Sinner è nella storia, vince in rimonta gli Australian Open, primo italiano a farlo
Sinner è nella storia. Il n. 1 del tennis azzurro in finale ha battuto, al quinto set, in rimonta il russo Medvedev con il punteggio di 3-6, 3-6, 6-4, 6-4, 6-3 e ha conquistato il suo primo Slam in carriera. Un’impresa sensazionale quella dell’altoatesino, che diventa il primo azzurro a vincere il major d’Australia e terzo italiano di sempre a trionfare in uno dei quattro maggiori tornei del circuito. Ha aspettato, infatti, quasi mezzo secolo l’Italia per festeggiare il trionfo di un proprio porta colori in un torneo del grande slam e finalmente è arrivato, ci ha pensato Jannik Sinner.
L’altoatesino a 22 anni è riuscito laddove in precedenza erano arrivati solo Nicola Pietrangeli e nell’era open Adriano Panatta, entrambi a Parigi nel 1976, issando per la prima volta nella storia il tricolore sul primo torneo dello slam stagionale. La vittoria arriva dopo una rimonta epica, da 0-2 a 3-2 e per questo ancora più bella, in cui Sinner sfrutta al massimo la maggior brillantezza sul piano fisico piegando l’avversario al quinto set. Jannik scrive così un capitolo fondamentale nella storia del tennis e, più in generale, dello sport italiano. Lo fa al termine di una finale lunghissima, quasi 4 ore, durissima e soffertissima, dall’andamento inatteso, se si considera che i favori del pronostico erano tutti in suo favore, considerato il brillante cammino avuto a Melbourne. Una gara che lo vede a un passo dal tracollo, ma poi capace di rialzarsi, ritrovare nuova linfa ed energia grazie ad un cuore da leone e una mentalità d’acciaio che lo porta a non darsi mai per vinto, fino a riuscire ad avere la meglio su un avversario ormai sfinito.
Sono impressionanti i progressi fatti da Jannik dalla vittoria del torneo di Pechino in settembre, che ha fatto da spartiacque dal Sinner, si forte ed ormai stabilmente nei top ten, ma che spesso si smarriva nei momenti topici di un match, subendo poi clamorose rimonte e perdendo in malo modo semifinali e finali. Quello di oggi è una macchina da guerra quasi perfetta, un tennista quasi invincibile, ora è lui che magari rimonta e vince, riuscendo a cambiare l’inerzia di un incontro. Il lavoro fatto dal duo Vagnozzi-Cahill, soprattutto sotto il profilo mentale e fisico, è straordinario, con pazienza certosina, anche quando le cose non andavano per il verso giusto, quando era spesso costretto a ritirarsi a seguito di infortuni o clamorose eliminazioni. Il team dell’azzurro ha continuato ad andare avanti, a lavorare in silenzio e a testa bassa ed ora questo prezioso lavoro sta dando i suoi frutti. Il 2024 si è aperto così come si era chiuso il 2023, in pratica non c’è stata soluzione di continuità.
Nella seconda parte della scorsa stagione è arrivata la prima vittoria ad un masters1000, quello di Toronto, poi le vittorie di Pechino, il torneo della svolta e di Vienna, entrambe su Medvedev ed infine una grandissima partecipazione alle ATP Finals, dove il nostro portacolori ha sbaragliato tutti, perdendo soltanto la finale ad opera di Djokovic, già battuto, però, nel girone. Ma la rivincita sul Serbo è arrivata pochi giorni dopo allorquando Sinner ha trascinato alla vittoria l’Italia, conquistando la seconda Coppa Davis della storia, a distanza, anche qui, di 47 anni da quella conquistata da Panatta e soci.
Oggi Sinner, anche se il ranking dice il contrario, relegandolo ancora, ma per poco, al 4° posto, è virtualmente e potenzialmente il n. 1, lo è per i risultati, per la qualità del gioco messo in mostra. Tornando alla finale, Medvedev domina i primi due set sfruttando soprattutto un servizio micidiale e un rovescio quasi sempre vincente, Sinner non riesce ad opporsi al russo quando è lui in battuta, i colpi da fondo sono imprecisi e meno potenti del solito, il servizio non c’è, la prima palla non entra quasi mai, si innervosisce e il primo set scivola via.
