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Giro di Walter

Del resto, si dice che certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Walter Mazzarri è di nuovo allenatore del Napoli, a distanza di dieci anni e mezzo dall’ultima volta. Era un maggio che profumava di Champions, quello del 2013. Il tecnico livornese annunciò il suo addio alla panchina azzurra con la fresca matematica del secondo posto, che voleva dire seconda qualificazione alla massima competizione europea della sua gestione. Disse di aver bisogno di un periodo di riposo. Poche settimane dopo, invece, firmò con l’Inter. Un po’ come Spalletti questa estate, che si è riposato giusto il tempo di accettare l’offerta della nazionale italiana. E’ la terza volta che i destini del Napoli e di Mazzarri s’incrociano. Si era già seduto nella stagione 1998/99 sulla panchina degli azzurri, come secondo di Renzo Ulivieri. Vi tornò nel 2009 per sostituire Roberto Donadoni e vi rimase per quattro stagioni, ottenendo risultati rimasti nella storia del club partenopeo. Esordì in casa con il Bologna, ottenendo subito un successo nei minuti di recupero. Sarebbe diventata presto quella la “zona Mazzarri”, vittorie mozzafiato ottenute con grinta ed orgoglio negli ultimi secondi a disposizione.

E’ stato l’uomo delle prime volte dopo tanto tempo. Sue la prima vittoria in casa della Juventus e il primo trofeo ufficiale dai tempi di Diego, oltre alla prima storica qualificazione in Champions League. Con la sua gestione, un attaccante del Napoli ha rivinto la classifica dei marcatori in serie A, sempre dopo Maradona. Ha ritoccato più volte il record di punti con i 3 punti a vittoria della società partenopea, che era fermo a 51 dal 1995. Prima 59, poi 70, infine 78, superato solo anni dopo da Maurizio Sarri. Andò via dopo aver accarezzato lo scudetto. La sua ambizione lo condusse all’Inter ma non andò benissimo. Poi l’esperienza al Watford, annunciata con una dichiarazione in lingua anglosassone decisamente rivedibile. Non certo indimenticabili anche gli anni al Torino e soprattutto al Cagliari, dove non è riuscito a salvare la formazione sarda da una retrocessione in serie B che poteva essere facilmente evitata. Torna adesso al capezzale della squadra campione d’Italia, in crisi d’identità e di gioco. Viene a fare il traghettatore fino a giugno. Lo sa bene Mazzarri, scelto dal presidente De Laurentiis proprio perché ha accettato un contratto di pochi mesi, senza ulteriori richieste.

Dopo la sosta, affronterà immediatamente un ciclo difficile. Come la prima volta, quando vinse a Firenze, pareggiò in casa con il Milan rimontando due reti nel recupero, infine esaltò la tifoseria azzurra con l’indimenticabile 2-3 di Torino. Lui che si esaltò con un 3-5-2 senza fronzoli, fatto di difesa coriacea e contropiede rapidissimi, ha promesso al patron di giocare con il 4-3-3. A differenza di Garcia, ha detto di aver imparato a memoria il Napoli di Spalletti. L’entusiasmo non gli mancherà di certo. Chissà se basterà.