Gli scudetti sfiorati di Aurelio. Parte IV – Stagione 2017/18, Stupido Hotel
Il 23 luglio 2016 si consumò, dunque, il grande tradimento. La platea del San Paolo aveva salutato il suo goleador da record con il giro di campo dopo la storica tripletta con il Frosinone. L’estate di Gonzalo Higuain fu caratterizzata dall’ennesima delusione con la nazionale albiceleste. Dopo il clamoroso errore al Maracana, in finale mondiale 2014, ed il rigore sbagliato in Cile, in finale di Copa America 2015, il Pipita riuscì a fallire anche l’appuntamento con la Copa America del Centenario. Durante l’eccezionale competizione, svoltasi negli Stati Uniti, in un’intervista fu chiesto all’attaccante di rivolgere un pensiero ai tifosi napoletani. “Stiano tranquilli” fu la risposta. In finale, Gonzalo sbagliò un’occasione abbastanza comoda e il trofeo tutto d’oro finì in Cile. Nel frattempo, si fecero man mano più insistenti le voci di un clamoroso passaggio alla Juventus. Le dichiarazioni del fratello procuratore Nicolas divennero sempre più sibilline. Ufficialmente, il Napoli attendeva il suo bomber in ritiro a Dimaro, al termine della proroga a seguito degli impegni in nazionale. Gonzalo si fermò invece a Madrid per fare le visite mediche in gran segreto, per poi firmare con la Juventus che pagò la clausola rescissoria, prevista dal contratto, pari a circa 94 milioni di euro. I detrattori di De Laurentiis hanno sempre accusato il presidente di non aver fatto nulla per impedire la trattativa, anzi di aver in qualche modo spinto per la cessione. Prima con le famose dichiarazioni sul peso forma dell’attaccante, poi favorendo la società acquirente, a cui fu concesso di pagare la considerevole cifra in due anni. I soldi della dolorosa cessione furono investiti non benissimo. Il Napoli aveva già preso due difensori: dopo un lungo corteggiamento, fu finalmente ingaggiato Nikola Maksimovic dal Torino, a cui si aggiunse Lorenzo Tonelli dall’Empoli. Poi, con i milioni di euro ricavati dalla clausola di Higuain furono presi tre giovani centrocampisti di grandi promesse, solo parzialmente mantenute: Amadou Diawara dal Bologna, Marko Rog dalla Dinamo Zagabria e Piotr Zielinski dall’Udinese. Soltanto quest’ultimo sarebbe durato a lungo in maglia azzurra, alternando grandi giocate a pause inspiegabili in relazione all’innegabile talento. Come centravanti fu scelto un giovane polacco dal fisico statuario ma, si sarebbe scoperto, dalle ginocchia fragili: Arkadiusz Milik, pagato ben 32 milioni all’Ajax. A completare la rosa, arrivò Emanuele Giaccherini a parametro zero. Oltre ad Higuain, lasciarono, costoro in verità senza rimpianti, David Lopez, Valdifiori e i famosi Grassi e Regini, ovvero gli acquisti del precedente mercato invernale con il Napoli primo in classifica, altra operazione mai digerita dai contestatori di De Laurentiis. Il Napoli 2016/17 fu il più bello del triennio di Sarri. Una squadra che giocò un calcio meraviglioso, rasentando la perfezione nella seconda parte della stagione. Una squadra che avrebbe potuto anche vincere lo scudetto, senza quel disgraziato mese e mezzo tra ottobre e novembre. Nell’ultima partita di settembre, gli azzurri avevano strabiliato in Champions League spazzando via il Benfica 4-2, un risultato anche bugiardo perché sul 4-0 i ragazzi di Sarri si concessero una pausa consentendo ai lusitani di limitare i danni. Il 2 ottobre, in campionato a Bergamo, i partenopei persero 1-0. Segnò la rete decisiva un giovanissimo Andrea Petagna. Quel giorno nacque di fatto l’Atalanta di Gasperini che avrebbe meravigliato per tanto tempo, in Italia e in Europa. La settimana dopo, in nazionale con la Polonia Milik si ruppe per la prima volta il legamento crociato. Il Napoli, colpevolmente, in estate non aveva pensato ad un vero e proprio sostituto del polacco. Fu provato inizialmente Gabbiadini, con scarsi risultati. Senza un bomber