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Sinner nella storia, bissa il successo agli Australian Open

E’ ancora e sempre lui. Jannik Sinner trionfa per il secondo anno consecutivo agli Australian Open e lo fa al termine di una finale dominata sin dalle prime battute, a differenza dello scorso anno quando dovette rimontare uno svantaggio di due set e avere la meglio su Medvedev soltanto al quinto. Per carità anche lì si trattò di un’impresa, il suo primo slam in carriera, primo italiano a farlo in Australia, ma quello di adesso ha un sapore diverso, un’importanza maggiore. Primo perché ripetersi è notoriamente sempre più difficile, soprattutto quando ormai sei il tennista da battere per tutti, secondo perché l’avversario era un certo Zverev, non solo n. 2 del ranking, ma perché in un periodo di forma superlativa.

Sinner, dunque, un anno dopo la prima gioia Slam, batte il numero 2 del mondo, rifilando al malcapitato tedesco un secco 3-0. Il punteggio di 6-3 7-6 6-3 la dice lunga sul dominio dell’azzurro che ha disputato un match ad altissimi livelli, senza mai soffrire o andare sotto. Jannik ha vinto il primo set in 46 minuti e ha mantenuto la pressione nel secondo, dove c’è stato un certo equilibrio, con Zverev costretto, tuttavia, sempre a subire, ma dove ha profuso il massimo impegno per riuscire a ristabilire una parità mai in discussione.

Capace di arrivare fino al tie break, dove l’italiano sbaglia di rado: ha vinto tutti e quattro quelli giocati a Melbourne e 16 degli ultimi 18. Ma la bravura dell’altoatesino ed un pizzico di fortuna, che nello sport, come nella vita, non guasta mai, hanno spento ogni velleità del tedesco, ormai frustrato dal punteggio e logorato da Sinner, nulla ha potuto nel terzo set. L’italiano ottenuto il break per il 4-2, ha raggiunto senza fatica il successo, per un nuovo, ennesimo, trionfo. Jannik diventa, quindi, il primo italiano della storia ad aver vinto tre Slam, allungando la striscia record di 21 vittorie sul cemento, proprio contro colui che per ultimo lo aveva battuto in uno major sul duro, a New York nel 2023.

Un Sinner quasi perfetto che ha avuto una leggera incertezza negli ottavi contro Holger Rune, a causa di un malessere, più di natura ansiosa, che lo aveva costretto a capitolare nel secondo set, ma che poi, ripresosi alla grande, ha finito per dominare il match. Capace di tirare fuori il tennis migliore, giocando con una semplicità disarmante, proprio nella partita decisiva, tanto da non offrire alcuna palla break al suo avversario nel totale dei tre set giocati. Questa la differenza tra il numero 1 e il numero 2: tre finali Slam vinte per Jannik, altrettante perse per Zverev che non è mai riuscito ad imporre il proprio gioco, costretto sempre ad affannosi recuperi. Una sconfitta che lo ha talmente frustrato, tanto da lasciarsi andare ad una sorta di crisi isterica. Il tedesco è apparso, infatti, alla fine quasi distrutto dalla delusione e dal senso di impotenza patito nel match.

L’azzurro, arrivato all’ultimo atto dopo aver perso solo due set e con la voglia di confermarsi campione a Melbourne e diventare il primo italiano della storia a vincere tre tornei Slam, non ha dato mai alcuna chance al rivale, che, di contro, era ancora a caccia della prima vittoria in uno slam. Sinner è insomma sempre più il signore assoluto del tennis mondiale. Più forte dei piccoli malanni patiti durante il torneo e anche oltre le polemiche, ultima quella riaccesa dalla Bild che tra vigilia e post finale ha ricordato il caso doping-Clostebol ancora aperto. Ne discuterà il Tas a metà aprile. Sinner, che ha dichiarato di saper vincere nella sua testa ogni paura, ha voluto subito anche condividere la sua gioia con la famiglia a casa e col suo team.

E’ innegabile che da quando lavora con l’attuale team, soprattutto con il duo Vagnozzi-Cahill, l’altoatesino ha cominciato un’ascesa incredibile, diventando mese dopo mese più forte, anche mentalmente, per risultare quasi ingiocabile per gran parte degli avversari. Anche Zverev, che rimane uno dei migliori giocatori al mondo, non ha potuto fare quasi nulla per contrastarlo.

Il cammino di Melbourne era iniziato per Sinner non proprio in maniera facile, il sorteggio aveva stabilito che fosse il cileno Jarry, n. 38 del mondo, a saggiare la forma e le velleità dell’altoatesino. Ed infatti il match si presenta subito ostico per l’azzurro che deve difendersi dalle bordate al servizio dell’avversario. Il sudamericano lo costringe nei primi due set ad altrettanti tie-break, risolti, tuttavia, alla grande. Persi entrambi i set, Jarry nel terzo si è sciolto come neve al solo, la partita non ha avuto storia, Jannik chiudeva la contesa per 6-1, tra la rabbia del cileno che a stento gli dava la mano alla fine. Nel turno successivo Sinner se la deve vedere con una delle sorprese della competizione, l’australiano Schoolkate, n. 147 del ranking, il quale aveva ottenuto una wild-card dagli organizzatori. L’altoatesino patisce l’iniziale veemenza dell’avversario, spinto anche dal pubblico, tant’è che il suo gioco è imbrigliato al punto tale da perdere il primo set per 6-4.

