Il festival degli errori
Pesante come un macigno, la sconfitta rimediata dal Napoli a San Siro equivale ad una resa anche per la lotta per il quarto posto. Il responsabile principale, spiace sottolinearlo, è indiscutibilmente l’allenatore Walter Mazzarri. Troppo pavido il toscano nello scegliere un modulo eccessivamente prudente. Un 5-3-1-1 con cui gli azzurri hanno regalato di fatto un tempo ad un Milan tutt’altro che trascendentale. Una strategia inspiegabile, al cospetto dei risultati maturati sugli altri campi prima del fischio d’inizio di Doveri.
Se contro la Lazio l’estrema prudenza aveva avuto un senso, date le tantissime assenze, stavolta gli uomini a disposizione c’erano eccome. Inoltre, con le larghe vittorie ottenute da Bologna e Atalanta, anche l’eventuale pareggio contro i rossoneri sarebbe servito a pochissimo, classifica alla mano. E allora perché non provarci? Mazzarri ha pagato a caro prezzo la totale mancanza di coraggio. Poi ha perseverato, sbagliando pure i cambi. Poteva ad esempio provare subito la carta Ngonge, a cui sono stati invece riservati soltanto i minuti conclusivi. Togliendo Simeone per Raspadori ha rinunciato anche ad un minimo di peso offensivo che l’argentino, seppur impreciso nelle conclusioni, stava comunque garantendo. Sono stati poi 72 abbondanti i minuti concessi ad uno Zielinski turista per caso nella sua futura città, con Lindstrom, apparso in forma smagliante contro il Verona, tenuto fermo ad aspettare in panchina. Anche la scelta di togliere Mazzocchi, migliore in campo fino a quel momento, non ha convinto.
Sfortuna per il palo iniziale di Simeone e per quello finale colpito grazie ad una deviazione di Simic, certo. Ma il Napoli ha fatto di tutto per non vincere una partita contro un Milan per niente pericoloso, a cui è bastata la mezza azione gestita da Leao e Theo Hernandez al 25’ del primo tempo per assicurarsi il preziosissimo 1-0. In settimana c’era stata la famosa conferenza stampa di Aurelio De Laurentiis. Il presidente si è assunto la responsabilità di non aver trattenuto Spalletti, come da contratto, nonché di aver sbagliato la scelta del suo successore. Ebbene, anche affidare la guida tecnica a Mazzarri non è stata una decisione felice. Nel frattempo, è finita la coppa d’Africa. Ed oltre al danno di aver perso Osimhen per troppe settimane, si è aggiunta la beffa di ritrovare il nigeriano demotivato per la sconfitta in finale e per l’ormai annunciata cessione a fine campionato. La stagione del post scudetto, davvero non poteva andare peggio di così.
Domenico Fabbricatore
