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Alcaraz, degno erede di Nadal, trionfa a Miami. Tra ritiri e sconfitte da dimenticare il torneo degli azzurri

Recita un antico adagio “se Atene piange, Sparta non ride!”. Così si può sintetizzare l’attuale momento negativo dei due maggiori sport italiani, ossia il calcio e, appunto, il tennis. Se ha del clamoroso la sconfitta, con relativa eliminazione dai mondiali, dell’Italia calcistica, una debàcle paragonabile a quella con la Corea del Nord ai mondiali del 1966, altrettanto il tennis sta vivendo un periodo del tutto negativo e per certi versi incomprensibile. Senza volerci dilungare troppo e analizzare singolarmente i nostri maggiori portacolori, per esempio Mager che, dopo un ottimo 2021 che lo aveva portato alla soglia dei primi 50, è crollato in classifica ed ora si trova addirittura fuori dai top cento, precisamente al n. 109; Cecchinato che fatica sempre di più e che ormai non riesce a superare nemmeno i primi turni di un challenger, stabilitosi nei bassifondi della classifica o della scomparsa di Seppi, Travaglia  e Caruso, da tempo in pianta stabile fuori dai primi 100 del ranking, per analizzare l’attuale pessimo e, sicuramente, sfortunato momento, basta semplicemente soffermarci sul cammino dei nostri attuali primi 5. Berrettini dopo l’exploit della semifinale agli Australian Open, persa regolarmente con un top five, in quel caso un non proprio trascendentale Nadal, ha denotato una fragilità fisica, collezionando una serie di infortuni che lo hanno portato a lunghi periodi di stop e precarie condizioni, tanto da subire eliminazioni inopinate come nei quarti a Rio de Janeiro, al ritiro, nel primo turno di Acapulco o negli ottavi di Indian Wells, culminate con la cancellazione da Miami, per un nuovo infortunio, stavolta alla mano. Un male oscuro che avvolge anche Sinner, atteso da una stagione che ne avrebbe dovuto decretare la definitiva consacrazione ma che fino ad ora è stata del tutto deficitaria. Tant’è che addirittura, con sorpresa di tutti, ha cambiato allenatore pur di dare una svolta al suo gioco e alla sua classifica. Ed, invece, l’Altoatesino, dopo l’approdo ai quarti degli open australiani e netta sconfitta ad opera di Tsitsipas, è stato costretto ad uno stop forzato per il covid, dovendo rinunciare al torneo di Rotterdam, per cui il rientro a Dubai lo ha visto crollare nei quarti sotto i colpi di Hurkacz. Peggio è andata ad Indian Wells quando si è dovuto ritirare al secondo turno perché alle prese con una misteriosa influenza, poi a Miami con il nuovo e inatteso ritiro nei quarti, stavolta, a quanto pare, a causa di una fastidiosa vescica ai piedi, comparsa in seguito allo sforzo nel match contro Kyrgios. Sonego, dal canto suo, eccezion fatta per i quarti raggiunti a Cordoba  e le semifinali di Buenos Aires, solo brusche eliminazioni agli esordi e inopinate sconfitte con carneadi, gravi anche quelle in nazionale. Che dire di Fognini, unico exploit la semifinale di Rio persa malamente ad opera di Alcaraz, poi una collezione di eliminazioni tra primo e secondo turno, spesso con prestazioni incerte, situazione, questa, che ormai va avanti da diverso tempo, con un 2021 da cancellare. Decisamente, nettamente, meglio in doppio, dove in coppia con Bolelli si è aggiudicato il torneo di Rio, ha raggiunto i quarti agli Australian Open e con l’argentino Zeballos la finale a Buenos Aires. Considerata l’età e le prospettive, per il ligure parrebbe opportuno prendere in seria considerazione di giocare solamente il doppio, così come fece, qualche anno fa, proprio Bolelli che, ormai ultratrentacinquenne e fuori dai primi cento, decise di dedicarsi esclusivamente a questa specialità. Infine Musetti, al momento, forse, la più grande delusione di tutti, partito alla grande un paio di anni fa, all’esordio a Roma, ha forse bruciato troppo presto le tappe, finendo, probabilmente, per accusare la pressione e le responsabilità del caso. Non paga il suo gioco difensivo, che lo vede costantemente attestato ben oltre la riga di fondocampo e con un rovescio, seppure stilisticamente bello da vedere, molto spesso falloso e poco incisivo. E così dopo Indian Wells anche Miami è stato avaro di soddisfazioni per gli azzurri, l’unico ad arrivare più lontano è stato