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Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!

Madrid (Spagna), Stadio Santiago Bernabeu l’arbitro della finalissima del Mundial del 1982, il brasiliano Coelho, prese il pallone tra le mani e fischiò tre volte (uno dei guardalinee era Klein, l’arbitro di Italia Brasile). Quello fu il segnale che fece impazzire 60 milioni di persone che vivono in una penisola a forma di stivale chiamata Italia che come le vongole vivono nello stesso piatto ma si pisciano in faccia l’uno con l’altra ma che quando c’è di mezzo la Nazionale di calcio o la Ferrari diventano una anima sola.

Il più felice di tutti era Sandro Pertini, eletto Presidente della Repubblica nel 1978, un anno prima era entrato nelle case e nel cuore degli Italiani per essere rimasto con i Vigili del Fuoco che cercavano di salvare dal pozzo artesiano il piccolo Alfredino Rampi (oggi avrebbe avuto la mia età) e che quella notte del 11 luglio nella tribuna d’onore del Bernabeu sembrava un capo ultrà dicendo con il linguaggio del corpo al cancelliere tedesco Scmidth NON CI PRENDETE PIU’. Eppure il Presidente non voleva esserci, per scaramanzia, poi partì a bordo del DC9 dell’Aeronautica da solo (disse chiunque voglia andare a Madrid lo faccia a proprie spese), per poi ritornare con i CAMPEON e per ingannare il tempo di volo tra Madrid e Ciampino, partecipò ad una memorabile partita di scopone avendo come compagno il Capitano Zoff e sfidando il “Barone” Causio e il “vecio” Bearazot. Per la cronaca il Presidente perse e sembra che non la prese bene. Quando Zoff si ritirò dal calcio giocato un anno dopo, Pertini lo invitò al Quirinale.

Quel giorno dunque l’Italia dopo 44 anni rivinse il Campionato Mondiale, da imbattuta con 3 pareggi e 4 vittorie e con Paolo “Pablito” Rossi capocannoniere con 6 goal e futuro vincitore del Pallone d’Oro. A contenderci quel titolo fu la Germania Ovest che però sembrava più stanca dopo una sofferta semifinale contro la Francia di Platini, vinta in rimonta ai calci di rigore e un giorno in meno di riposo. L’Italia doveva fare a meno di Antognoni, infortunatosi contro la Polonia e Bearazot schiera il diciottenne Bergomi in difesa che annullerà Rumenigge (i due giocheranno insieme nell’Inter) mentre Gentile si francobolla su Littbarski e non gli fa toccare palla, Oriali subirà duecento calci, soprattutto da quella faccia di cazzo di Stilieke, e al primo fallo fu ammonito, Bruno Conti fece impazzire coi suoi dribling i Kartofen di bianco vestiti, il povero Graziani si infortunò dopo 11 minuti e fu sostituito da Altobelli, Tardelli era a tutto campo pronto a schiarirsi la voce per quell’urlo che diventerà leggenda, e Cabrini passerà un brutto primo tempo dopo aver sbagliato un calcio di rigore per un fallo di Briegel su Conti, il primo tempo termina 0 a 0

La musica cambia nella ripresa quando al 12’ dopo l’ennesimo fallo su Oriali (commesso da Rumenigge) la palla arriva a Gentile che dalla destra crossa in area, sulla palla si avventano Cabrini e Rossi, ma è il Pablito nazionale che insacca alle spalle di Schumacher (nessuna parentela col pilota della Ferrari, in quanto troppo stronzo) ed esplode il Bernabeu e l’Italia intera. L’apoteosi dodici minuti dopo quando dopo un fraseggio tra Bergomi e Scirea, due difensori italiani nell’area teutonica (alla faccia del calcio catenaccio) la palla a arriva a Tardelli che da fuori area insacca, Tardelli inizia a correre urlando senza una meta come un matto, il servizio d’ordine blocca i panchinari azzurri che si riversano in campo, alla fine si lascia cadere a terra e viene sommerso dai suoi compagni mentre Pertini salta in tribuna.

L’Italia, ora, gioca sul velluto e sfrutta le ripartenze che si concretizzano al 36’ (da notare la sequenza dei goal ogni 12 minuti), quando Conti si invola sulla destra e in superiorità numerica serve Altobelli che dribbla Schumacher e insacca, da segnalare la sua esultanza, sembrava uno a cui avessero appena comunicato una brutta notizia al contrario di Pertini che si rivolge al cancelliere tedesco e gli dice NON CI PRENDETE PIU’, il goal della bandiera di nonno Breitner è influente e dopo il suo personale conto alla rovescia NANDO MARTELLINI grida per tre volte CAMPIONI DEL MONDO e in una specie di “trance agonistica” nomina tutti gli eroi di Spagna ma si dimentica di Collovati, che non la prende bene.

Milioni di persone si riversano in strade per caroselli, bagni nelle fontane, Mick Jagger che coi Rolling Stones era in concerto a Torino, interrompe lo spettacolo e intona Ale-oo, i giornalisti fanno a gara per trovare parole di elogio, eppure hanno massacrato la Nazionale e Bearazot fino alla partita col Brasile, ma si sa l’Italia è un Paese dove tutti salgano sul carro dei vincitori…

Oggi siamo orfani sia di Pertini che di Bearazot e Rossi, e in questo 11 luglio, quarant’anni dopo ci piace immaginarli lassù a giocare a scopone, magari come quarto hanno chiamato Maradona… termino qua qualsiasi altra cosa sarebbe superflua.

Mimmo Bafurno, AtletaMagazine.it