Alcaraz trionfa a Parigi, Sinner sconfitto in semifinale si consola diventando n. 1 del ranking, laddove non era mai riuscito un italiano
Poteva essere un Roland Garros da sogno, di quelli che sarebbero rimasti negli annali del tennis, alla fine, però, purtroppo, sono arrivate solo amarezze e delusioni. Al di la delle più rosee previsioni, infatti, ci siamo ritrovati con tre finalisti su quattro e con la concreta speranza di portare a casa almeno un titolo. Nel singolare femminile ecco spuntare la leonessa d’Italia, Jasmine Paolini che dopo aver disputato un torneo da sogno è giunta sino in finale.
Siccome l’appetito vien mangiando, non sazia, la toscana, in coppia con la Errani, è arrivata all’atto conclusivo anche nel doppio. In campo maschile Sinner, il più atteso, non è riuscito ad approdare in finale, sconfitto in semifinale più che dall’avversario da un vistoso calo fisico e mentale, ma di questo ne parleremo dopo. Infine non potevano mancare al grande appuntamento Bolelli-Vavassori, che ormai nel doppio stanno costituendo un duo formidabile, i quali in semifinale si prendevano una rivincita clamorosa contro la coppia n. 2 del ranking Bopanna-Ebden. Insomma se qualche incontro comunque sulla carta appariva proibitivo, in altri, specie nel doppio, la speranzuola di agguantare una vittoria prestigiosa, sotto, sotto, poteva esserci. Il carattere di grande lottatrice, specie all’inizio del match ci aveva illuso ma poi è venuta fuori tutta la classe e la tecnica della Swiatek, non a caso n.1 del mondo e per la Paolini è stata notte fonda. La finale non ha avuto storia, la polacca ha lasciato all’azzurra solo le briciole, tre miseri games, 6-2 6-1, che comunque vanno al di la dei demeriti di una Paolini a cui, tuttavia, vanno tributati soltanto applausi a scena aperta e vagonate di complimenti. Da oggi sarà n. 7 del mondo, entrando di diritto tra le tenniste italiane e non solo, più forti di sempre. Una speranzella, invece, si coltivava nel doppio dove la Paolini in coppia con la Errani, al termine di un grande torneo, si è trovata in finale pure nel doppio. E’ vero, le avversarie erano Gauff-Siniakova, n. 5, ma a differenza del singolare, il compito per le azzurre non era poi così arduo.
Purtroppo, però, l’aver perso un primo combattutissimo set al tie-break, ha un po’ destabilizzato le nostre portacolori che hanno ceduto il secondo per 6-3, con la Errani che ha perso per ben quattro volte il proprio turno di battuta. Peccato davvero, invece, nel doppio maschile, Bolelli-Vavassori partivano quasi favoriti, soprattutto dopo aver superato una semifinale di fuoco, come detto, contro Bopanna-Ebden. Contro il duo Pavic-Arevalo, non sono quasi mai riusciti ad entrare in partita, nonostante Bolelli abbia lottato come un leone, anche qui l’anello debole si è dimostrato Vavassori che ha ceduto il servizio diverse volte, mettendo il match sempre in salita, alla fine la coppia croato-salvadoregna si è imposta in due set per 7-5 6-3. E veniamo a Sinner, saputo, dopo aver superato i quarti, che sarebbe diventato n. 1, ha affrontato la semifinale contro Alcaraz probabilmente anche nel miglior modo possibile, nonostante avesse un po’ faticato ad arrivarci, vuoi per condizioni ambientali (aver incontrato ed eliminato due francesi), vuoi per le condizioni fisiche che lentamente lo hanno messo in palla. Entrambi provenivano da due infortuni: lo spagnolo al braccio, l’azzurro all’anca che lo ha costretto a fermarsi per ben tre settimane e visto il calo fisico finale, probabilmente, è stato questo lungo stop a impedire a Sinner di vincere il match.
