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L’altro Europeo: senza inchino l’Italia supera l’Austria

Vittoria sofferta e solo ai supplementari contro un’Austria che ha fatto della corsa e della sua tenacia la miglior arma, imbrigliando gli azzurri apparsi sottotono. Ma il tema di questa gara era: Inginocchiarsi… Sì o No?

E alla fine non si sono inginocchiati e chissà se questo gesto degli azzurri possa condizionare il processo di pace in Medio Oriente o il riscaldamento globale. Almeno la querelle che ha angustiato per una settimana un popolo abituato a vivere “carponi” è finita.  Anche se visto l’altezza di Verratti e Insigne sembravano, comunque, inginocchiati già durante l’inno.

E quindi si è pensato all’Austria con la quale non perdevamo, in amichevole, da 61 anni e negli ultimi incroci mondiali abbiamo sempre prevalso per 1 a 0, nel 78 in Argentina con “Pablito” Rossi (che Dio lo abbia in gloria) che beffò con un tocco opportunistico la premiata coppia Pezzey- Koncilia e nel 1990 all’esordio delle notti magiche italiane, quando Totò Schillaci subentrato a Carnevale inalò la prima delle sei perle che lo avrebbero consacrato capocannoniere del Mondiale.

Primo tempo giocato a ritmi altissimi con i danubiani che in onore del colore della maglia sembrano 10 Ferrari che imbrigliano il gioco dell’Italia dove tutti appaio sottotono. Si salvano Spinazzola e Barella (se non altro per i molti calci subiti, stile Oriali alla finale del Bernabeu). Le cose migliori le ha fatto vedere comunque l’Italia con due tiri di Spinazzola e un palo colpito da Immobile da oltre trenta metri. Nota stonata del primo tempo Berardi, che come la temperatura di Bolzano nei Tg Rai anni settanta, non pervenuto. E i telecronisti Rai? Sottotono anche loro hanno evidenziato solo due volte che l’Austria è una buona squadra e hanno gufato Barella che zoppicava per i primi 10 minuti.

Secondo tempo di marca austriaca e il VAR salva due volte gli azzurri annullando un goal in un fuorigioco millimetrico, a nulla servono i cambi (tardivi) del cotonato di Jesi che toglie dal campo uno scandaloso Berardi che pochi secondi prima di uscire ha un’occasione d’oro ma volendo imitare Pelè in fuga per la vittoria fa la figura del cioccolataio. Forse se Mancini avrebbe messo in campo lui medesimo e il suo staff De Rossi, Evani, Vialli, Oriali la partita sarebbe finita 4 a zero.

Ammirevoli i telecronisti Rai a voler trovar scuse, come la gara ad eliminazione diretta o il fatto che si giochi a Wembley (vicino Salisburgo?) e non a Roma.

Nei supplementari viene fuori l’Italia, anche perché l’Austria cala i ritmi e Spinazzola serve Chiesa che prima stoppa di faccia poi salta un difensore e insacca. Allo scadere del primo tempo supplementare e dopo una punizione magistrale di Insigne, Pessina si inserisce come suo solito e blinda il risultato. E non è un caso che andare in rete siano stati due subentrati nella ripresa.

Nel secondo tempo supplementare saltano gli schemi e l’Austria inserisce due torri e accorcia le distanze ma nonostante tutto l’Italia passa ai quarti e affronterà la vincente tra Belgio e Portogallo.

Mimmo Bafurno; AtletaMagazine.it