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Non dire “quattro” se non ce l’hai nel sacco

Il proverbio originale, prima che Trapattoni lo cambiasse per sempre, sostituendovi il felino domestico, suggeriva appunto prudenza prima di esultare con tal numero cardinale. Puntuale, è arrivata la partita con il Genoa a ricordare a tutti che i vecchi adagi vanno sempre ascoltati. A due giornate dalla conclusione, il campionato non è affatto finito come si pensava.

Il Napoli è sempre primo. Ma con adesso soltanto un punto di vantaggio dall’Inter, che da quando ha strappato il biglietto per Monaco di Baviera, dove disputerà la finale di Champions a fine mese, è tornata a vincere anche le partite nazionali, nonostante l’impiego massiccio delle seconde linee. E così saranno due settimane di passione, probabilmente di notti insonni per i tifosi partenopei, che ormai pensavano di essere vicini al traguardo. Sia ben inteso: il Napoli è sempre padrone del proprio destino.

Ma il bonus è stato malamente sprecato in casa, al cospetto di un avversario con poche ambizioni di classifica. Volendosi consolare con i corsi e ricorsi storici, anche la prima Juve di Conte, nel 2012, scivoló improvvidamente al penultimo impegno casalingo, pareggiando incredibilmente allo Stadium contro il Lecce, per poi chiudere i conti la settimana dopo. La graduatoria poi è esattamente la stessa di allora: 78 a 77. Ma il Napoli dovrà vedersela contro un avversario in lotta per non retrocedere.

Non che la gara dell’Inter sia più agevole. Insomma, inutile fare pronostici. Ormai bisogna solo attendere il corso degli eventi. Napoli-Genoa è stata una partita nata storta, con la decisione di schierare Lobotka titolare mortificata dopo una decina di minuti dalla richiesta di cambio dello slovacco, sostituito da Gilmour.

Stavolta non è stato di buon auspicio nemmeno il gol di Lukaku, sempre foriero di vittoria nelle precedenti occasioni. Il Genoa, senza neppure strafare, ha iniziato a guadagnare metri e a rendersi pericoloso sulle palle alte. Prima Pinamonti ha colpito la traversa, poi Ahanor ha trovato l’involontaria collaborazione di Meret, che si è buttato dentro il pallone dell’1-1 precedentemente respinto dal palo.

Nella ripresa, il secondo assist illuminante di McTominay, per l’ennesima rete pesante di Raspadori, sembrava potesse essere risolutivo di una situazione diventata improvvisamente complicata. Non particolarmente felice la scelta di Conte di togliere proprio Raspadori, a dieci minuti dalla fine, per coprirsi meglio con un centrocampista in più, ovvero Billing.

Il danese, nonostante diversi centimetri di statura di vantaggio, ha concesso a Vasquez l’opportunità del secondo pareggio, con un colpo di testa che ha raggelato il Maradona. È finita dunque 2-2. Buon per gli spettatori neutrali, che potranno godersi uno sprint finale di certo avvincente. I tifosi del Napoli, però, ne avrebbero fatto volentieri a meno.

Domenico Fabbricatore