Sinner, che tra l’altro difendeva i punti racimolati nella finale dello scorso anno persa contro il polacco Hurkacz. In realtà il torneo dell’altoatesino è stato tutt’altro che agevole, nonostante esordiva direttamente al secondo turno, doveva annullare ben tre match points, al finlandese Ruusuvuori, all’esordio. Ben cinque ne annullava nel turno successivo allo spagnolo Carreno Busta, battuto in rimonta dopo tre tiratissimi e faticosissimi set ma dove è sembrato ritrovare tutta quella tenacia e solidità mentale che lo ha sempre contraddistinto. Fatica che probabilmente ha cominciato a segnarlo, contro l’istrionico Kyrgios Sinner dava fondo alle residue forze, disputando un’ottima gara e avendo la meglio sull’australiano in due set, il quale pagava, nel punteggio, anche le sue consuete intemperanze. I quarti contro l’argentino Francisco Cerundolo, n. 103 del mondo, sembravano una passeggiata, le semifinali già in tasca ed, invece, l’azzurro crollava subito ritirandosi sul 4-1 del primo set, per quella fastidiosa vescica al piede. Detto di Berrettini, cancellatosi addirittura dal torneo e costretto ad intervento chirurgico alla mano, Fognini si fermava al secondo round allorquando veniva travolto da Kyrgios per 6-2 6-4 in un incontro in pratica senza storia, dopo aver faticato non poco nel primo contro il giapponese Daniel, sconfitto in rimonta soltanto al tie-break del terzo set,. Al secondo turno cadeva pure Sonego, ma con l’aggravante che era all’esordio in quanto premiato da un bye come testa di serie, sotto i colpi dell’americano Kudla, nonostante il torinese si fosse aggiudicato il primo set, ha poi subito il ritorno dell’avversario. Out subito pure Musetti, sempre fuori dal gioco e poco incisivo, l’australiano Popyrin ha avuto la meglio facilmente in due partite. Da segnalare la semifinale raggiunta dal duo Bolelli-Fognini nel torneo di doppio, sconfitti in tre set, 6-1 3-6 10-5, dalla coppia olandese-britannica Koolhof-Skupski, proprio ad avallare il discorso fatto in precedenza su Fognini, dove probabilmente questa specialità meglio si confà alle sue caratteristiche tecniche. Il masters di Miami ha visto il trionfo del giovanissimo spagnolo Alcaraz, appena diciottenne, ormai conclamatosi il degno erede di Nadal e a ulteriore dimostrazione della netta superiorità del tennis iberico su quello italiano. Il tennista di Murcia si è sbarazzato via, via di avversari del calibro di Fucsovics, Cilic e Tsitsipas. Una sola esitazione nei quarti quando ha battuto Kecmanovic soltanto al terzo, dopo aver perso il primo. In semifinale, poi, superava il campione in carica Hurkacz, fino al successo finale, sempre in due set e senza repliche, sul norvegese Ruud. Qualche soddisfazione per il tennis nostrano arriva dal circuito minore dei challenger con due vittorie di altrettanti giovanissimi, additati dalla critica come next-gen. La scorsa settimana a Zara, in Croazia, successo per Flavio Cobolli, in due set sul polacco Michalski. Nello stesso torneo Vavassori in coppia col ceco Kolar vince il torneo di doppio sull’altro italiano Agamenone che giocava col francese Guinard. A Lugano conquista il suo primo trofeo l’altro giovanissimo Nardi in tre set sul padrone di casa, lo svizzero Riedi. Non potevano, quindi, non esserci scossoni in classifica, sia in generale, sia in particolare per i nostri portacolori. Resta primo Djokovic, seguito da Medvedev, sale di una posizione Zverev che ora è terzo a discapito di Nadal, che scende al quarto posto. Stabile Tsitsipas al n. 5, nonostante il ritiro Berrettini resta n. 6. La finale di Miami fa guadagnare un posto a Ruud che sale al n. 7, mentre Rublev scende di un gradino ed ora è n. 8. Alla nona posizione si conferma Auger-Aliassime, con due posti ottenuti entra nella top ten l’inglese Norrie. Grazie al successo di Miami, continua la scalata di Alcaraz verso la top ten, piazzandosi al gradino n. 11, soffia il posto proprio a Sinner che scende alla posizione n. 12. Pur con la precoce eliminazione, Sonego mantiene il 21° posto, mentre Fognini ne guadagna addirittura 2, salendo al n. 32. Continua la debàcle di Musetti che perde altri 6 posti attestandosi al n. 82, la top cento azzurra è chiusa da Cecchinato che perde ulteriori quattro posizioni, scendendo al n. 97

ROBERTO ERRANTE