arruolabile, gli azzurri persero terreno in campionato. Finchè a Sarri non venne l’idea di provare Dries Mertens, che aveva sempre giocato laterale, al centro della manovra offensiva. Il belga ci mise un po’ per imparare il nuovo ruolo. Ma dopo qualche settimana di rodaggio, l’intuizione si rivelò geniale. Nel frattempo, in quel mese e mezzo fatidico la Juventus e la Roma acquisirono un vantaggio che avrebbero conservato fino alla fine del campionato. Il 2 dicembre 2016, iniziò lo spettacolo: Napoli-Inter 3-0. Quella sera per l’ultima volta giocò Gabbiadini titolare. Dalla successiva partita, Mertens si trasformò in un cecchino formidabile. Cagliari-Napoli 0-5 (tripletta), Napoli-Torino 5-3 (quaterna) e così via in un crescendo di emozioni e di reti indimenticabili. L’avventura in Champions League terminò agli ottavi. Il Napoli, che pure vinse il suo girone, trovò il Real Madrid che a sorpresa era passato come secondo. Il 15 febbraio 2017, al minuto 8 della sfida d’andata, una beffarda conclusione di Lorenzo Insigne da fuori area portò il Napoli in vantaggio al Santiago Bernabeu. Un momento storico, sebbene effimero, che nessun tifoso partenopeo potrebbe mai dimenticare. Ma poi vinse il Real Madrid, 3-1 all’andata e al ritorno. In coppa Italia, la corsa si fermò in semifinale contro la Juventus. Fischiatissimo Gonzalo Higuain, che al San Paolo segnò la doppietta decisiva. In campionato, la rimonta fu frenata da alcuni pareggi inspiegabili. Ad esempio a Firenze, nell’ultima partita del 2016. Un Napoli meraviglioso che dominò in lungo e largo ma che alla fine rischiò di perdere, salvato solo dal rigore di Gabbiadini all’ultimo secondo (3-3). Il 29 gennaio 2017, in casa contro il Palermo finì 1-1, con gli azzurri addirittura salvati da una papera del portiere rosanero dopo decine di occasioni sprecate. Ma per il resto, soltanto magie. Ad esempio il clamoroso 1-7 a Bologna, lo 0-3 all’Olimpico contro la Lazio, lo 0-5 a Torino contro i granata. La solita Atalanta impose l’unica sconfitta di un girone di ritorno in cui il Napoli fece più punti di tutti: 48, risultando anche il miglior attacco del torneo con 94 reti. Dries Mertens andò in gol per 28 volte, beffato sul filo di lana in classifica cannonieri da Dzeko di una sola lunghezza, nonostante il belga avesse di fatto iniziato a segnare soltanto da dicembre. Riuscì comunque a segnare 4 gol più di Higuain, una soddisfazione non da poco per i tifosi partenopei. Lo scudetto lo vinse la Juventus con 91 punti, seconda la Roma di Spalletti a 87. Il Napoli di Sarri chiuse terzo con 86 punti ma con la convinzione di essere pronto per la vittoria del campionato. Nacque nelle ultime settimane del campionato 2016/17 il famoso patto scudetto tra la squadra, l’allenatore e la società. In pratica, i calciatori chiesero di rimanere in blocco per la stagione successiva, convinti di poter vincere il tricolore. Una manna per De Laurentiis, che si limitò a prendere soltanto il terzino Mario Rui e il talentuoso ma acerbo Adam Ounas. L’acquisto del portoghese, reduce da un grave infortunio con la Roma, fu sottovalutato per diversi mesi ma poi rivalutato decisamente alla distanza. Lasciarono Strinc e Leonardo Pavoletti, il centravanti preso a gennaio per sostituire l’infortunato Milik ma che poi fu di fatto chiuso dall’esplosione di Mertens. Il campionato iniziò il 19 agosto con la vittoria a Verona salutata dal ritorno al gol di Milik e dalla rete di Ghoulam, che nel frattempo era diventato un terzino sinistro formidabile e giocò due mesi letteralmente fenomenali. Fu l’inizio di un percorso costellato da vittorie e di reti. Il 17 settembre, a pochi giorni dalla festa patronale, la serie A salutò dopo 29 anni un derby campano: Napoli-Benevento. Alla vigilia, i tifosi giallorossi invocarono un simpatico aiuto proprio a San Gennaro, che in fondo era originario di Benevento. Ma il Napoli vinse facile, 