La musica non cambia nemmeno nel secondo set, almeno all’inizio, Sinner soffre ma riesce ad avere lo spunto per brekkare l’australiano ed aggiudicarsi per 6-4 il secondo set. Da quel momento in poi, l’incontro gira e non ha più storia, il nostro porta colori entra sempre più in campo, i colpi diventano sempre più precisi, il terzo e il quarto terminano per 6-1 6-3 in suo favore. Nel terzo turno è l’americano Giron, n. 48, altra sorpresa del torneo, avversario dell’altoatesino. Stavolta la gara è ben diversa, Jannik è determinato a chiudere la pratica nel più breve tempo possibile. Ed, infatti, con un rotondo 3-0, col punteggio di 6-3 6-4 6-2, si qualifica in modo relativamente facile.

Le prime difficoltà arrivano negli ottavi, non soltanto per la caratura dell’avversario, ma perché, come detto, Sinner durante il match accusa un leggero malore che lo costringe alle cure del medico. Vince abbastanza tranquillamente il primo set per 6-3, ma poi deve concedere il secondo con lo stesso punteggio, proprio in preda ai problemi fisici. Rimessosi in sesto Sinner comincia a macinare gioco e per il danese c’è ben poco da fare, la terza partita se l’aggiudica per 6-3 e meglio ancora fa nella quarta, chiusa nettamente per 6-2.

Nei quarti l’azzurro se la deve vedere col beniamino di casa De Minaur, n. 8 del mondo, giocatore ostico e dai colpi precisi. Sulla carta il match si prospetta difficile, ma Sinner è un giocatore diverso è riposato, ritemprato e determinato a spegnere ogni dubbio. La gara è un monologo di Jannik che in meno di due ore travolge l’avversario, mai in partita ed incapace di opporre la benché minima resistenza. Col punteggio di 6-3 6-2 6-1 si spegne ogni ambizione di De Minaur che esce dal campo frustrato e deluso. Altra grande gara dell’italiano in semifinale, contro l’americano Shelton, che oppone resistenza solo nel primo set, costringendo Sinner al tie-break, poi dominato. Senza storia il secondo e il terzo set chiusi con un duplice 6-2, consegnando l’azzurro alla storia e alla seconda finale dello slam australiano. Come l’anno scorso anche questa edizione poteva avere un trionfo tricolore completo, ma alla fine è rimasto a metà.

Nel torneo di doppio, infatti, la coppia Bolelli-Vavassori, centrava di nuovo, meritatamente, la finale e stavolta, a differenza dello scorso torneo, quando dovettero vedersela col duo Bopanna-Ebden, n. 2 del ranking, perdendo in due set, partivano col favore del pronostico. Avversaria, infatti, era la coppia Finnico-Britannica, n. 6 del seeding, Heliovaara-Patten. L’inizio del match manteneva fede ai pronostici perché la coppia azzurra, se pur faticando, si aggiudicava il primo set al termine di un tie-break infinito, conclusosi per 18-16. Nel secondo, dopo aver sciupato molte occasioni Bolelli e Vavassori erano costretti ad un nuovo tie-break, ma stavolta un errore nel finale permetteva agli avversari di aggiudicarselo. Ristabilita la parità Heliovaara e Patten acquistavano fiducia, di contro gli italiani cedevano fisicamente, così, era un gioco da ragazzi aggiudicarsi il set e l’incontro. Per Bolelli e Vavassori una nuova, cocente, delusione e vista l’età di entrambi, difficilmente tale occasione si ripeterà.

Questa edizione degli Open d’Australia, per quanto riguarda gli altri azzurri in gara, può concludersi, tutto sommato, in maniera positiva. Su tutti Sonego che ha disputato un ottimo torneo, giungendo fino ai quarti di finale e con un pizzico di esperienza e fortuna in più, avrebbe potuto conquistare pure la semifinale, in un derby da sogno con Sinner. Sonego, comunque, torna in Italia con un bel gruzzoletto e soprattutto con tanti punti che gli fanno fare un bel balzo in classifica. Il torinese esordiva contro la vecchia gloria Wawrinka che batteva in 4 set, dopo aver avuto un passaggio a vuoto soltanto nel secondo. 6-4, 5-7, 7-5, 7-5 il punteggio. Nel turno successivo l’avversario era il giovane brasiliano Fonseca, da tutti indicato come il futuro top. Manco a dirlo Sonego partiva con gli sfavori del pronostico, ma sono proprio queste situazioni che lo rendono un combattente.