Anche il secondo prende la stessa falsariga ma sul 5-1 per l’avversario, l’azzurro ha un sussulto, recupera uno dei due break e si porta sul 5-3. Ha anche la palla per recuperare il secondo break, ma Medvedev, sorretto dal servizio, riesce a portare a casa anche la seconda partita. Qualcosa, però, è cambiata, quel sussulto avuto nel 2 set comincia a dare maggiori convinzioni, maggiori certezze. Il servizio migliora, le prime cominciano a entrare, l’avversario tradisce la stanchezza e Jannik ritrova fiducia nei propri mezzi. Nel terzo e quarto set c’è più equilibrio, ma l’azzurro è un giocatore completamente diverso, ora è lui a comandare gli scambi e a riuscire a breakkare nei momenti decisivi, allungando e vincendoli entrambi 6-4. Una volta portata l’inerzia del match dalla sua, Sinner è spietato e con un Medvedev ormai a corto di energie fa suo il quinto e ultimo set entrando di prepotenza nella storia del tennis. La sensazione, in ogni caso, è che questo sia solo l’inizio.
Ma ricordiamolo il cammino travolgente di Sinner che lo ha portato a questo storico traguardo. Come un rullo compressore, ha lasciato solo le briciole agli avversari, perdendo per strada un solo set, in semifinale con un certo Djokovic. Set, tra l’altro, dove ha pure avuto la palla per chiuderlo, sfruttata, però, malamente. Jannik esordisce contro l’olandese Van de Zandschulp, il tempo di carburare e via, 6-4, 7-5, 6-3 e tutti a casa. Italia-Olanda non c’è partita, almeno nel tennis, gli arancioni sono stati battuti pure nei quarti di Coppa Davis, per cui anche l’altro tulipano De Jong, nel secondo turno, subisce la stessa sorte del suo predecessore, con un triplice 6-2 viene regolato senza tanti complimenti da Sinner che lo elimina.
Nel terzo turno è il malcapitato Baetz a farne le spese, la valanga altoatesina si abbatte pure su di lui, all’argentino vengono lasciati solo 4 games, 6-0, 6-1, 6-3 lo score. Negli ottavi cominciano i test più impegnativi, avversario dell’azzurro è Khachanov, n. 15 del seeding e dato in splendida forma. Sinner ormai ha messo la freccia, davanti a se ha solo un obiettivo, anche il russo, sia pure disputando un ottimo incontro, deve arrendersi ai colpi mortali di Jannik che gli infligge un sonoro 3-0. Il punteggio di 6-4, 7-5, 6-3 la dice lunga sull’andamento della gara. E siamo ai quarti, all’italiano tocca Rublev, n. 5 del seeding e avversario molto forte tecnicamente, con il quale ha spesso sofferto. Manco a dirlo, Sinner sfodera una prestazione maiuscola e regola il russo in tre set. Clamorosa la rimonta nel tie-break del secondo, con Rublev avanti 5-1 e con Jannik capace di fare 6 punti consecutivi ed aggiudicarsi anche questo set. 6-4, 7-6, 6-3 e a Rublev non rimane che tornare mestamente a casa, con le solite scene di isterismo e le racchettate sulla gamba che ormai stanno diventando famose.
Siamo ormai all’epilogo, in semifinale Sinner trova il n. 1 del mondo Djokovic, è vero, già battuto due volte nel 2023 nel giro di una settimana, prima nella fase a gironi delle Finals e poi nel match decisivo di semifinale di Coppa Davis con la nazionale. Ma questo incontro è diverso, il serbo ne ha giocati e vinti a decine e in Australia è di casa, per l’altoatesino, invece, è la prima volta, il pronostico è favorevole a Nole. Questo Sinner è un extraterrestre, travolge ogni ostacolo che si frappone lungo il suo cammino. Con una semplicità disarmante, rende facile quello che può essere difficile, Djokovic appare quasi stordito dal gioco tambureggiante dell’azzurro, prima che ci capisca qualcosa è già sotto di 2 set, travolto per 6-1, 6-2. Il terzo set è più equilibrato, Nole ha un’impennata d’orgoglio, è pur sempre il numero uno, la gara si trascina al tie-break, dove Sinner ha anche una palla del match che spreca malamente, subendo poi la rimonta del serbo. Sembrerebbe che l’inerzia del match possa cambiare ed, invece, il nostro portacolori riprende in mano la situazione e con un perentorio 6-3 vola in finale.
La finale è già storia. La vittoria di Sinner ha un po’ oscurato quanto di ottimo fatto da Bolelli e Vavassori che nel torneo di doppio ci hanno regalato le emozioni di un’altra insperata finale, persa, purtroppo, contro la coppia formata dagli esperti Bopanna-Ebden, n. 2 del seeding e ora n. 1 del ranking. Il duo azzurro partiva, quindi, con lo sfavore del pronostico ma ha venduto cara la pelle, al termine di una finale molto equilibrata e combattuta. Arrendendosi solo al tie-break nel primo set e subendo un solo break nel secondo. 7-6 7-5 per la coppia Indio-australiana. Con l’ambizione di andare avanti il più possibile Bolelli e Vavassori mano, mano, hanno cominciato a trovare quegli automatismi che li ha portati, inaspettatamente fino alla finale. I due grazie al risultato ottenuto in Australia incassano un cospicuo assegno e salgono al n. 27 del ranking di doppio.
