Un calcio ai pregiudizi. La favola di Cristiano Lucarelli
“Sono cresciuto nel quartiere Shangai a Livorno, il più difficile della città insieme a Corea, nomi asiatici, perché le case popolari avevano appartamenti molto piccoli, quattro per ogni pianerottolo. Ma chi è uscito da lì, chi si è sollevato dal niente, non ha più avuto paura della vita. Con mio fratello Alessandro e i miei genitori Maurizio e Franca aspettavamo la partita come una liberazione, la vivevamo tutti insieme allo stadio.
Era bellissimo. Papà è stato camionista, poi camallo al porto. Dopo Shangai abbiamo abitato in via Garibaldi, vicino al mercato ortofrutticolo. Io lottavo per il pane, non per il filetto. Ho segnato 240 gol ovunque e a chiunque, sono stato capocannoniere ma tutto è stato sottovalutato rispetto ai miei ideali politici, che pure porterò nella tomba. Non è giusto. Quando mostrai il Che, avevo venti anni. Ora ne ho 45 e sono quasi nonno.
La Serie C? Ho visto piazze dove si partiva alle 5 della domenica mattina per andare a giocare, con le nostre auto e senza neppure i soldi per la benzina”.
Da bomber a tecnico della Ternana che in Serie C, gruppo C, guarda tutti dall’altro giocando un calcio offensivo. Quando in Serie A sfidava i grandi attaccanti per la classifica marcatori vinta nel 2005. Il bomber Cristiano Lucarelli.
Fonte: La Repubblica