6-0. I partenopei vinsero 8 gare consecutive, segnando un minimo di 3 reti a partita. Eppure qualcuno trovò il modo di contestare. Perchè, in Champions, gli azzurri incapparono in una inopinata sconfitta all’esordio, decisiva per il passaggio del turno. In Ucraina, contro lo Sachtar, Sarri preferì fare un mini turnover, riservando i titolari per il successivo impegno contro il Benevento. Fu un messaggio chiaro quello lanciato dal tecnico toscano: la sua squadra avrebbe puntato tutto sullo scudetto. Forse sbagliando. Ma comunque va sottolineato che la rosa a disposizione non era sufficientemente ampia per sostenere tutti gli impegni stagionali. In campionato, comunque, la marcia proseguì senza intoppi, con una vittoria in casa della Lazio 1-4 impreziosita da una perla di Mertens di rara bellezza. Più difficile del previsto il successo la settimana dopo a Ferrara contro la neopromossa Spal. Una sfida decisa solo nel finale da una prodezza di Ghoulam, che segnò da fuori area addirittura con il piede destro. In quell’occasione, s’infortunò di nuovo Milik. Secondo crociato rotto in un anno per lo sfortunato polacco, costretto nuovamente ad una lunga sosta forzata. La marcia in campionato s’interruppe in casa contro l’Inter del nuovo allenatore Luciano Spalletti. Dopo 8 vittorie consecutive arrivò un pareggio per 0-0, con grandi parate sia di Handanovic che di Reina, nonché un provvidenziale salvataggio di Raul Albiol quasi sulla linea, nei minuti finali. Il 1° novembre 2017, Champions League: Napoli-Manchester City. La sera dell’infortunio al ginocchio di Faouzi Ghoulam. Una vera e propria disdetta, al termine di un primo tempo in cui il Napoli aveva dato lezioni di calcio ai più rinomati avversari. Alla fine, la sconfitta per 4-2 contro gli uomini di Guardiola fu il minimo. Il vero peccato fu dover rinunciare all’algerino, che non sarebbe mai più tornato a certi livelli. Per fortuna, il Napoli riuscì in qualche modo a sopperire con il rientrante Mario Rui. Ma non fu la stessa cosa. Almeno inizialmente. Proprio un errore di posizionamento del portoghese consentì a Gonzalo Higuain di firmare il gol decisivo nello scontro diretto al San Paolo. Fu una partita condizionata dalla polemica innescata alla vigilia da Edoardo De Laurentiis. Con il Pipita infortunatosi alla mano, improvvidamente il figlio del presidente rilasciò una dichiarazione con la quale si diceva dispiaciuto dell’assenza, perché gli sarebbe piaciuto rifilare quattro reti al grande ex. Strascichi di un addio mai perdonato. L’argentino riuscì a recuperare per tempo. Fu accolto con il solito frastuono assordante di fischi a cui rispose con un’esultanza rabbiosa. Portò la mano all’orecchio, invitando gli ex tifosi a fischiare ancora più forte. Poi, con lo stesso arto indicò verso la tribuna, dove c’era il patron Aurelio, pronunciando una frase che sarebbe diventata iconica: “es tu colpa”. Al di là dei contorni polemici, Napoli-Juventus fu la classica vittoria brutta ma pesante targata Allegri, con i bianconeri che ridussero il distacco in classifica ad appena un punto. Come nella stagione 2015/16, le due battistrada iniziarono un prolungato duello a suon di vittorie. Ad ogni successo dell’una, replicava immancabilmente l’altra. Il Napoli ottenne il platonico titolo di campione d’Inverno a Crotone, con una vittoria più risicata del previsto: uno 0-1 firmato da Hamsik. Nel secondo tempo, Mertens toccò il pallone in area tra petto e braccio. Da quella stagione, i tifosi di calcio iniziarono a prendere confidenza con una novità che avrebbe cambiato totalmente il modo di guardare le partite. Il VAR, acronimo di Video Assistence Referee: in pratica un arbitro dietro ai monitor a supporto del direttore di gara impegnato sul terreno di gioco. Il campionato italiano fece da cavia, poi si aggregarono l’anno dopo tutti gli altri. Ebbene, il Var giudicò regolare l’intervento