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Quella sfida che attende da 32 anni

Sarà dunque Napoli-Milan, ai quarti di finale di Champions League. Una sfida che, nelle brame di qualcuno, avrebbe dovuto disputarsi 32 anni fa. Possibilmente in finale. Era il 1990. Il calcio italiano era all’apice del proprio splendore. Le formazioni di club potevano vantare i migliori calciatori del pianeta, agli altri non restava altro che stare a guardare. Già nel 1989 il Bel Paese portò una sua rappresentante in finale di ciascuna delle tre finali europee. Nel 1990 si andò oltre: quattro finaliste italiane per tre coppe, tutte portate a casa a maggio. E a giugno ci sarebbero stati i mondiali da giocare in casa. E naturalmente da vincere, senza dubbio alcuno. L’uomo più potente del calcio italiano era Antonio Matarrese, presidente della Figc e proprietario del Bari, del quale aveva ceduto la poltrona di massimo dirigente al fratello Vincenzo. Approfittando della kermesse iridata, lo scaltro barese riuscì ad inserire la propria città nella geografia che conta, commissionando anche un nuovo e futuristico stadio al celebre architetto Renzo Piano. L’impianto, dedicato al Santo Patrono, agli occhi dei tifosi del 1990 appariva stupendo. Oggi un po’ meno. Il San Nicola fu scelto come sede della finale di consolazione di Italia 90. Ma, soprattutto, per la finale di Coppa dei Campioni nel 1991. In attesa di alzare una coppa del mondo che sembrava scontata, il campionato italiano 1989/90 visse un duello appassionante tra il Napoli di Maradona e il Milan di Sacchi e degli olandesi, Campione d’Europa in carica. Di quel torneo si ricorda sempre, spesso a sproposito, l’episodio della monetina di Bergamo che diede al Napoli un punto a tavolino, in quella fase della stagione oggettivamente pesante. Qualcuno, in particolare Van Basten, è tuttora convinto che il Napoli fu favorito nel testa a testa contro i rossoneri perché la federazione avrebbe voluto iscrivere ben due formazioni nella successiva Coppa dei Campioni. Il Milan, infatti, vi avrebbe partecipato come campione in carica, avendo rivinto la coppa a Vienna contro il Benfica, dopo il trionfo dell’anno prima contro lo Steaua Bucarest. In realtà, quello che Van Basten dimentica è che, al momento dell’episodio di Bergamo, la sua squadra doveva ancora disputare la semifinale di ritorno contro il Bayern Monaco. Era pertanto tutt’altro che certa la vittoria finale. Se il Milan perse quello scudetto, al di là di fantasiose tesi complottistiche, è perché arrivò stremato al rush finale. Appunto Van Basten, che pure vinse il titolo di capocannoniere, segnò la sua ultima rete a marzo contro il Lecce. E fu un fantasma anche con la maglia arancione ai mondiali. Ma al di là di tutto, di certo una sfida europea non sarebbe dispiaciuto a lui: Antonio Matarrese. Che forse pregustava una finale tutta italiana nella sua Bari. Di fatto, Matarrese attendeva Maradona nel suo nuovo stadio per due volte in meno di un anno: per la finale del terzo posto ai mondiali 90 e per la finalissima di Coppa dei Campioni 91. Possibilmente contro il Milan. Rimase deluso in entrambi i casi. Al San Nicola, a raccogliere la medaglia di bronzo ci andò l’Italia. Nella successiva Coppa dei Campioni, poi, il Napoli uscì al secondo turno ai rigori contro lo Spartak Mosca. Sul grande Milan europeo, invece, si spensero letteralmente le luci a Marsiglia. La finale di Bari fu quindi Stella Rossa-Olimpique Marsiglia. Uno 0-0 terrificante. Con buona pace dell’indimenticabile Sinisa Mihajlovic che vinse la coppa ai rigori. Il conto fu presto presentato a Diego. Il 17 marzo 1991, il sorteggio antidoping capitato, guarda caso, proprio al termine di una partita contro il Bari, condannò l’asso argentino ad una lunga ed infamante squalifica. Il 17 marzo del 2023, un altro sorteggio, quello di Nyon, ha pertanto messo di fronte Napoli e Milan nella massima competizione continentale 32 anni dopo. Meglio tardi che mai.

Domenico Fabbricatore