Il re si riprende il suo trono. Djokovic vince gli Open d’Australia, centra il 22° slam e ritorna n. 1
In una finale quasi senza storia Djokovic batte in tre set Tsitsipas e si aggiudica l’edizione del 2023 degli Australian Open, eguaglia Nadal a 22 Slam e torna numero 1, diventando il tennista con più settimane in vetta al ranking. Novak Djokovic è, dunque, tornato una macchina da guerra indistruttibile. Ci ha provato inutilmente Stefanos Tsitsipas, che nella seconda finale Slam della carriera ha ceduto al serbo 3 set a 0 6-3 7-6 (4) 7-6 (5) e abbandonando il sogno di diventare numero 1 al mondo. Il greco quasi mai in partita non è riuscito nemmeno ad approfittare del piccolo passaggio a vuoto avuto dall’avversario nel secondo set. Il serbo in un colpo solo, invece, di sogni ne realizza tre, vince il decimo Australian Open e torna sul trono mondiale dopo la clamorosa esclusione dello scorso anno per le sue scelte anti vaccino, come detto, raggiunge Nadal a quota 22 Slam in carriera e non solo, con 374 settimane allunga il record di tennista per più tempo sul trono maschile nella storia della racchetta. L’espulsione dall’Australia di appena 12 mesi fa è solo un brutto ricordo cancellato a suon di vittorie. Come una belva ferita, il serbo ha sbranato tutti i rivali nonostante un problema muscolare alla coscia nella prima parte del torneo. Più giovane di Nadal, che a Melbourne ha eguagliato nel conteggio dei titoli Slam, il campione serbo adesso punta al primato di Major in solitario. È stato un Australian Open in salita per Djokovic, arrivato a Melbourne alle prese con l’infortunio muscolare alla coscia destra rimediato ad Adelaide e contornato da non poche polemiche proprio in virtù di tale infortunio. Ma la forza non è solo nelle gambe, è nella testa ma, soprattutto, nelle braccia, questo distingue i fuoriclasse, Djokovic così si è ripreso il numero uno del ranking, quella vetta del tennis che ha già occupato per 373 settimane, di cui 122 consecutive. Il 22° Major della carriera, vinto giocando poco (per motivi legati alla sua scelta no-vax) in pandemia, anche qui con tutte le polemiche che ne sono conseguite, ci fanno capire che le doti di passista del Djoker sono inesauribili. Nel tennis, dunque, è tempo di restaurazione, il re si è ripreso il suo trono, quel trono che ha dovuto lasciare senza combattere. Ora come Nadal è uno dei due tennisti capaci di andare in doppia cifra nello stesso slam: lo spagnolo è il re della terra rossa, il serbo del cemento australiano. Una battaglia tra giganti, da sempre tanto fisica, in termini di talento, con una crescita esponenziale e in grinta e determinazione dove nessuno dei due è secondo all’altro. Poi se vuoi vedere il tennis classico, quello dei colpi spettacolari, ora che Federer non gioca più, bisogna aspettare qualcun altro, come ad esempio proprio Tsitsipas, sperando che cresca mentalmente e metta mano ai punti deboli del suo gioco. E’ stato un cammino netto, travolgente, quello che ha portato Nole ad aggiudicarsi il titolo, un solo set perso nel secondo turno contro il francese Couacaud, per giunta al tie-break. Il primo a cadere sotto i colpi del serbo, all’esordio, è stato il malcapitato spagnolo Carballes Baena, pronti via: 63 64 60 e tutti a casa. Nel secondo turno, come detto, è toccato al francese Couacaud, che ha pareggiato i conti dei set ma poi ha pagato a caro prezzo tale sfrontatezza, 61 67 62 60, lo score. Nulla da fare nemmeno per il bulgaro Dimitrov al terzo turno, che pure ha giocato molto bene, ma ormai c’era poco da fare per chiunque, il punteggio di 76 63 64 è quanto mai eloquente. Peggio è finita per l’idolo di casa De Minaur a cui Djokovic ha lasciato solo le briciole, cinque games in tutto: 62 61 62. Nei quarti stessa sorte è toccato a Rublev, anch’egli si è dovuto inchinare allo strapotere del serbo, uscendo mestamente dal torneo, 61 62 64 lo score. In semifinale, contro l’americano Paul, giunto sin lì a sorpresa, Nole ha faticato solo nel primo set, prendendo, poi, le misure dell’avversario e concludendo in un crescendo rossiniano 75 61 62, per buona pace di tutti. Da segnalare la vittoria della coppia australiana Kubler-Hijikata nel torneo di doppio, in due set, contro il duo polacco Nys-Zielinski. Del naufragio della spedizione azzurra ne abbiamo già parlato abbondantemente la settimana scorsa, con precoci eliminazioni e con Sinner, unico a superare tre turni, ma come sempre incapace di superare un top five (in questo caso proprio Tsitsipas) e riuscire a fare quel salto di qualità che al momento non gli permette di ambire a grossi traguardi. C’è ancora tanto da lavorare ma la sensazione, attualmente, è quella della mancanza di un azzurro in grado di arrivare ai vertici della classifica. Poco o nulla anche dal circuito dei challenger, da segnalare solo la finale nel torneo di doppio persa da Darderi in coppia con l’Ucraino Prihodko, contro gli argentini Andreozzi-Duran nel torneo di Concepcion in Cile. La classifica settimanale presenta interessanti novità, soprattutto tra i top ten e con il ritorno al comando di Djokovic grazie ai 2000 punti ottenuti nel torneo dello slam. Crollo di tutti gli italiani eccezion fatta per Musetti, ora n. 2 azzurro. Come detto n. 1, quindi, Djokovic, Alcaraz scende al n. 2, mentre Tsitsipas guadagna una posizione e sale al n. 3. Ne perde una Ruud ed ora è n. 4, seguito da Rublev che sale di un gradino e si attesta al n. 5. Crolla Nadal, perde 4 posizioni e scende al n. 6, stabile al n. 7 Auger-Aliassime, guadagnano, di contro, una posizione Fritz, Rune e Hurkacz e si piazzano rispettivamente al n. 8, n. 9 e n. 10. Per quanto riguarda gli azzurri, scende di un gradino Sinner, sempre più lontano dalla top ten, resta primo degli italiani al n. 17. L’altoatesino ora, però, è tallonato da Musetti che diventa il n.2, sale di una posizione e si porta al n. 18, mentre crolla Berrettini perdendo ben 8 posti e scendendo al n. 22. -4 anche per Sonego ora 51° e -5 addirittura per Fognini che scende al n. 62. Chiude la top cento degli italiani Cecchinato che con 2 posizioni perse ora è 95°.
ROBERTO ERRANTE
