18 Anni di De Laurentiis, ma lo scudetto non è ancora maturo
Ancora pochi giorni e passerà agli archivi la stagione calcistica 2021/2022. Il diciottesimo campionato di Aurelio De Laurentiis da presidente del Napoli. Il traguardo che si appresta a tagliare il massimo dirigente azzurro non è banale. Allo scoccare del diciottesimo campionato, infatti, il suo illustre predecessore, l’Ingegnere Corrado Ferlaino, riuscì a regalare alla città di Napoli il primo agognato scudetto della storia. De Laurentiis non c’è ancora riuscito e questa mancanza ha alimentato la schiera dei suoi detrattori. Fare paragoni tra i due presidenti non sarebbe né giusto né corretto. Ferlaino diventò proprietario del Napoli nel 1969, giovanissimo, a 38 anni. Ereditò una società che militava saldamente in serie A, forte delle gestioni precedenti di Achille Lauro e Roberto Fiore. De Laurentiis è partito invece dalla serie C, dopo il fallimento del vecchio Napoli nel 2004. Ha impiegato 3 stagioni per riportare la squadra in serie A ed altrettanti per consolidarla nelle prime posizioni della massima serie. Da 13 anni consecutivi il suo Napoli si guadagna il diritto a partecipare alle manifestazioni europee, ha vinto 4 trofei nazionali ed ha sfiorato in più di una circostanza lo scudetto. Eppure, De Laurentiis non ha mai fatto veramente breccia nel cuore dei napoletani. Probabilmente perché è campano soltanto di origine, oppure perché non è nato tifoso dei colori azzurri. Sicuramente per colpa di un carattere spigoloso, spesso arrogante e poco affine alla diplomazia. Ma al di là della scarsa simpatia del presidente, quello che manca al tifoso partenopeo è il brivido della vittoria. In questi anni, la gestione di De Laurentiis è stata oculata ed essenziale. Come una pietanza sostanziosa e nutriente. Ma senza sale. Comunque, chi rimpiange oggi i tempi di Ferlaino, per la verità si limita a ricordare soltanto gli anni vincenti di Maradona, dimenticando, più o meno volutamente, gli stenti patiti sia prima che dopo Diego. L’Ingegnere è il presidente più vincente della storia del Napoli e al diciottesimo anno aveva raggiunto lo scudetto, oltre che a due coppe Italia. Questo merito non glielo può togliere nessuno. Ma aveva anche rischiato più volte la retrocessione, prima di arrivare a Maradona, per poi essere retrocesso 2 volte nelle stagioni successive. Nonostante i successi, anche Ferlaino è stato aspramente criticato ed addirittura minacciato. Ma, a Napoli, i “tiemp e ‘na vota” sono sempre belli. Di certo è più costruttivo concentrarsi sul presente e soprattutto sul futuro, piuttosto che rimpiangere il passato. Cosa ha ottenuto De Laurentiis in 18 anni e cos’altro può raggiungere?