E’ stata una battaglia vera quella tra Sinner ed Alcaraz e dopo una partita sofferta, dura, a tratti spettacolare, è stato lo spagnolo, più concreto nella seconda parte della sfida in cui l’italiano ha pagato un po’ di stanchezza, a vincere alla lunga sui cinque set. L’altoatesino ha lottato fino alla fine, ad un certo punto, dopo due ore di gioco, ha accusato anche dei crampi ad una mano, in vantaggio di due 2-1 nel quarto set, sul 30-15 ha sbagliato facilmente uno smash che forse l’avrebbe portato al tie-break e lì chissà! Finisce 2-3 (6-2, 3-6, 6-3, 4-6, 3-6), ma Jannik esce a testa alta dallo Slam di Parigi. Dicevamo del cammino non proprio agevole dell’azzurro che, comunque, si sbarazzava facilmente dell’americano Eubanks in tre set col punteggio di 6-3 6-3 6-4. Già nel secondo turno, contro Gasquet, doveva confrontarsi con l’indisciplinato pubblico di casa, ma senza fare una piega, liquidava il beniamino di casa ugualmente in tre set con lo score di 6-4 6-2 6-4. Turno successivo ostico, avversario quel Kotov che già a Madrid creò qualche grattacapo a Sinner. E la gara non ha tradito le attese, l’azzurro ha dovuto dare fondo a tutta la sua tecnica per battere il russo con un periodico 6-4. Negli ottavi, il match che più poteva creare qualche insidia a Jannik, non tanto per il valore dell’avversario, il francese Moutet, ma sempre per il fattore ambientale. Ed, infatti, trascinato dal solito pubblico chiassoso, al limite della maleducazione, il transalpino incarta Sinner incapace di giocare i propri colpi, aggiudicandosi il primo set per 6-2. Qui, però, viene fuori tutta la classe e la forza mentale dell’altoatesino che a poco, a poco, comincia ad entrare nel campo, a prendere le contromisure, ad esplodere i propri colpi.
In un crescendo rossiniano Sinner vince i successivi set per 6-3 6-2 6-1, nei confronti di un attonito Moutet, sempre più fuori dal match col passare del tempo. Nei quarti Sinner rivive la finale vittoriosa di Miami, avversario il bulgaro Dimitrov. Cambia la superficie ma non il risultato, alla fine l’azzurro strapazza nuovamente l’avversario che oppone una minima resistenza solo nel terzo set, deciso al tie-break in favore di Sinner, che in precedenza si era aggiudicato già il primo e il secondo per 6-2 6-4. Detto ampiamente della sfortunata semifinale, dunque Sinner si consola con l’aver raggiunto la vetta della classifica, un ulteriore traguardo per questo campione che, siamo sicuri, regalerà tante altre gioie all’Italia del tennis. Ottima e alla fine con tanti rimpianti la partecipazione di Arnaldi, giunto sino agli ottavi di finale e sconfitto in 4 set da Tsitsipas, dopo aver dominato l’incontro per un set e mezzo ed arresosi soltanto alla maggiore caratura dell’avversario. Il sanremese giustiziava i francesi nei primi due turni, era prima Fils ad arrendersi in 4 set, riuscendo soltanto a pareggiare i conti nel secondo, ma poi dovendo arrendersi all’azzurro nel terzo e nel quarto. 6-3 4-6 6-4 6-2 il punteggio. Nel round successivo era il malcapitato Muller a subire la furia di Matteo che sbrigava la pratica in tre set per 6-4 6-1 6-3. Ma il capolavoro il nostro portacolori lo compiva contro Rublev nel terzo turno. Il russo cadeva malamente sotto i colpi di un ispiratissimo Arnaldi riuscendo ad opporre una minima resistenza soltanto nel primo set che perdeva al tie-break, salvo, poi, venire travolto nei successivi due set per 6-2 6-4.