del belga, che non venne dunque sanzionato con il calcio di rigore. “Mertens a Crotone” divenne il mantra dei tifosi juventini, nella solita classica linea difensiva del “lo fanno anche gli altri”. Polemiche a parte, il Napoli chiuse il girone d’andata con 48 punti, bissando il ritorno del campionato precedente. Inoltre, nell’anno solare 2017 gli azzurri raggiunsero il punteggio record di 99 punti conquistati. Mai nessuna squadra era stata capace di tanto, senza essere premiata dallo scudetto. Ma si sa, per il Napoli certe statistiche esistono per essere smentite. Ad ogni modo, i 48 punti di un girone d’andata quasi perfetto non potevano lasciare tranquilli i calciatori in maglia azzurra, perché la Juventus era sempre lì, a 47. Nella prima giornata di ritorno a Cagliari, lo juventino Bernardeschi toccò chiaramente il pallone con il braccio largo in area di rigore. Ma all’epoca, a differenza di oggi, il regolamento concedeva al direttore di campo la totale discrezione se consultare l’assistente al monitor oppure no. E nella circostanza l’arbitro Calvarese urlò ai cagliaritani “ho visto io, ho visto io”. Peccato avesse visto male. Dettagli. Furono ben 10 le vittorie consecutive degli azzurri. La Juventus fece altrettanto. Poi, il 3 marzo arrivò il sorpasso al termine di una serata storta, che poi sarebbe sfociata in tragedia per motivi, purtroppo, ben più gravi. Sabato di campionato, Juventus impegnata in trasferta con la Lazio, subito dopo sarebbe toccato agli azzurri in casa contro la Roma. Lazio-Juve fu una partita contratta, senza troppe emozioni. I padroni di casa lamentarono un calcio di rigore che non venne concesso. La sfida stava scivolando via verso un inevitabile 0-0. Intanto, a Fuorigrotta lo stadio si era già riempito in attesa della partita dei beniamini in maglia azzurra. I tifosi, sia all’interno dello stadio che all’esterno, stavano contando i secondi finali per poter finalmente accogliere un mezzo passo falso dei rivali. In diretta televisiva, un noto giornalista napoletano non ne rimediò una bella figura, annunciando festante il pareggio. In realtà aveva segnato Dybala, praticamente all’ultimo secondo. A completare la frittata ci pensò un Napoli forse condizionato dalla notizia, non aiutato dalla buona sorte al cospetto di un Roma che tirò 3 volte in porta, segnando 4 gol. La Juventus si portò avanti in classifica. Ma la notte si sarebbe trasformata in tragedia, portando via nel sonno Davide Astori, il capitano della Fiorentina trovato senza vita nella sua stanza d’albergo ad Udine, per la trasferta del giorno dopo. Naturalmente, il campionato si fermò in segno di lutto. Alla ripresa, il Napoli pareggiò 0-0 contro l’Inter e la Juventus ne approfittò per allungare ulteriormente in classifica. Il 17 marzo, però, i bianconeri fecero 0-0 contro la Spal, fermando a 12 la serie di vittorie consecutive. Il Napoli, non più brillante come qualche settimana prima, faticò oltre le aspettative in casa contro il Genoa ma ottenne un preziosissimo 1-0 con un colpo di testa di Raul Albiol. I punti di distacco tornarono subito a 4 il turno successivo, con i partenopei fermati 1-1 dal Sassuolo. Il sogno sembrò infrangersi definitivamente alla giornata 31: Napoli-Chievo. Una partita maledetta fino al novantesimo, con gli ospiti in grado di arginare tutte le offensive dei padroni di casa, nonché di approfittare di un errore della difesa partenopea per portarsi in vantaggio ad un quarto d’ora dal termine. Quando sembrava tutto finito, nei minuti di recupero ci pensarono il rientrante Milik e Diawara a ribaltare la situazione, ottenendo un insperato successo per 2-1. Ci volle un’autentica impresa per superare il portiere del Chievo, il campano Sorrentino. Ci pensò un altro estremo difensore campano, il giovanissimo Gianluigi Donnarumma, a fermare il Napoli la settimana dopo, togliendo letteralmente dalla porta una conclusione