GIOCATORI. Con De Laurentiis, hanno vestito la maglia azzurra in questi anni giocatori di ottimo livello, praticamente il meglio a cui la piazza potesse ambire, in alcuni casi anche di più. Gente del calibro di Hamsik, Lavezzi, Quagliarella, Cavani, Maggio, Higuain, Callejon, Mertens, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Jorginho, Allan, Di Lorenzo, Zielinski, Fabian Ruiz a tanti altri, fino ad arrivare ad Osimhen, oltre ad Insigne che è un prodotto del vivaio. In tanti hanno erroneamente criticato il patron di non aver perso occasione per rivendere questi calciatori al miglior offerente. Cosa non del tutto vera. Certo, il Napoli ha rivenduto molti di questi a prezzi più che convenienti. Resta aperta la ferita di Higain passato alla Juventus, anche se a fronte di una cifra mostruosa. Ma se si leggono i numeri, con la sola eccezione di Quagliarella, la cui storia personale è nota, tutti i grandi calciatori acquistati da De Laurentiis sono rimasti a Napoli da un minimo di 3 anni (Cavani e Higuain) ad un massimo di 12 (Hamsik). Insigne si appresta a lasciare adesso, dopo 11 stagioni, Maggio ha giocato nel Napoli per 10 anni, Mertens milita in maglia azzurra da 9 stagioni, Koulibaly da 8, Callejon è rimasto per ben 7 campionati, tutti gli altri hanno all’attivo almeno 4 stagioni. Vedremo adesso Osimhen. Insomma, intanto non è vero che De Laurentiis non ha speso, come in troppi sottolineano sbagliando. Soprattutto non è vero che ha rivenduto alla prima occasione. Anzi, con lui i tifosi partenopei hanno potuto riaffezionarsi ai propri beniamini, mentre gli anni precedenti erano stati costellati da tanti calciatori in prestito e di campioni sacrificati all’altare del bilancio. Leggendo le statistiche della società, oggi sul podio dei marcatori più prolifici di ogni tempo ci sono ben tre calciatori di De Laurentiis: Mertens, Insigne ed Hamsik, con Cavani ed Higuain piazzati nei primi dieci. In quanto al numero di presenze con la maglia azzurra, al primo posto c’è Hamsik e nei primi dieci troviamo Insigne, Mertens, Callejon, Koulibaly e Maggio.
ALLENATORI. Piuttosto particolare il rapporto di Aurelio De Laurentiis con gli allenatori che si sono succeduti in questi anni. Il patron non è un “mangia allenatori” come qualche suo collega. Ma non si è dimostrato nemmeno propenso ai rapporti troppo duraturi. Nel corso della sua gestione, si contano soltanto 4 esoneri a stagione in corso: Ventura, agli albori del Napoli Soccer, Reja, Donadoni ed Ancelotti. Ma soltanto Edy Reja è durato più di 4 campionati, anche se nel primo era subentrato a Ventura e nell’ultimo è stato esonerato. La storia ha raccontato senza mezzi termini che il rapporto tra De Laurentiis e i suoi allenatori si è deteriorato inesorabilmente dopo 2 o 3 anni. Eppure, poco prima della rottura, era sempre arrivata una dichiarazione di amore incondizionato da parte del presidente. E’ successo praticamente sempre, da Mazzarri a Spalletti. Il perché delle durate relativamente brevi di questi mandati non è dato sapere. Qualcuno ha ipotizzato che al presidente non piaccia essere messo in ombra dal proprio allenatore. Può darsi. Ma probabilmente, ogni divorzio ha avuto alla base una motivazione differente. Anche per quanto riguarda l’ingaggio dei tecnici non sono mancati colpi ad effetto. Rafa Benitez e Carlo Ancelotti sono senza dubbio due degli allenatori più titolati che si siano mai seduti sulla panchina del Napoli. Ma i risultati migliori sono stati ottenuti da profili più confacenti alla realtà di una società non attrezzata per vincere. Benitez si è distinto più che altro per gli acquisti suggeriti, Ancelotti si è ritrovato in una situazione anomala per la sua carriera, che lo ha visto quasi sempre chiamato a gestire squadre di fuoriclasse. Meglio hanno fatto artigiani del mestiere come Mazzarri e Sarri. Gattuso ha vinto la coppa Italia ma ha fallito la qualificazione in Champions. Spalletti ha riportato il Napoli in Champions ma il suo futuro è incerto.