Negli ottavi, come detto, contro Tsitsipas, Arnaldi giocava un tennis che rasentava la perfezione per due set, vinceva senza tanti fronzoli il primo per 6-3 e poi cedeva il secondo soltanto al tie-break. Evidentemente ciò faceva si che l’azzurro accusasse il colpo perché poi calava repentinamente con un duplice 6-2 gli altri due set. Ci aveva illuso Musetti, almeno per come aveva superato in maniera autoritaria i primi due turni, entrambi per tre set a zero. All’esordio era Galan a fare da sparring partner al carrarino che si imponeva abbastanza nettamente con lo score di 6-3 6-3 7-5. Altro capolavoro nel turno seguente, stavolta toccava al beniamino di casa, l’esperto Monfils, a dover fare strada a Musetti che lo giustiziava con il secco punteggio di 7-5 6-1 6-4. Nel terzo turno ad attendere l’azzurro c’era Djokovic, nella ripetizione del match disputato a Montecarlo e vinto dal serbo. Incontro sicuramente impegnativo per l’italiano ma che lo interpretava, fino alla terza partita, in maniera esemplare. Nole si aggiudicava il primo set a fatica per 7-5 ma poi doveva subire il prepotente ritorno di Musetti che portava a casa il secondo e il terzo per 7-6 6-2. Improvvisamente, però, nel quarto ecco comparire vecchi fantasmi, gli stessi che sin qui ne hanno bloccato, inspiegabilmente una promettente carriera. L’azzurro cedeva il quarto per 6-3, ormai svuotato mentalmente, subiva un clamoroso tracollo nel quinto dove non riusciva a racimolare nemmeno un game, lasciando, così, mestamente Parigi con una sconfitta difficile da digerire.
Due turni per Darderi, Cobolli e Zeppieri, tutti eliminati, anche se con dinamiche differenti, con un unico comune denominatore: l’inesperienza. La poca esperienza di giocare tornei di questa caratura, cioè quelli dello slam, difficili, duri, estenuanti, che si giocano al meglio dei 5 set. Dopo un esordio esplosivo contro l’australiano Hijikata, battuto per 6-3 7-6 6-1, Darderi incappava nella maggiore tecnica e, soprattutto, abitudine a giocare tali tornei, incassando un sonoro 3-0 dall’olandese Griekspoor, 6-7 3-6 3-6 lo score. Tanti rimpianti e tanta sfortuna, invece, per Cobolli che al primo turno veniva fuori alla grande da una battaglia con il serbo Medjedovic. Ci volevano 4 set all’azzurro per piegare la tenace resistenza dell’avversario che sotto di due set, 6-2 6-3 per Flavio, si aggiudicava il terzo al tie-break, salvo poi arrendersi nel quarto per 6-3. Nel turno successivo, Cobolli incrociava il n. 13 del ranking Rune che partiva a razzo vincendo i primi due set per 6-4 6-3. A questo punto saliva in cattedra il fiorentino, mai domo, con una reazione furente portava il match in parità aggiudicandosi la terza e quarta partita con un duplice 6-3. A decidere tutto, quindi, il quinto set che Cobolli interpretava nel migliore dei modi, sull’abbrivio dei due precedenti. Tuttavia, come detto, l’inesperienza a gestire tali momenti e il conseguente calo fisico, facevano in modo che, prima non riusciva a sfruttare un break a suo vantaggio, poi, giunti al super tie-break (al Roland Garros è previsto da regolamento nel 5° set) si faceva rimontare dal 5-0, finendo per perdere 10-7. Una lezione che Cobolli non dimenticherà facilmente, ma che sicuramente gli servirà in quanto ad esperienza e ad una maggiore tenuta mentale. Discorso a parte merita Zeppieri, è vero, fuori anche lui al secondo turno ma ugualmente con tantissimi rimpianti. Le attenuanti per il romano, infatti, sono tante, a cominciare dal fatto che è stato bravo a superare le qualificazioni e, soprattutto, a battere con autorevolezza, all’esordio, l’idolo