Alcaraz vince ad Indian Wells e torna n. 1. Sinner sconfitto in semifinale, male gli altri azzurri
Se uno a 19 anni (Alcaraz) ha già vinto 8 tornei di cui uno slam, tre masters1000 e 2 ATP500, è stato ed tornato n. 1 del mondo, mentre l’altro a 21 anni (Sinner) di titoli ne ha vinto 7, tra i quali il più importante è un ATP500, e si barcamena tra il 15° e il 10° posto del ranking, una differenza ci sarà, come pure una logica spiegazione. E’ inutile lasciarsi andare in previsioni a mio avviso azzardate, anche se da buon italiano me lo auguro con tutto il cuore, laddove Alcaraz e Sinner saranno il duo che accenderanno le sfide dei prossimi anni. Come pure, sempre a mio modestissimo parere, è inutile continuare a giustificare tutte le volte le sconfitte dell’altoatesino, che puntualmente arrivano ad ogni appuntamento importante. Nelle partite che servono per fare quello step che ancora manca a Jannik e cioè il passaggio da campione a fuoriclasse, al momento è sempre venuto meno. Al termine del match lo stesso Sinner ha dichiarato che non ha funzionato il servizio. Verità sacrosanta, specie nel secondo set in pratica non ha messo più una prima, ma ridurre la sconfitta alla mera mancanza del servizio è un esercizio abbastanza arduo per la memoria. Lo spagnolo ha vinto perché ha giocato un tennis potente che, spesso ha messo alle corde Sinner, è stato più forte mentalmente, ha saputo reagire ai momenti di difficoltà, insomma la vittoria l’ha meritata. La verità è che Alcaraz è più forte, lo stesso Bertolucci, che di tennis sicuramente ne sa più di noi, ha voluto sottolineare questo aspetto, dopo che si erano sprecate le giustificazioni ad una sconfitta molto cocente. Eppure il cammino dell’azzurro era stato perfetto, come spesso accade, liquidato in due set all’esordio il sempre pericoloso Gasquet per 6-3 7-6, nel turno successivo si sbarazzava dell’altro francese Mannarino con il punteggio 7-6 6-4. Negli ottavi forse il suo miglior match, a distanza di un mese, travolgeva nuovamente Wawrinka, così come era accaduto a Rotterdam, per 6-1 6-4. Nei quarti Sinner doveva vedersela con Fritz n. 5 del ranking, anche lì disputava un buon incontro, nonostante qualche passaggio a vuoto come nel secondo set, vinto dall’avversario, ma ripreso ottimamente nel terzo aggiudicatoselo per 6-4, dopo che con lo stesso punteggio aveva vinto il primo. Un risultato ottimo che lasciava ben sperare per la semifinale ma che alla fine è andata come tutti sappiamo, con il nostro portacolori capace di reggere in un primo set molto equilibrato, ma poi perso per uno sciagurato tie-break. Senza storia il secondo set, con Alcaraz ormai padrone del gioco, con un piede sempre all’interno del campo e con Sinner sempre in affanno, con la logica conclusione di un rotondo 6-3 per l’iberico. Dunque ancora una volta l’altoatesino resta l’eterno incompiuto, anche se l’unico italiano ad arrivare alle fase finali di una manifestazione. Tragicomica la situazione di Berrettini, in evidente crisi d’identità, il romano già reduce dall’eliminazione al primo turno degli Australian open, rientrava un mese dopo ad Acapulco e dopo aver superato due turni, incappava nel danese Rune che gli infliggeva un pesantissimo 6-0 nel primo set. A questo punto Matteo incapace di una minima reazione si ritirava sull’1-0 della seconda partita. Rientrato a Indian Wells cadeva all’esordio, superato dal giapponese Daniel in tre set. Quindi, per rimanere in allenamento, durante la seconda settimana del masters1000 californiano, ha pensato bene di inscriversi al challenger di Phoenix, che dato il montepremi era quasi un torneo major. Ebbene Berrettini dopo aver ottenuto, non senza difficoltà, la qualificazione ai quarti, per aver battuto all’esordio il nostro giovane Bellucci e l’australiano Vukic, perdeva incredibilmente contro il russo Shevchenko, che è soltanto omonimo del grande campione di calcio. Quello che stride non è tanto la sconfitta ma per come è avvenuta, condizionata da errori clamorosi e cali di concentrazione. Se Berrettini è in evidente crisi, meglio non stanno gli altri italiani che vanno per la maggiore. Stendiamo un velo pietoso, infatti, su quanto fatto dai vari Musetti, Sonego e Fognini a Indian Wells, tutti sconfitti negli incontri d’esordio. Musetti in qualità di testa di serie partiva direttamente dal secondo turno, giustiziato senza appelli da Mannarino in due set per 6-4 6-4. Al primo turno, invece, uscivano Sonego per mano dell’australiano Kubler in due set e, tanto per cambiare, Fognini, ormai sempre più votato al doppio che al singolare, battuto in due partite dall’americano Shelton. Il masters californiano ha consacrato, dunque, Alcaraz che in finale si è sbarazzato con facilità di Medvedev in due set per 6-3 6-2. Anche qui verrebbe da fare il paragone con Sinner, laddove proprio con Medvedev, l’altoatesino, invece, cedette la finale di Rotterdam. Questa settimana prenderà il via il secondo masters1000 consecutivo e cioè Miami, si riparte, per quanto riguarda gli azzurri, con le solite rinnovate speranze che ci auguriamo non restino disattese, come da un paio di anni a questa parte. Per quanto riguarda il circuito challenger da segnalare la semifinale raggiunta da Vavassori in singolare e la finale in doppio con Darderi, in entrambi i casi sconfitto a Vina del Mar in Cile. La classifica settimanale vede molti cambiamenti a livello di top ten, come detto grazie al trionfo di Indian Wells Alcaraz si riprende il trono, Djokovic scivola, quindi al n. 2, mentre Tsitsipas e Ruud si confermano rispettivamente 3° e 4°. Medvedev continua la sua risalita ed ora si porta al n. 5, il balzo maggiore, però, lo fa Auger-Aliassime che guadagna ben 4 posizione e sale al n. 6. Restano fermi Rublev e Rune, nn. 7 e 8, ottiene due posizioni Hurkacz che rientra nella top ten al n. 9, chiusa da Fritz che, di contro, perde ben 5 posti e si colloca al n. 10. Nonostante tutto, grazie alla semifinale Sinner sale di due gradini ed ora è ai margini dei primi dieci, essendo ora n. 11. Stabile Musetti al n. 21, ugualmente Berrettini che resta al n. 23- +1 per Sonego ora n. 59, continua a cadere Fognini, perde 3 posizioni e si colloca al 91° posto, come pure Cecchinato che con 4 posizione perse è ora n. 95.
ROBERTO ERRANTE
