Altri sportAmarcordTop News

Arriva il bronzo per Irma Testa, che esce sconfitta in semifinale contro la Petecio

Si arresta la corsa al titolo olimpico di Irma Testa, sconfitta nella semifinale dei pesi piuma dalla filippina Nesthy Petecio, ma si è aggiudicata lo stesso un bronzo storico. Testa, che ha 23 anni, è campionessa europea di categoria e aveva già partecipato ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro del 2016, divenendo la prima pugile italiana di sempre a disputare le Olimpiadi. La medaglia di Testa è la 24esima per l’Italia a Tokyo, e la 14esima di bronzo.
Non ce l’ha fatta a raggiungere la finale e la medaglia che metterà al collo non è del colore che sperava, ma il bronzo di Irma «Butterfly» Testa nei pesi piuma del pugilato vale un doppio aggancio con la storia: oltre a essere la prima per la nostra boxe femminile, è anche la numero 600 per l’Italia ai Giochi olimpici. Un numero ben più gioioso rispetto alle cifre che hanno condannato la ragazza di Torre Annunziata nel match con Nesthy Petecio, filippina tutta nervi e muscoli che schizza come una pallina da flipper e che non a caso è campionessa del mondo: 4-1 il verdetto della giuria, solo un giudice ha visto Irma prevalere nel terzo round, dopo che il primo era stato suo mentre il secondo aveva segnato la sterzata della Petecio. Così Butterfly s’è posata «solo» sul bronzo dei pesi piuma: l’aveva già in tasca da qualche giorno, ma solo adesso può apprezzarne il valore. «Quando raggiungi la semifinale, in automatico pensi alla finale: fino a ieri ero tesa, ero ancora nel torneo. Ora, invece, voglio godermi questo podio: a freddo potrebbe piacermi perfino di più». Irma con i guantoni che coprono le mani gentili smaltate di rosa ha picchiato duro e con classe. Con diretti, di sinistro e di destro, montanti e ganci, ha vinto un bronzo indimenticabile perché è il primo podio femminile di un movimento che ha conquistato per 48 anni medaglie ai Giochi, ma che per la prima volta dopo un secolo non ha saputo portare un rappresentante maschile. E lei, Butterfly, campana di radici ma trasferitasi ad Assisi nel nome della boxe, nata nel 1997 quando il suo sport non era ancora disciplina olimpica, era la più esperta e la più papabile per il podio. «Negli ultimi anni ho cercato di non lasciare nulla al caso. Non è bastato, ma credo di essere stata quasi perfetta». Ero un’illusa: c’erano avversarie più esperte di me, quell’approccio mi ha fregato. Adesso sono più matura: non ho dato nulla per scontato ed eccomi qui, sul podio». Il futuro le sorride, Irma lo sa: «A parte la filippina che mi ha negato la finale, sono superiore nel fisico a tutte le altre». Irma che accende gli entusiasmi, che fa piangere e cantare. Irma che nella sua città è un simbolo per tutti, bambini e anziani. Irma che fa svegliare migliaia di persone per un incontro di pugilato alle Olimpiadi. Che riporta con la mente ai grandi campioni del passato, ai grandissimi fuoriclasse che hanno incendiato l’Italia. È lei l’azzurra simbolo dei Giochi giapponesi. C’è la leggendaria Federica Pellegrini, certo, ma Irma Testa è il futuro che prende a pugni il presente.

Gianluigi Febbraro: AtletaMagazine.it