente nel cuore dei napoletani. Lontano dall’essere un idolo indiscusso come Maradona e Careca, non è mai diventato uno del popolo come ad esempio Mertens, ribattezzato Ciro. Il nigeriano è sempre rimasto distaccato dalla realtà che lo ha circondato. Non ha mai imparato una parola d’italiano, figurarsi il napoletano. E si è così arrivati all’ultimo anno. Prima le lusinghe degli altri club, declinate dal presidente, poi le incomprensioni con il nuovo tecnico Garcia. A Bologna, rigore sbagliato e sostituzione a pochi minuti dal termine. Il resto lo ha fatto, più o meno involontariamente, il responsabile social del Napoli, pubblicando un paio di video di dubbio gusto. Apriti cielo. Cancellate tutte le foto con la maglia azzurra dal profilo Instagram, muso lungo in campo anche dopo qualche rete segnata.
De Laurentiis ha provato a ricucire lo strappo con l’adeguamento del contratto. A Osimhen 10 milioni di euro netti di stipendio con effetto retroattivo, agli altri nessun aumento. Dal momento della firma del nuovo accordo, la stagione con lo scudetto sul petto è andata definitivamente a rotoli. Il presidente in realtà pensava di rivenderlo questa estate a peso d’oro. Con il procuratore Calenda è stata concordata una clausola da 130 milioni di euro, rimasta inesorabilmente insoluta.
Per tutta la durata del mercato, il nigeriano è rimasto in vetrina con il prezzo ben esposto. Ma dopo l’ennesimo scatto d’ira in nazionale, nessun top club si è fatto avanti.
Nel frattempo, il Napoli ha iniziato un nuovo ciclo, con Antonio Conte che si è esposto pubblicamente in prima persona per trattenere in riva al golfo giocatori come Di Lorenzo e Kvaratskhelia, già destinati altrove. Per Osimhen, invece, nessun tentativo di conciliazione. Il nigeriano è rimasto per troppe settimane un separato in casa, neppure convocato per le prime partite della stagione. Da tempo era stato designato Romelu Lukaku come successore, in attesa degli eventi. Dopo due mesi di stallo, si è cercato di porre rimedio all’ultima giornata. Sirene arabe per Victor, che sarebbe stato letteralmente coperto di petroldollari. Ma gli sceicchi hanno offerto troppo poco al Napoli.
E De Laurentiis ha detto no, lasciando suonare il gong del mercato europeo. Niente da fare. Per un lunghissimo weekend, il nigeriano è rimasto al Napoli. Ma fuori rosa, quindi pagato (profumatamente) per non giocare. Per qualcuno valeva la pena farci un brindisi. Il sabato, esordio con gol per Lukaku, a cui la società voleva assegnare la maglia numero 9. Con molto buon senso, da uomo intelligente qual è, il gigante belga ha optato per il libero numero 11. Un segnale? Volontà di ricucire lo strappo tra le parti? No, le parole di Conte in merito dopo la gara con il Parma sono state chiarissime. Questione di coerenza. Ma il fine settimana ha portato consiglio. Sia all’attaccante che al suo procuratore, finalmente richiamato sulla terra dopo i voli pindarici estivi. Niente Parigi e niente Premier. Perlomeno non per ora. Ma questo lo si era capito da tempo.
Però anche niente Arabia, per una torta plurimilionaria non equamente suddivisa. Prestito secco al Galatasaray, che ne pagherà l’ingaggio quasi per intero. Alla società partenopea l’opzione di rinnovo se non riuscirà a venderlo entro giugno, con clausola ridotta a 75 milioni. Una partita, quella tra De Laurentiis e Calenda, rimandata di qualche mese, perlomeno fino a gennaio. Oppure se ne riparlerà la prossima estate. Tutto dipenderà dalla buona condotta di Victor in Turchia. Che per il momento non perde soldi ma non ne guadagna né in prestigio né in lauti aumenti. Un arrivederci dal profumo d’addio. Comunque non il massimo per l’ex capocannoniere della serie A, che in maglia azzurra ha realizzato 76 reti in 133 presenze. Ne sarebbero state di più senza i continui infortuni. Ci penserà Mertens, lui si autentico “turco napoletano”, ad accogliere l’eroe del terzo scudetto. Mai diventato, però, nemmeno un poco napoletano.
Domenico Fabbricatore; AtletaMAgazine.it
