Altri sportApprofondimentiCalcioTop News

Un calcio all’ignoranza. L’ultimo abbraccio al giovane Seid

Si dice che quando veniamo al mondo il nostro destino sia già scritto. Ebbene facciamo fatica a comprendere come a volte il destino sia così beffardo e crudele.
Seid aveva solo 20 anni, un’infanzia in un paese povero, in quell’Africa dove la nostra civiltà ha mossi i primi vagiti.
Da piccolo si era trasferito a Nocera Inferiore adottato da una famiglia che ha riversato amore e attenzioni.
Amore e attenzioni ricevute anche dagli amici ma non da quei pochi stupidi che ancora credono che il colore della pelle possa dire se una persona è migliore di un’altra tanto da indurre un ragazzo di vent’anni a dire basta.
Seid aveva mille possibilità per emergere, era un buon giocatore di calcio, giocava nelle giovanili del Milan, insieme a Donnarumma (ora baluardo difensivo di un’Italia che molta strada ha ancora da fare sia da un punto di vista sportivo che culturale), successivamente ha vestito anche la maglia del Benevento.
Ma Seid voleva donare una gioia ai suoi genitori e abbandonò la compagine del “diavolo” e poi il calcio professionistico, per studiare e diplomarsi.
Ma il diavolo, inteso questa volta, come ignoranza e crudeltà umana ha vinto… facendo sì che un ragazzo si sentisse non accettato e quindi ponendo fine alla sua giovane vita e magari a una carriera sportiva costellata di successi.

Invece Seid è stato trovato ieri, senza vita, nella sua abitazione.

Tempo fa, aveva scritto sui social una “lettera” dove spiegava tutto il suo sdegno e la sua frustrazione.

Ecco le sue parole:

Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone.

Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovassero lavoro. Dentro di me è cambiato qualcosa. Come se mi vergognassi di essere nero.

Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita“.

È una lettera che sembra scritta nel Sudafrica dell’apartheid. Nella Louisiana di due secoli fa. Invece è scritta rivolgendosi all’Italia del 2021.

Un paese così non ha speranza. Poi non stupiamoci se abbiamo i politici che abbiamo, se i social spesso sono fogne a cielo aperto e se l’unica cosa che in Italia non va mai in crisi è l’ignoranza più totale.

Siamo a fine corsa. E quella di Seid non è una fatalità: è omicidio. Il colpevole? La cattiveria di questi nostri tempi schifosi e osceni.

Tutto questo è terrificante.

Mimmo Bafurno; AtletaMagazine.it