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Antonio, si può fare!

A cinque giornate dal termine, il Napoli di Antonio Conte è capolista della serie A. Agganciata l’Inter, battuta all’ultimo secondo a Bologna, in un weekend di Pasqua che non ha certo lesinato sorprese. Tutto bene, dunque? Non proprio. Perchè la vigilia della partita di Monza e anche l’immediato dopo gara sono stati agitati dalle dichiarazioni del tecnico salentino. Il carattere dell’allenatore è ben noto, ad addetti ai lavori e non. Ma quella che è sembrata a tutti fuori luogo è stata la tempistica di certe parole, con la squadra impegnata nel testa a testa finale per la vittoria del campionato. “Ho capito in questi otto mesi che certe cose a Napoli non si possono fare”. Questa la frase della discordia, che si è prestata alle più svariate interpretazioni.

Ma cosa in particolare non si può fare a Napoli? Non certo vincere lo scudetto. Questo è assolutamente possibile, come dimostrato da Spalletti due anni fa. Sia ben chiaro, il lavoro svolto fin qui da Conte è sotto gli occhi di tutti e nessuno vuole disconoscergli nulla. Resta l’interrogativo sull’opportunità di agitare l’ambiente, con l’obiettivo del titolo tricolore, sebbene mai dichiarato dal club, senz’altro a portata di mano. Se sono state dichiarazioni di sprono per la prossima stagione, per alzare ulteriormente l’asticella, al limite si potrebbero anche accettare, anche se i panni sporchi non andrebbero mai lavati in pubblica piazza. Se invece tutto questo rientra in una ipotetica strategia d’uscita, come più volte ripetuto nel recente passato dalla stampa del nord, sarebbe stato forse meglio rimandare il tutto a campionato finito. Forse un caso, forse no.

Ma a Monza il Napoli ha giocato probabilmente la peggiore partita del suo fin qui straordinario torneo. Una squadra svagata e senza mordente che ha stentato contro una formazione di Nesta che non ha fatto altro che cercare di tenere dignitosamente il campo. Con l’infortunio di Neres, che per molti è stata la notizia che ha innervosito Conte a pochi minuti dalla conferenza stampa della vigilia, il tecnico ha scelto di schierare Spinazzola alto a sinistra, rinunciando per oltre un’ora a un Raspadori che è sembrato in ottima forma.

Altra scelta poco felice, l’impiego di Gilmour a centrocampo con la rinuncia per un tempo ad Anguissa. Esordio dal primo minuto in campionato, causa forza maggiore con gli infortuni di Buongiorno e Juan Jesus, per Rafa Marin. Non una prova convincente per il difensore di proprietà del Real Madrid, ammonito dopo pochi minuti e buggerato da Castrovilli in un’azione che poteva costare davvero caro.

Ma è stato tutto il Napoli a giocare male, con la sola eccezione di Scott McTominay, encomiabile per grinta e spirito di sacrificio, oltre ad essere stato ancora una volta decisivo. Nel secondo tempo, subito Anguissa a dare un po’ di sostanza al centrocampo, fuori Gilmour. Al 64’, in campo Raspadori, con la scelta stavolta felice di Conte di togliere Olivera e di non rinunciare a Spinazzola, sicuramente più efficace dell’uruguagio in fase propositiva. A cambiare il volto al pessimo Napoli di Monza è stato senza dubbio Giacomo Raspadori.

Il talentuoso emiliano ha confezionato due assist, uno più bello dell’altro, il primo sprecato in diagonale da Politano. Invece, al 72’, è stato McTominay a raccogliere l’invito di testa, agevolato dall’uscita avventata di Turati, per realizzare il pesantissimo gol dello 0-1. Conte ha sfogato la tensione contro alcuni tifosi presenti in tribuna. Fiato sospeso comunque fino al 93’, poi esultanza moderata per una vittoria non certo convincente contro l’ultima in classifica. La vera esplosione di gioia è arrivata al minuto 94 del giorno dopo, con la pregevole conclusione di Orsolini che ha mandato a tappeto l’Inter a Bologna, nella stessa porta dove, tre anni fa più o meno esatti, la formazione di Inzaghi perse di fatto lo scudetto in favore del Milan.

Un episodio che dovrebbe bastare a rasserenare gli animi, soprattutto quello di un personaggio ambizioso come Antonio Conte, che di certo non è tipo da accontentarsi di piazzamenti d’onore, soprattutto quando sente l’odore dello scudetto. Bisognerà recuperare gli infortunati e provarci fino in fondo. Ma si può fare. Se ne convinca l’allenatore, ci creda lui per primo. Poi sarà quel che sarà.

Domenico Fabbricatore