a botta sicura di Milik. Milan-Napoli finì 0-0. Era il 15 aprile 2018. La Juventus vinse contro la Sampdoria e si portò a 6 punti di vantaggio a 6 giornate dalla fine. Lo scudetto sembrava ormai assegnato, tanto più che nell’infrasettimanale turno successivo i bianconeri avevano un impegno agevole a Crotone, per poi ospitare i partenopei nel proprio stadio, dove li avevano sempre battuti. Mercoledì sera, 18 aprile, il Napoli era allo stremo delle forze e stava perdendo 2-1 in casa contro l’Udinese, quando arrivò una notizia imprevedibile dalla Calabria: Simeon Nwankwo, meglio conosciuto come Simy, aveva pareggiato in rovesciata l’iniziale inevitabile vantaggio di Alex Sandro. Il San Paolo si trasformò in una bolgia infernale. Il Napoli ritrovò energie insospettabili e travolse letteralmente gli avversari in pochi minuti, vincendo alla fine 4-2. Gli effetti delle contemporaneità, merce rara nel calcio moderno. Il 22 aprile 2018 si giocò lo scontro diretto alla giornata numero 34. Inutile spendere parole per una partita entrata di diritto nella storia del calcio napoletano. Al minuto 90, la capocciata indimenticabile di Koulibaly violò lo Juventus Stadium. La Campania fu pervasa dall’onda d’urto di un boato indescrivibile. Scene di giubilo che soltanto chi ha vissuto può capire. A quattro giornate dalla fine, questa la situazione in classifica: Juventus 85, Napoli 84. E la settimana dopo i bianconeri avrebbero giocato a San Siro contro l’Inter in cerca di punti per la qualificazione in Champions League. Quella partita di sabato 28 aprile è rimasta altrettanto impressa nella memoria dei tifosi del Napoli e di tutti gli appassionati di calcio. Anche in questo caso, spendere parole è esercizio del tutto superfluo. Resta l’emozione che nessuno potrà mai cancellare di quei 25 minuti, dall’autogol di Barzagli che permise all’Inter di passare in vantaggio 2-1, fino al gol del 3-2 di Higuain. Quei 25 minuti in cui il Napoli, i calciatori, l’allenatore e tutti i tifosi sparsi per il mondo accarezzarono lo scudetto con la mente e con il cuore. Uno scudetto che sfumò via in quella torpida notte di errori inspiegabili e mai spiegati. Il giorno dopo, sbagliando, il Napoli mollò la presa, perdendo 3-0 a Firenze. Fu la tripletta di Giovanni Simeone a infrangere definitivamente i sogni tricolore. Il Cholito avrebbe avuto modo di farsi perdonare, nella stagione in corso, da una tifoseria che in quel momento un po’ l’ha odiato, anche se la testa di tutti era rimasta ai minuti finali della partita della sera prima. Maurizio Sarri, che non è mai stato un fenomeno di comunicazione, commentò la sconfitta parlando di scudetto perso in albergo. Una frase che ha avuto la colpa di non essere chiara fino in fondo, anche se soltanto chi non ha voluto capire non ha inteso. Naturalmente, la stampa nazionale non perse l’occasione per dare in pasta all’italiano medio la dichiarazione infelice di un allenatore che aveva sfiorato un capolavoro storico, ma che alla fine appariva semplicemente come l’artefice di un progetto incompiuto. Un tecnico che in fondo, in 3 anni, non aveva vinto inevitabilmente niente in una piazza che come al solito non avrebbe mai potuto più vincere niente, senza Maradona. Questo il pensiero dell’italiano medio, che si riempì la bocca citando a sproposito la frase, comunque infelice, di Sarri. Un pensiero condiviso da chi ritiene sostanzialmente più rassicurante che le cose vadano sempre in una certa maniera e che nel calcio vincano sempre le stesse squadre. Il Napoli di Sarri chiuse con il punteggio record di 91 punti. La “rivoluzione sarrista”, come fu efficacemente ribattezzata da qualcuno, si concluse dopo un triennio ricco di soddisfazioni ma povero di trofei. Fu comunque un periodo storico che, se non ha riempito la sala trofei, ha sicuramente riempito d’orgoglio il cuore dei veri tifosi partenopei.
Domenico Fabbricatore
