Buon viaggio Gianluca
Questo non è il solito coccodrillo, tanto meno un omaggio celebrativo, ma il viaggio di una persona che inizia nella pianura padana, dalla città di Cremona, nel pieno boom economico, nel 1946, quando Gianluca emette i primi vagiti e inizia il suo viaggio. Cercheremo di ripercorrere questo viaggio, magari raccontandovi qualcosa che altri non hanno detto.
Inizia a giocare subito a calcio nelle giovanili del Pizzighettone per poi passare a 14 anni nella Cremonese, la squadra della sua città. I grigio rossi bivaccano nelle categorie minori della FIGC, fino al 1984 quando grazie ai goal di un diciasettenne ricciolino si piazza terzo nel campionato di Serie B e lo stadio Zinzi è teatro di una storica promozione e la certezza che il prossimo anno il proprio terreno sarebbe stato calcato dai campionissimi del tempo: Maradona, Zico, Platini, solo per citarne alcuni.
Vialli è già un idolo ed è rincorso dalle ragazzine, tanto che spesso si traveste e si rifugia in un ristorante, gestito da un campano, da un sarnese.
L’esordio in serie A di Vialli avviene contro la sua futura squadra, la Sampdoria del presidente Mantovani, che sta costruendo una squadra di giovani talenti che in 5 anni avrebbe dovuto vincere il Campionato. Vialli viene subito notato e messo sotto contratto. Nell’anno di permanenza in serie A, Vialli riesce a far cambiare fede calcistica ad Ugo Tognazzi che da milanista appassionato diventa cremonese sfegatato.
Il Campionato successivo Vialli si trasferisce a Genova e qui inizia il sodalizio con Roberto Mancini sul campo e fuori, l’ultimo abbraccio pubblico allo stadio Wembley di Londra per celebrare la vittoria al Campionato Europeo dell’Italia dopo 54 anni e sfiorato nel 1988 da calciatore quando gli azzurri furono eliminati in semifinale dalla Russia del colonello Lobanosky.
A Genova Vialli vince Coppa Italia, Coppe delle Coppe, il Campionato (1991) ma perde la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona, la delusione è tanta e Vialli cambia aria e si sposta a Torino, sponda bianconera dove vince il campionato e alza, nel 1996, la Coppa dei Campioni sfuggita quattro anni prima.
Subito dopo lascia la Juventus e si trasferisce a Londra, sponda Chelsea, qui coi Blues vince la Coppa Uefa e copre anche il ruolo di calciatore-allenatore. Crea un’osmosi con la città, tanto da essere scelta come luogo di residenza, oramai lo scapestrato ricciolino che si doveva nascondere dalle ragazzine è un signore di 32 anni, pelato e pensa già al futuro, sia come allenatore che come commentatore televisivo per i network britannici. Si sposa e cresce due splendide bambine.
Questa in breve la carriera agonistica per il club, in nazionale non ha fortuna sia nella Under 21, un terzo e un secondo posto, nel 1986 perso ai rigori contro la Spagna, il blocco di quella nazionale giovanile sarà la spina dorsale della nazionale italiana chiamata a vincere il mondiale in casa, Vialli purtroppo è fuori forma, gioca pochissimo, zero goal (grazie all’esplosione di Schillaci), partecipa alla semifinale contro l’Argentina a Napoli ma non incide, anzi… l’Italia è fuori dalla finale, ancora per colpa dei calci di rigore.
Poi il Vialli uomo, quello che partecipa attivamente alle iniziative benefiche della comunità italiana a Londra, quello che si accovaccia in campo per recuperare l’orecchino smarrito (era un regalo di Maradona) quello che va in televisione, non per diventare un caso umano per la sua malattia ma per raccontare la sua storia, la sua battaglia, pur conscio che non potrà vincerla.
Non si può sempre vincere, caro Luca, ma si deve sempre provare e dare il massimo, ora giocherai lassù accanto a Maradona e Pelé …
Mimmo Bafurno