DIRIGENTI. La nota dolente della gestione De Laurentiis riguarda proprio la sfera dei dirigenti. In 18 anni, il presidente non è riuscito a costruire una struttura dirigenziale solida. O forse non ha voluto. Arrivato da neofita nel mondo del calcio, di cui pare non conoscesse nemmeno le regole del gioco al momento dell’acquisto del Napoli, De Laurentiis si è affidato inizialmente a Pier Paolo Marino. L’avellinese ha assunto il ruolo di direttore generale ed ha goduto, nei primi anni, della fiducia incondizionata del suo presidente. Il primo anno non è andato bene, complice una situazione iniziale oggettivamente complicata, con una squadra da mettere in piedi alla meglio in poco più di una settimana. Poi sono arrivate le due promozioni consecutive che hanno riportato la piazza partenopea in serie A. Sono arrivati gli acquisti di Hamsik e Lavezzi, il punto più alto raggiunto da Marino, che successivamente ha pagato una gestione troppo totalitaria. Forse è solo una leggenda che tenesse tutto sotto chiave, forse no. Fatto sta che dopo qualche acquisto sbagliato, il pessimo girone di ritorno del campionato 2008/09 e gli stenti della prima parte della stagione successiva, il direttore è stato sollevato dall’incarico. Da allora, De Laurentiis si è affidato solo a due direttori sportivi. Prima Riccardo Bigon, poi Cristiano Giuntoli. Ottimi scopritori di talenti, soprattutto il secondo, tutt’ora in carica. Ma è sempre mancata una figura da raccordo tra la proprietà e la squadra. Se la Juventus ha Nedved, l’Inter Zanetti (oltre a Marotta) e il Milan Maldini, il Napoli ha Edoardo De Laurentiis. Il quale, oltre ad essere il figlio del presidente, non ha un vero e proprio incarico societario. Compare improvvisamente nei momenti critici, spesso facendo disastri. Il caso dell’ammutinamento resta un momento emblematico della debolezza dirigenziale del Napoli di De Laurentiis.
FUTURO. In 18 anni di presidenza, Aurelio De Laurentiis ha ottenuto quanto segue: una promozione dalla C alla B, una promozione dalla B alla A, 15 campionati consecutivi in serie A più il prossimo (dato che era tutt’altro che scontato all’inizio della sua avventura), 13 qualificazioni consecutive in Europa, 7 qualificazioni in Champions League più un preliminare perso, 4 secondi posti, 4 terzi posti, 3 coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Ha sfiorato lo scudetto in almeno tre circostanze, compresa quest’ultima stagione che i tifosi non gli perdonano perché è sembrata a tutti un’occasione più unica che rara. E adesso? De Laurentiis non è più un ragazzino. Il prossimo 24 maggio compirà 73 anni. E’ il più anziano proprietario di una squadra di serie A, dopo Giampaolo Pozzo, precedendo anagraficamente di pochi mesi Rocco Commisso. Ha due figli maschi che ha provato ad inserire sia nel mondo del cinema che del calcio, con alterne fortune. Soprattutto, la famiglia è attualmente proprietaria di due società: Napoli e Bari. Tra due anni dovrà rinunciare a una delle due. Si ma a quale? E’ questo il punto cruciale del suo futuro. Restando nell’ambito partenopeo, la sensazione è che De Laurentiis più di tanto non possa fare. Non che abbia ottenuto poco, i numeri sono sostanzialmente dalla sua parte. Ma lo scudetto gli è sfuggito e non sarà facile adesso acciuffarlo, soprattutto senza una struttura dirigenziale all’altezza. Il Napoli non è più una sorpresa, come poteva essere nel 2011 con Mazzarri, non è nemmeno più un sincronismo perfetto, come è stato con Sarri. I calciatori migliori sono arrivati ai tempi di Benitez, nemmeno Ancelotti è riuscito a farsi prendere campioni di primissima fascia. Oggi il Napoli è una buona squadra, anche pericolosa quando è al completo. Ma nei momenti decisivi si perde inesorabilmente. Di fatto, patron Aurelio oggi è al primo vero bivio della sua carriera calcistica. O si decide finalmente a puntellare la struttura dirigenziale, contemporaneamente rafforzando la squadra con la conferma dei calciatori migliori (a parte Insigne) e l’acquisto di nuove pedine valide, oppure dovrà seriamente valutare eventuali offerte per la cessione del Napoli, provando poi a ripetere un percorso analogo a Bari. Un anno appena di tempo per prendere una decisione estremamente importante. Ma De Laurentiis, imprenditore scaltro, in certe situazioni se l’è sempre cavata.
Domenico Fabbricatore; AtletaMagazine.it
