Nadal abdica, Alcaraz è il nuovo re di Madrid, sale ancora in classifica, ora è n. 6. Continua il periodo di crisi del tennis azzurro
La Spagna ha sfornato un nuovo fuoriclasse è Carlos Alcaraz. Ormai non vi sono più dubbi, il giovane iberico è il degno erede di Nadal. A 19 anni appena compiuti ha già vinto 5 titoli, di cui 4 solo quest’anno, tra i quali ben due masters 1000, prima di Madrid, infatti, si era aggiudicato quello di Miami e due ATP 500, Rio de Janeiro e Barcellona. Nadal, dunque, lascia il testimone in buone mani, la Spagna, sempre al top in questo sport, gongola per aver dato continuità alla sua scuola. Alcaraz a dispetto della sua giovane età, è sembrato un veterano, nessuna falla in quella che sembra una macchina costruita per vincere. Difficile trovare eventuali colpi deboli, un gran servizio, un diritto potente e preciso, un ottimo rovescio bimane, equivalente sia quando incrocia, sia quando è lungolinea. Perfetto sia nel gioco da fondo che a rete, durante la gara alterna colpi potenti da fondo ad improvvisi e precisi drop-shots che disorientano l’avversario, così è stato per Nadal nei quarti, così è stato per Djokovic in semifinale, per non parlare della finale dove ha letteralmente travolto Zverev, incapace di tenere il ritmo forsennato dello spagnolo. Per non parlare della tenuta mentale dimostratasi ferrea, anche quando si è trovato a fronteggiare partite di oltre 4 ore. Per scendere nello specifico, Alcaraz all’esordio, ammesso direttamente al secondo turno, si sbarazzava facilmente di Basilashvili per 6-3 7-5, nel turno successivo aveva solo un piccolo passaggio a vuoto nel secondo set, perso al tie-break, contro l’inglese Norrie, prontamente recuperato nel terzo set, il match si concludeva per 6-4 6-7 6-3. Nei quarti come detto, nel big match della giornata, affrontava Nadal senza però farsi irretire vinceva il primo set per 6-2, poi, però, nel secondo doveva subire il ruggito del leone, Nadal vinceva la partita per 6-1 e sembrava avviato ad una facile vittoria, ma Alcaraz veniva fuori e chiudeva l’incontro con un secco 6-3. In semifinale c’era un’altra montagna da scalare, il n. 1 del ranking Djokovic, il primo set se lo aggiudicava proprio il serbo anche se dopo un’autentica battaglia al tie-break per 7-5. Ancora una volta Alcaraz, che in alcuni momenti sembrava vacillare, serrava i ranghi e portava a casa il secondo set per 7-5. Al cardiopalmo il terzo, con Djokovic assolutamente non disposto a mollare, seppure in evidente calo fisico, anche qui si arrivava al tie-break e stavolta Alcaraz non lasciava scampo all’avversario, in quasi 4 ore di gioco. In una finale senza storia, vittima di turno era il malcapitato Zverev che veniva travolto in due set per 6-3 6-1. Un successo meritatissimo, al quale ne seguiranno sicuramente tanti altri, che porta Alcaraz ora ad essere n. 6 del ranking e con ampie possibilità di miglioramento. In tutto questo gli italiani? Il tennis azzurro sta vivendo un periodo di crisi, l’unico che ha cercato di fare qualcosa è il solito Sinner che, tuttavia, anche a Madrid non è andato oltre gli ottavi di finale, dove in una partita incubo è stato travolto da Auger-Aliassime, raggranellando soltanto 3 giochi. Attualmente l’altoatesino appare distante anni luce dal giocatore che avevamo ammirato negli anni scorsi, soprattutto se paragonato ad Alcaraz. Poco sembra aver giovato il cambio di allenatore, è vero ci vuole tempo, assimilare nuovi schemi, modificare e perfezionare i colpi, la tenuta atletica, ma intanto il tempo passa e gli obiettivi prefissati ancora non arrivano. Con Berrettini lungo degente, sempre alla prese con l’infortunio alla mano e il cui rientro è previsto addirittura a Wimbledon, saltando, quindi, Roma e Parigi, il tennis azzurro non può nemmeno affidarsi ai vari Sonego, Fognini e Musetti, tra l’altro infortunatosi proprio a Madrid, dimostratisi al momento non competitivi ad alti livelli. Scendendo nello specifico, Sinner già al primo turno veniva graziato dall’americano Paul che dopo aver vinto il primo set al tie-brak, sciupava nel secondo 5 match-points, mettendo in carreggiata l’italiano che si aggiudicava in extremis secondo e terzo set. Nel secondo turno l’altoatesino aveva un’impennata d’orgoglio battendo nettamente De Minaur in due set, salvo poi, come detto venire travolto negli ottavi dal canadese Auger-Aliassime. Sotto certi aspetti, se vogliamo, migliore il torneo di Musetti, anch’egli fuori negli ottavi perché costretto al ritiro per infortunio contro Zverev. Il carrarese esordiva contro il russo Ivashka, soffrendo più del dovuto ma avendo la meglio sull’avversario in tre set. L’azzurro poi compiva il capolavoro nel secondo turno contro l’americano Korda, battendolo in due set 6-4 6-3, salvo, poi, come detto il forfait negli ottavi. Continua la crisi di Sonego, stavolta superato dall’inglese Draper in due set al primo turno, stessa sorte per Fognini che ormai sembra sempre più inadeguato a competere ad alti livelli, con un gioco poco incisivo, stavolta è toccato a Basilashvili infliggere un pesante ko al ligure. Dopo ogni masters1000 e soprattutto quando ci sono sorprese non possono non esserci rovesciamenti di fronte in classifica. Male gli azzurri che continuano a perdere terreno, così il n. 1 resta Djokovic, n. 2 Medvedev, n. 3 Zverev e n. 4 Nadal. Tsitsipas resta n. 5 ma ecco che al n. 6 sale Alcaraz che spodesta proprio Berrettini il quale, causa anche la posizione guadagnata da Rublev, ora n. 7, scende al n. 8, tampinato ad Auger-liassime che sale di un gradino e ora è n. 9, mentre perde tre posti Ruud che mantiene la top ten al n. 10. Scende ancora Sinner, ora n. 13 e ben distante dalla top ten, Sonego mantiene la posizione n. 28, l’unico a guadagnare è Musetti che con ben 12 posti ottenuti sale al n. 51, diventando il quarto degli italiani. Fognini, invece perde 5 posizioni e ora è n. 56 ed è anche l’ultimo degli italiani presenti tra i primi cento.
ROBERTO ERRANTE
