La resa di Cuadrado
Alla fine, anche Cuadrado si è arreso. Juan Guillermo Cuadrado Bello, nato a Necoclì in Colombia il 26 maggio 1988. Giocatore forte, velocissimo, tatticamente molto duttile. Ma col vizietto. E’ il calciatore che forse meglio di tutti ha incarnato gli anni di trionfi della Juventus. Soprattutto nel bene, per la sua voglia di non mollare mai, premiato talvolta da una certa dose di fortuna, che non è né un demerito né una colpa. Il vizietto, si. In questi anni, il colombiano è stato una sorta di bestia nera per il Napoli.
Portato in Italia dall’Udinese, nell’ormai lontano 2009, ha giocato poco in maglia friulana, successivamente è andato prima a Lecce e poi alla Fiorentina. In maglia viola si è fatto notare al punto da essere ingaggiato da un top club come il Chelsea. Emblematico il suo passaggio in Premier League, per quelli che sono evidentemente i rapporti di qualità tra il campionato inglese e l’italiano. Cuadrado fu il motivo principale di rottura tra Antonio Conte e Andrea Agnelli, nell’estate del 2014. Conte, allenatore artefice della rinascita juventina, avrebbe voluto tanto alzare l’asticella e portare il colombiano in rosa. Ma costava troppo, per i parametri dell’epoca del club torinese. Soprattutto, il Chelsea offrì di più. Il tecnico salentino si lasciò andare ad una dichiarazione rimasta iconica: “non ci si può sedere al tavolo di un ristorante stellato con 10 euro in tasca”. Andò ad allenare la nazionale.
Dal canto suo, Cuadrado in Inghilterra finì presto ai margini, al punto che il Chelsea lo lasciò andare in prestito. E lo prese proprio la Juve. Prima stagione: 2015/2016. La Juventus di Allegri aveva iniziato malissimo con appena 12 punti in 10 partite. All’undicesima giornata il derby, Juventus-Torino. Sfida bloccata sull’1-1, risultato che avrebbe probabilmente fatto calare il sipario sulle residue speranze di rimonta dei bianconeri. Al 94’, all’ultimo secondo, Alex Sandro mise al centro un cross basso. Sul secondo palo si avventò lui, Juan Cuadrado. In scivolata, la prese anche male, al punto che per un nulla la sfera non gli sfuggì via. Il colombiano la buttò dentro di fatto con l’interno coscia. Ma fu gol, 2-1. Vittoria. La prima di 15 consecutive con cui la Juventus raggiunse e superò il Napoli di Sarri, che stava pregustando il tricolore. Fu dunque subito scudetto per Cuadrado. Che però era in prestito e sarebbe dovuto tornare al Chelsea, che nel frattempo aveva ingaggiato come allenatore proprio Antonio Conte, che nel 2014 aveva sbattuto la porta appunto per il mancato arrivo di Juan Guillermo. Ma nel campionato inglese evidentemente non c’era posto per il colombiano, che fu lasciato alla Juventus.
Nel 2017, semifinale di coppa Italia Juve-Napoli. Doppia sfida, la prima a Torino. Napoli avanti alla fine del primo tempo, poi l’arbitro Valeri concesse due rigori ai padroni di casa. Il secondo se lo procurò Cuadrado. Azione di ripartenza, dopo un fallo sospetto in area bianconera ai danni di Raul Albiol. Dybala servì Cuadrado che entrò in area. Pepe Reina uscì e toccò prima il pallone poi anche l’avversario, che volò via. Al ritorno, con il Napoli in rimonta, nei minuti conclusivi il colombiano guadagnò secondi preziosi finendo spesso a terra. Esasperati, gli azzurri non restituirono un fallo laterale. Sbagliando. In finale andò la Juve. Il 22 aprile 2018 il Napoli vinse a Torino con la storica capocciata di Koulibaly e si portò ad un solo punto di distanza in classifica. Il 28 aprile, la Juventus scese in campo a San Siro contro l’Inter di Spalletti. A 3 minuti dalla fine, i nerazzurri erano avanti 2-1. I tifosi del Napoli erano in trepidante attesa del triplice fischio, i calciatori in albergo a Firenze altrettanto. La Juventus era allo stremo delle forze e prossima ad alzare bandiera bianca, quando al minuto 87 Cuadrado entrò in area decentrato sulla destra. Mise al centro un cross senza troppe pretese che fu deviato casualmente da Skriniar e cambiò direzione. Handanovic, fermo sul suo palo, sembrò quasi scansarsi. La palla gli passò accanto ed andò ad infilarsi nell’angolo opposto.
Quell’episodio fortunato, più che la mancata espulsione di Pjanic, scucì di fatto lo scudetto dalle maglie del Napoli. Nel 2021, altro Juventus-Inter, stavolta allo Stadium, penultima giornata di campionato. I bianconeri di Pirlo erano quinti dietro il Napoli di Gattuso. Cuadrado aveva segnato il gol del 2-1, trovando l’ennesima deviazione fortunata ma i campioni d’Italia avevano pareggiato a pochi minuti dal termine con un autogol di Chiellini. All’88’ ancora Cuadrado entrò in area e cercò il tocco di Brozovic. L’arbitro Calvarese assegnò il calcio di rigore che lo stesso colombiano realizzò per il 3-2 definitivo. La Juventus rimase in corsa per il quarto posto e all’ultima giornata trovò anche il sorpasso ai danni degli azzurri, che fecero harahiri in casa contro il Verona. Quell’azione del 2021 fu incredibilmente simile a quella provata da Cuadrado al 92’ contro Juan Jesus. La corsa, la sterzata, la ricerca del contatto, la caduta in area. Ma stavolta niente rigore. Stavolta anche Cuadrado si è arreso. Stavolta il Napoli ha vinto lo scudetto per davvero.
Domenico Fabbricatore
