Aurelio ha sempre ragione
Aveva ragione Aurelio. Ha quasi sempre ragione Aurelio. E’ questo il problema del calcio italiano. E’ questo il problema dell’Italia, di conseguenza. La partita Juventus-Napoli, originariamente programmata per domenica 4 ottobre 2020 e successivamente riproposta per mercoledì 17 marzo 2021, è stata ulteriormente rinviata a mercoledì 7 aprile 2021. Su richiesta concorde delle società Juventus FC e SSC Napoli. Un accordo che, fosse arrivato cinque mesi fa, avrebbe evitato un fiume di polemiche puerili ed inutili, esaltate dalla beata invenzione dei social network e condita da due sentenze esemplari della giustizia sportiva, corrette solo in ultima istanza. E meglio tardi che mai. Or dunque, perché aveva ragione Aurelio? Intanto, precisione pleonastica: Aurelio di cognome fa De Laurentiis e da sedici anni è mezzo è presidente della Società Sportiva Calcio Napoli. Aurelio non conosce l’arte della diplomazia, ha talvolta modi bruschi, in talune circostanze il suo linguaggio è scurrile. Ma ha spesso ragione, troppo spesso per una nazione che preferisce deriderlo, piuttosto che ascoltarlo. Ad esempio, una volta, più o meno dieci anni fa, Aurelio propose alla Lega di serie A una sua idea riguardo i calendari. Non fu ascoltato, alzò i tacchi e fuggì in motorino, imprecando parole rimaste famose. Facile, per un popolo di italiani, deriderne la reazione scomposta. Molto più difficile ricordare che, anche quella volta, Aurelio aveva ragione. E che dall’anno dopo la sua proposta fu seguita alla lettera. Ad inizio ottobre 2020, Aurelio scrisse al collega Andrea una proposta per rimandare Juventus-Napoli, come noto programmata inizialmente per il giorno 4 di quel mese. Il collega Andrea rifiutò. Il successivo, legittimo intervento della Asl di Napoli ha scatenato una pantomima durata cinque mesi, sottolineata da migliaia di commenti stupidi e miopi da parte di una popolazione stupida e miope. Ma Aurelio aveva ragione. La storia gli ha dato ragione. Gli italiani, appena rientrati dal mare, con le mascherine riposte nel cassetto, avevano dimenticato la pandemia. Ne avevano sottovalutato il ritorno. Quando, a fine settembre, il Genoa era partito alla volta di Napoli, aveva due calciatori positivi al Covid, lasciati giustamente a casa. Ma già il lunedì i positivi erano arrivati a quattordici. Il mercoledì, a diciotto. Una situazione totalmente nuova per il calcio, che si era fermato ad inizio marzo e aveva ripreso a giugno, tirando fino ad agosto senza casi di contagiati tra tutti i tesserati. Aurelio, che il 9 settembre si era presentato in assemblea sottovalutando alcuni sintomi, rilasciando interviste senza mascherina e per questo giustamente bacchettato, aveva intuito il pericolo. Aveva chiesto un rinvio, che gli è stato negato. Ha poi chiesto un parere all’Asl di competenza. E l’Asl di Napoli ha fatto il proprio dovere. Come ha fatto di recente il proprio dovere l’Asl di Torino, fermando i granata. Il popolo italico si fece beffe di Aurelio, che non volle giocare con “soli” due positivi al Covid. Perché, dissero, aveva paura di perdere. La verità era un’altra. La verità è che Aurelio voleva soltanto aspettare qualche giorno per capire se i positivi del suo Napoli sarebbero rimasti solo due o sarebbero arrivati a diciotto, come era accaduto al Genoa. Ma il calcio, che aveva dimenticato la pandemia, aveva già programmato i suoi impegni e non c’era spazio per rinviare una partita a grave rischio della salute degli atleti. Il resto è storia, non certo edificante. Una storia che si saremmo volentieri risparmiati, se solo chi di dovere avesse capito che Aurelio, ancora una volta, aveva ragione.
Domenico Fabbricatore; AtletaMagazine.it