di casa Mannarino. L’azzurro, infatti, per nulla intimorito dal tifo contrario e fastidioso dei francesi e nonostante sotto di un set, sfoderava una prestazione maiuscola, lasciando all’avversario nelle successive tre partite soltanto 5 games, 4-6 6-2 6-1 6-2 lo score. Meraviglia delle meraviglie quando, nel turno successivo, contro Kokkinakis, Zeppieri si è trovato in vantaggio di due set e sembrava poter portare in porto facilmente la gara. Improvvisamente, però, qualcosa si è inceppato, l’australiano è rientrato in partita, sicuramente più avvezzo a questo genere di partite. Vinto per 6-3 il terzo set, a Zeppieri non sono bastate le residue forze e pur opponendo una strenua resistenza nel quarto, perso di misura al tie-break, ormai svuotato mentalmente e fisicamente si arrendeva soltanto alla quinta partita per 6-2. C’era, poi, Fognini, anche lui a Parigi ha fatto due turni. Il ligure considerata l’età e l’infortunio che ne ha minato il fisico è riuscito, pur tuttavia, ad esordire brillantemente liquidando per 3 set a 0 l’olandese Van de Zandschulp. Poi, però, è crollato nel round successivo, subendo lo stesso trattamento dall’americano Paul che gli ha lasciato soltanto tre games, 1-6 0-6 2-6 l’eloquente punteggio. Ha illuso un po’ tutti Sonego, allorquando, all’esordio ha battuto meritatamente il francese Humbert, testa di serie n. 17 ed ampiamente favorito.
E’ sembrato che il torinese, avesse finalmente superato il periodo negativo che lo ha costretto ad inanellare una serie di sconfitte al primo turno. Come non detto! E’ bastato il cinese Zhang, a farlo ritornare sulla terra, con una nuova, cocente eliminazione. Nonostante Sonego, perso il primo set, fosse riuscito a pareggiare i conti, cedeva clamorosamente i successivi due, salutando prematuramente il Roland Garros. Nulla da eccepire su Bellucci, all’esordio nello slam di Parigi. Soltanto complimenti per lui, già bravo a qualificarsi ed entrare nel main draw, costringeva agli straordinari l’americano Tiafoe, che soltanto al termine del quinto set riusciva ad avere ragione del lombardo, il quale, addirittura, aveva ribaltato il punteggio riuscendo a portarsi sul 2-1. Deludente Nardi, nonostante venisse da un buon periodo di forma, ha lasciato prematuramente Parigi all’esordio. Bruciante la sconfitta, non tanto per la caratura dell’avversario, il francese Muller, ma per la facilità con cui l’avversario lo ha eliminato. Mai in partita, l’azzurro è stato battuto col punteggio secco di 6-4 6-1 6-3. E come detto la classifica settimanale ci regala un sogno, vedere finalmente un italiano sul tetto del mondo, non tralasciando le altre novità. Dunque il n. 1 ora è Sinner, con la vittoria al Roland Garros ora è Alcaraz il n. 2, che scalza Djokovic, in un solo colpo perde prima e seconda posizione, infatti ora è n. 3. Si conferma al n. 4 Zverev, seguito da Medvedev n. 5 e Rublev al n. 6 mentre è sempre al n. 7 Ruud. Il polacco Hurkacz è sempre n. 8, sale di due posizioni De Minaur che con il n. 9 rientra in top ten, che è chiusa da Dimitrov al n. 10. Per quanto riguarda gli altri azzurri, sempre secondo degli italiani Musetti stabile al n. 30. Guadagna una posizione Arnaldi ora è n. 34. Scende, ed è ultimamente una novità, di un gradino Darderi, che si attesta al n. 41. Con tre posizione ottenute Cobolli guadagna il suo best ranking, piazzandosi al n. 50. Crolla Sonego, perde 9 posizioni ed ora è n. 58. Un posto lo perde pure Nardi, ora n.73, mentre, nonostante sia fermo, Berrettini sale di due gradini e si attesta al n. 97, ultimo italiano in top cento.
ROBERTO ERRANTE