Ed, infatti, l’incontro si rivela una battaglia con continui capovolgimenti di fronte, che l’azzurro riesce meglio ad interpretare e portare a casa al quinto set, per la costernazione del brasiliano. Nuova battaglia anche nel terzo turno dove a parte l’inizio stentato, con il set vinto da Marozsan e traballato nel secondo, Sonego veniva fuori alla grande aggiudicandosi il match in 4 set col punteggio di 6-7, 7-6, 6-1, 6-2. Altra sorpresa negli ottavi, a scontrarsi con Lorenzo era il carneade americano Tien, ma l’italiano non si è fatto impressionare e in 4 set ha portato a casa l’incontro con lo score netto di 6-3, 6-2, 3-6, 6-1. L’americano Shelton, in grande spolvero, è l’avversario di Sonego nei quarti, l’azzurro parte male e perde i primi due set. Riesce ad avere un’impennata d’orgoglio vincendo il terzo e giocando alla pari anche il quarto che porta sino al tie-break dove, però, cede due volte il servizio e il set. 4-6, 5-7, 6-4, 6-7 il punteggio. Discreto il cammino di Musetti, anche se alla fine gli è mancato quel solito “quid” in più per ottenere grandi risultati. Il sorteggio metteva di fronte al carrarino, all’esordio, l’altro azzurro Arnaldi.

Lorenzo faceva prevalere la maggiore classe e in 4 set si sbarazzava di Matteo che si aggiudicava soltanto il terzo al tie-break. L’azzurro poi, nel turno successivo, disputava una grande partita contro il canadese Shapovalov travolgendolo per 3 set a 0. Quando poi si chiedeva l’acuto, ecco il solito Musetti che al terzo turno cede di schianto contro l’americano Shelton in 4 set, riuscendo soltanto a portarsi in parità nel secondo. Delude ancora Berrettini partito con tante ambizioni per l’Australia, se ne torna con grosse delusioni. Fuori inopinatamente al primo turno nel torneo di Brisbane contro Thompson, non andava oltre il secondo turno a Melbourne. Buono l’esordio per Matteo che liquidava in 4 set l’inglese Norrie, ma poi cedeva di schianto contro il danese Rune.

E dire che l’italiano dopo aver perso il primo set era riuscito a portarsi in parità, salvo poi perdere il terzo e il quarto. Due turni a sorpresa anche per Passaro ammesso nel main draw grazie al forfait di Fognini. Francesco superava il primo turno approfittando del ritiro di Dimitrov, anche se si era aggiudicato il primo set ed era in vantaggio nel secondo quando il bulgaro ha abbandonato. Il perugino poi si arrendeva, nel turno successivo, alla maggiore esperienza del francese Bonzi, vincitore in 4 set. Nulla ha potuto Gigante contro il francese Humbert che lo ha spedito a casa in tre set, all’italiano, però, va il merito di aver superato ben tre turni di qualificazione.

Deludono, invece, Cobolli sconfitto in quattro set dall’argentino Etcheverry, Nardi al quinto ad opera del canadese Diallo e Darderi costretto addirittura al ritiro contro lo spagnolo Martinez quando era in svantaggio per 3-6 1-4. Per l’italoargentino risulta ancora indigesto il cemento, su questa superfice ha collezionato soltanto premature eliminazioni. Come ogni torneo dello slam che si conclude, anche gli open d’Australia hanno portato qualche scossone tra i top ten.

Immutate le prime quattro posizioni con Sinner sempre più n. 1 e con un distacco siderale dal secondo che si conferma Zverev. Terzo sempre Alcaraz e quarto Fritz, mentre guadagnano una posizione ciascuno Ruud, ora n. 5 e Djokovic, ora n. 6. Crolla Medvedev, perde 2 posti e scende al n.7. De Minaur è stabile al n. 8, mentre al n. 9, con due posti guadagnati entra in top ten Paul.

Scende di un gradino Rublev, ora n. 10, che chiude la top ten. Per quanto riguarda gli altri azzurri, Musetti perde due posizioni e si attesta al n. 17, ne guadagna una, invece, Berrettini ora n. 33. Il romano scalza Cobolli che perde due posti e si attesta al n. 34. Chi fa il botto è Sonego, grazie ai quarti di Melbourne, guadagna ben 20 posizioni ed ora è n. 35. Praticamente 3 azzurri in classifica, uno dietro l’altro. Una posizione la perde Arnaldi che scende al n. 40, due, invece, ne perde Darderi ora n. 47. Nardi si conferma al n. 83, Fognini scende di un gradino ed è n. 89. Il ligure è incalzato da Passaro che ottiene ben 14 posizioni ed entra in top cento al n. 90. Nei primi cento anche Bellucci, ottiene due posizioni e si porta al n. 98.

ROBERTO ERRANTE