Superlega: c’era una volta lo stile Juve
Inutile ribadire la grande cassa di risonanza mondiale che avuto la nascita della ormai ex Superlega, che ha provato a minare i valori fondamentali del calcio e dello sport, e che, fortunatamente, non vi è riuscita. Tanto il caos generato, quanto forte, decisa ed indignata, la reazione dei tifosi di tutte le squadre coinvolte in questo vero e proprio assalto a “ Fort Apache” e non solo. In generale tutto il mondo sportivo si è schierato contro a quella che se fosse andata in porto, avrebbe per sempre minato i valori sportivi della competizione fatta di contrapposizione tra grandi e piccole, che spesso proprio grazie all’imprevedibilità del confronto agonistico, ha scritto pagine indimenticabili che resteranno per sempre scolpite, come per esempio quella del Leicester che nella stagione 2015/16 in barba a tutti i pronostici più impensabili, vinceva la Premier League sbaragliando la concorrenza di tutti quei club forti economicamente e politicamente come Liverpool Chelsea Manchester City e Manchester United ed Arsenal; proprio quelli che avevano aderito alla nascente lega, poi uno ad uno tiratesi indietro determinando così il fallimento del progetto. Insomma nonostante tutto, nell’immaginario collettivo del tifoso esiste ancora, ed esisterà sempre, la sfida Davide contro Golia, così come esisterà sempre la rivalità campanilistica altro fattore determinante del mondo calcistico e sportivo in genere.
Tornando alla Superlega abbiamo provato a capire l’impudente decisione di dolci proprietari di club i quali, attanagliati da una crisi economico/finanziaria senza precedenti, li ha spinti ad un gesto estremo che, seppur rientrato, difficilmente potrà far tornare le cose come prima. Il calcio è cambiato tanto a partire dal 1995 anno in cui ci fu la rivoluzionaria sentenza sul caso Bosman. Da quel momento il mondo pallonaro si è tristemente avviato verso un lento ma inesorabile declino che, sommata alla crescente avidità ed ai tanti errori commessi dalle società, dall’arrivo dei procuratori, dalla scelleratezza della UEFA e della FIFA le quali, pur di non far rompere il giocattolo calcio (intesa come gallina dalle uova d’oro), ha permesso che tante società si indebitassero al punto di provare un gesto disperato come la costruzione di un nuovo modo di fare quattrini. Ma sarà solo questo? Decisamente no!
Ci sono criteri e regole a livello europeo e mondiale inerenti il calcio ormai obsolete, tanto che a più riprese, tante società non solo quindi le dodici dissidenti, hanno invocato una riforma dei contenuti calcistici ed economici. Di fronte, però, hanno trovato due organismi ancora più avidi delle stesse società, fatte di potere, lobby e vergognosamente CORROTTE che “per un pugno di dollari” in più, hanno nientemeno affidato i mondiali del 2022 al Qatar “ nazione famosissima per il seguito calcistico pari a zero” ma con tanti dollari da poter ungere l’intero sistema calcio. Che è poi l’interesse principale ed unico, al quale la FIFA ma ovviamente anche la UEFA, pare essere interessata. Ma questa è un’altra storia. Però la più IMPORTANTE!
Per chiudere il discorso Superlega, sorge spontanea una riflessione. Dei dodici club coinvolti in questa triste vicenda, l’unico che ne esce con le ossa rotte è sicuramente il presidente della Juventus Andre Agnelli. Questo perché è stato quello ad esporsi di più e con tanta ostentazione, sicuro di aver trovato una nuova miniera d’oro tale da poter “accomodare” parte dei debiti contratti. Gli stessi però, sono dovuti anche ad una gestione societaria quanto meno “allegra”, volta si ad un miglioramento costante e continuo, ma che nel corso del tempo pur di competere con realtà come Real, Barcellona, Mancster City etc etc., ha prodotto un disavanzo che sfiora oggi i 350 milioni di euro. In termini di risultati sportivi, resteranno negli annali i nove scudetti consecutivi vinti e le due finali Champions raggiunte e perse, sotto la sua gestione, così come una crescita del “brand” rilevante a livello mondiale. Inoltre proprio la smisurata voglia di agguantare quella maledetta coppa dalle grandi orecchie che ormai manca dal lontanissimo 22 maggio 1996, ha generato scelte imprudenti (Ronaldo) che hanno aumentato una perdita già enorme. Pur riconoscendo allo stesso grandi capacità manageriali, non possiamo esimerci dal ricordare che alcune situazioni “dubbie” per essere buoni, ha coinvolto la società da lui rappresentata. L’acclarata “collusione con la Ndrangheta” per la gestione dei biglietti e della sicurezza all’interno dello stadio, che purtroppo ha portato una persona al suicidio (forse). E l’ultimo, in ordine di tempo, il caso Suarez, che nonostante sia ancora da acclarare il reale coinvolgimento della Juventus, getta inesorabilmente l’ennesima ombra sul club. Staremo a vedere cosa accadrà nell’immediato futuro, sotto il profilo squisitamente tecnico/sportivo, finanziario e soprattutto d’immagine. Certo è che l’avvocato Gianni Agnelli comunque fondatore anche suo malgrado di quel “famoso stile Juventus”, si starà rivoltando per l’ennesima volta nella tomba, in quanto, pur essendo il motto della sua Juventus “ vincere è l’unica cosa che conta”, siamo sicuri non si riferisse a farlo con metodi dubbi, ortodossi, ma soprattutto andando contro ai più semplici criteri dello sport e dei TIFOSI vero ed unico PATRIMONIO dello sport stesso. Tra l’altro, proprio quest’ultimi con le loro forti rimostranze in tutta Europa, hanno decretato il fallimento di un progetto VERGOGNOSO.
Certo neanche il compianto avvocato Agnelli è stato uno stinco di santo, ma questa è un’altra storia ……
Lorenzo Orefice; AtletaMagazine.it
