L’importante è finire
Napoli-Lazio, più che una partita, è stato uno strazio. Che poi farebbe anche rima, se solo ci fosse stato qualcosa di poetico nel sabato del villaggio partenopeo. Invece no. Zero gioco, pochissima grinta, addirittura nessun tiro nello specchio della porta. Il Napoli non perdeva in campionato a Fuorigrotta dall’8 dicembre 2024. L’ultima volta fu sempre contro la Lazio, ormai diventata bestia nera al Maradona, laddove festeggia da quattro campionati consecutivi.
Ma senza nulla togliere alla squadra dell’ex Maurizio Sarri, la quale in fondo naviga nella mediocrità di metà classifica, sono stati i padroni di casa a marcare visita. Nessuno che si sia salvato. A cominciare dai famosi “fab four”, che tutti insieme non avevano convinto neanche ad inizio stagione. Figuriamoci adesso, con gli strascichi degli infortuni e l’inconscia volontà di preservarsi per il mondiale. Anguissa ha camminato come un pensionato in ciabatte, De Bruyne ha sbagliato ogni passaggio e persino qualche stop, manco fosse l’ultimo dei dilettanti. Entrambi sono stati richiamati in panchina all’intervallo. In campo è rimasto Lobotka, a sua volta deludente e che ha pure causato il rigore che avrebbe chiuso la pratica già dopo mezz’ora.
Lo stesso McTominay è stato poco incisivo. In difesa, si è visto il Buongiorno delle peggiori occasioni. In attacco, Hojlund è stato annientato da Gila, talmente superiore in questa sfida che Sarri ha deciso anche di risparmiargli il fastidio nel finale, tanto non serviva. Un Napoli vecchio, anagraficamente e di pensiero, ha alzato subito bandiera bianca, consentendo agli avversari di arrivare agevolmente al vantaggio con Cancellieri dopo appena 5 minuti. E menomale che Milinkovic-Savic ha parato il rigore a Zaccagni, poi a sua volta goffo sulla ribattuta. Nel secondo tempo è arrivato il raddoppio di Basic.
Tardivo l’impiego di Alisson Santos, ancora relegato in panchina per tutto il primo tempo, che quando è subentrato ha garantito un minimo di velocità alla manovra ed ha colpito il palo esterno con un bel tiro. Forse, le gare del venerdì, la vittoria dell’Inter e la sconfitta del Como, avevano tolto motivazioni agli azzurri, sia in un senso che nell’altro. Il successivo pareggio tra Roma e Atalanta ha consentito comunque di mantenere un buon margine per la qualificazione alla prossima Champions. La stagione con lo scudetto sul petto non è stata catastrofica come quella di due anni fa. Ma tra infortuni, incomprensioni e una campagna europea indecente, non sarà neanche ricordata come una delle migliori. L’importante è finire. Possibilmente tra le prime quattro.
Domenico Fabbricatore
