NEL NOME DI DIEGO
Quando al minuto 124 della finale di Coppa del Mondo più lunga e drammatica della storia è arrivata la parata decisiva di Emiliano Martinez con il piede sinistro, in tanti hanno pensato che non poteva essere un caso. L’Argentina è Campione del Mondo per la terza volta nella storia. E lo è nel nome di Diego, prima che di Leo Messi. Il tanto evocato passaggio di consegne è finalmente arrivato, Messi ha chiuso un cerchio lungo tutta una carriera, da quando giovanissimo era stato designato erede naturale del Diez. E una mano a compiere l’impresa sarà arrivata direttamente da Lassù. In poco più di un anno, l’Argentina è stata ricompensata di tante amarezze. Una nazionale che si è scrollata da dosso la scomoda etichetta di magnifica perdente. Prima la Copa America vinta niente meno che in casa del Brasile, poi la terza stella iridata strappata ai campioni del mondo in carica. In mezzo, per non farsi mancare niente, anche la finalissima intercontinentale vinta contro l’Italia. Tutto questo, con Diego a vegliare dall’alto sui propri prediletti. Argentina-Francia è stata la finale perfetta del mondiale più anomalo della storia, giocato d’inverno tra mille polemiche ma che ha regalato altrettante emozioni. Una finale che l’Argentina di Messi ha vinto ma che la Francia di Mbappè non ha perso. Per la nazionale transalpina è stata la quarta finale in 24 anni, due vinte nettamente sul campo e due lasciate agli avversari soltanto ai rigori. E se per Messi è stato forse l’ultimo mondiale, come di certo lo è stato per l’eterno rivale Cristiano Ronaldo, il francese Mbappè, già campione del mondo nel 2018, ne giocherà ancora tanti altri ed ha il futuro del calcio nelle proprie mani. Ma a Doha la sua tripletta, le seconda nella storia delle finali mondiali dopo quella di Geoff Hurst del 1966, non è stata sufficiente per riconquistare la coppa. Una sfida dominata dall’Argentina per oltre 70 minuti. Alla fine del primo tempo, il 2-0 per i sudamericani è sembrato ai più una sentenza, con la formazione albiceleste padrone del campo e con i transalpini in confusione. Deschamps ha effettuato un doppio cambio prima ancora della fine della prima frazione, con Olivier Giroud, uno dei sostituiti, che non l’ha presa affatto bene. Ma qualcosa andava pur tentata al cospetto del dominio degli avversari, che hanno trovato il secondo gol con Di Maria al termine di un’azione fantastica, tutta di prima. Forse, proprio il cambio di Di Maria al 65’, un po’ troppo presto, ha riacceso una speranza per i francesi. Poi Mbappè ha pareggiato in 90 secondi. Ai supplementari il terzo gol di Messi è sembrata un’ulteriore sentenza. Ma Mbappè ha pareggiato ancora su rigore. Al 124’ minuto, il pallone della vittoria è capitato alla Francia ma la conclusione a colpo sicuro di Randal Kolo Muani è stata respinta dal piede sinistro. Ufficialmente di Emiliano Martinez, poi grande protagonista ancora una volta ai rigori. E così, dopo 2 finali mondiali perse è arrivata la rivincita dell’Argentina, tricampeòn mundial. Una grande gioia per un popolo condannato alla sofferenza sportiva, compensata però da grandissimi interpreti della pelota. Da Alfredo Di Stefano a Leo Messi. Passando, naturalmente, dal più grande.
Domenico Fabbricatore
