Tutti in piedi per Gigi Riva
È stato convocato nella nazionale del paradiso anche Rombo di Tuono, al secolo Luigi Riva da Leggiuno (Va), ma sardo e cagliaritano di adozione evidentemente mancava un’ala sinistra che sapesse saltare l’uomo e che fosse un grande realizzatore.
Si scriveranno tante parole sul numero 11 più famoso d’Italia e cannoniere principe della Nazionale con 35 reti in 42 partite, accompagnati anche da tanti brutti infortuni.
Quello che è certo è che ha vinto poco in carriera, un Campionato Europeo per Nazioni nel 1968, quella che una volta si chiamava la coppa Henry Dunlay, un secondo posto al mondiale messicano del 1970 e protagonista della partita del secolo Italia Germania Ovest e uno scudetto col Cagliari al fianco di Albertosi, Cera, Nené, Domenghini con il filosofo Scopigno in panchina.
Quel tricolore vale per dieci poiché per la prima volta nel dopoguerra una provinciale mette in fila il gota del calcio dei ricchi Juventus, Inter e Milan.
Riva è rimasto legato al Cagliari e alla Sardegna tutta la vita, anche quando era capo delegazione della Nazionale, rimpiazzato poi da Vialli, eppure Rombo di Tuono, appena arrivò a Cagliari, a metà degli anni Sessanta, dalla Lombardia provò un senso di angoscia e la prima reazione fu di mollare tutto e tornare a casa e invece bastarono pochi giorni, affinché quel legame durasse per sempre, divenendo la bandiera di una città e di un popolo, rifiutando le offerte dell’Avvocato Agnelli che lo avrebbe voluto fortemente a Torino.
Vogliamo ricordare Riva per un episodio, per uno scontro con il principe degli arbitri Concetto Lo Bello, durante un Juventus Cagliari quando i bianconeri segnarono il secondo goal contestatissimo dai rossoblu tanto che Riva litigò con Lo Bello per tutto il secondo tempo dicendogli che voleva essere espulso… invece l’arbitro siciliano non gli mostrò il cartellino rosso e durante una punizione invitò Cera a crossare in area per Riva in modo da assegnare un calcio di rigore per gli isolani.
Ci auguriamo che lo stadio di Cagliari venga dedicato a Gigi Riva, lo merita.
Mimmo Bafurno; AtletaMagazine.it