Chissà se l’Italia non abbia trovato una coppia per il doppio di Coppa Davis. Agli Open d’Australia erano presenti anche altri italiani, al via nel tabellone principale erano in 5 più i due qualificati Cobolli e Zeppieri che erano riusciti a superare l’inferno di ben 3 turni di qualificazione. Ennesimo ritiro per infortunio di Berrettini che non è sceso neppure in campo, costretto a doversi dedicare alle cure, per non compromettere nuovamente la stagione. Ci ha fatto sognare e sperare, Cobolli, dopo i tre turni di qualificazione, ne superava anche due nel tabellone principale arrendendosi soltanto al terzo round contro il padrone di casa De Minaur. Il Fiorentino, che si propone come una promessa del tennis italiano, aveva battuto in cinque set il più esperto cileno Jarry, n. 18 del seeding e successivamente in 4 set il russo Kotov.
Due turni, invece, per il solito incostante Musetti, che anche a Melbourne ha denotato evidenti limiti mentali, quando, nel secondo turno, contro il francese Van Assche n. 68, sul 2-2 è crollato miseramente nel 5 set travolto per 6-0. In precedenza aveva faticato per battere l’altro francese Bonzi in 4 set. Anche Arnaldi non è andato oltre il secondo turno, anche se, a differenza di Musetti ha le attenuanti di essere incappato in De Minaur che lo ha regolato in tre set, mentre all’esordio aveva sconfitto l’altro australiano Walton, sempre in tre set. Grosse attenuanti anche per Zeppieri, anch’egli si propone come una futura promessa del tennis italiano. Il romano, dopo essersi qualificato, batteva senza tanti complimenti in 4 set, all’esordio nel tabellone principale, il serbo Lajovic e poi si arrendeva soltanto al quinto, per 6-4, all’inglese Norrie, n. 19 del seeding.
Nulla da dire nemmeno a Sonego che, dopo aver vinto il match d’esordio in 4 set contro l’inglese Evans, il sorteggio lo metteva di fronte ad Alcaraz, contro il quale il torinese riusciva a strappare un set, cedendo, poi, nel quarto. In queste due settimane degli Open d’Australia, il torneo cadetto, ossia il circuito dei challenger non si è fermato, i tornei si sono succeduti al ritmo di 3/4 a settimana. Anche qui annotiamo successi azzurri, che rendono questi giorni ancora più speciali e indimenticabili. Clamorosa vittoria di Matteo Gigante al torneo di Bangkok che in due set, 6-4 6-1, in finale ha battuto il coreano Hong. Da segnalare nello stesso torneo la semifinale raggiunta dall’altro azzurro Fonio, superato proprio da Hong. Al challenger di Punta Del Este, Uruguay, trionfo del redivivo Gianluca Mager sull’argentino Tirante in 3 set, 6-7 6-2 6-0 lo score.
In semifinale il ligure aveva battuto Marco Cecchinato, in un derby tutto italiano, per 6-3 6-1. Tante novità per quanto riguarda il ranking settimanale, molte riguardano gli azzurri. Si conferma n. 1, nonostante i punti persi in Australia, Djokovic. Resta n. 2 lo spagnolo Alcaraz e si conferma terzo Medvedev. Il russo, però, è ora tallonato da Sinner, che pur restando n. 4 è ora a soli 400 punti. Si confermano n. 5 Rublev e n. 6 Zverev, mentre guadagna una posizione Rune che ora è n. 7. Sale di un gradino pure Hurkacz, ora n. 8 e bel balzo in avanti di Fritz, scavalca Tsitsipas e si piazza al n. 9, con il greco che chiude la top ten, appunto al n. 10. Secondo degli italiani si conferma Musetti, che nonostante tutto, guadagna 2 posizioni e si attesta al n. 26. Continua l’ascesa di Arnaldi, terzo degli azzurri, sale tre grandini ed ora è n. 38. Stabile Sonego al n. 46, mentre grazie ai tre turni disputati all’Australian Open fa un bel balzo in avanti Cobolli, ottiene ben 24 posizioni e si piazza al n. 76, ultimo degli italiani in top cento.
ROBERTO ERRANTE
