Rudi alla meta
L’avventura di Rudi Garcia sulla panchina del Napoli è finita. Mercoledì, alla ripresa dei lavori a Castel Volturno, ci sarà qualcun altro a dirigere l’allenamento della squadra campione d’Italia in carica. Chi sarà il nuovo tecnico lo deciderà nelle prossime ore il presidente De Laurentiis. Già, De Laurentiis, il massimo dirigente azzurro, l’uomo dagli indubbi meriti che hanno portato al terzo tricolore della storia partenopea. Ma anche colui che in estate ha commesso tanti errori di presunzione, come non era mai successo nel corso della sua gestione ventennale. Ed è pertanto il colpevole maggiore di questa situazione particolare. Non che Garcia non abbia commesso i suoi sbagli. Anzi. Però il francese è stato prima scelto dal patron Aurelio, tra lo stupore generale, poi delegittimato in pubblica piazza, infine addirittura commissariato. Insomma, non ha certo potuto lavorare in una condizione ideale di tranquillità. Ma ci ha messo del suo. La tifoseria, estasiata dal vittorioso campionato di Spalletti, lo ha accolto come Lucifero in Paradiso. Il gruppo ha rigettato fin da subito i nuovi dettami. Insomma, l’avventura di Garcia a Napoli è stato un aborto, un progetto tecnico mai nato. Un vero peccato, perché nonostante tutte le incomprensioni, nonostante un’organizzazione di gioco mai delineata e le troppe sconfitte rimediate a Fuorigrotta, la compagine partenopea è comunque al quarto posto in campionato e seconda nel girone di Champions. Quindi, in teoria, in linea con tutti gli obiettivi stagionali più volte ribaditi, in conferenza stampa, dall’ex allenatore della Roma.
Ma sono state troppe le partite sbagliate in questi pochi mesi. L’ennesimo errore, l’improvviso cambio di modulo contro l’Empoli, il 4-2-3-1 proposto nel primo tempo al cospetto della formazione toscana. Il resto lo ha fatto Berisha, il portiere avversario che ha fatto semplicemente il proprio dovere, respingendo le poche conclusioni, ancorché pericolose, degli attaccanti in maglia azzurra. Nel primo tempo, l’estremo difensore empolese ha deviato in calcio d’angolo prima una conclusione da fuori area di Politano, poi un colpo di testa di Anguissa, dagli sviluppi del successivo corner. Tutte qui le azioni create nella prima frazione da un Napoli schierato con Elmas al posto di Zielinski e con Raspadori e Simeone contemporaneamente in campo, mentre Kvaratskhelia è rimasto seduto in panchina. Alla fine del primo tempo, De Laurentiis ha lasciato la propria postazione in tribuna per andare a parlare direttamente con la squadra, scavalcando ancora una volta il suo allenatore, come era già accaduto contro il Milan. Ma stavolta il presidente non ha ottenuto gli effetti sperati. Dopo una decina di minuti, sono entrati il georgiano e il polacco. E se la sostituzione di un Elmas impalpabile è stata sacrosanta, forse l’ultimo errore di Garcia è stato quello di lasciare al centro dell’attacco un Raspadori decisamente in giornata poco ispirata, togliendo Simeone. Soltanto al 74’ è arrivato un tiro nello specchio della porta da parte dei padroni di casa. Lo ha effettuato Lindstrom, da poco in campo al posto di Politano. Ma il portiere albanese ha respinto la sua conclusione e si è ripetuto anche sul successivo tentativo di Kvaratskhelia. La beffa si è consumata nel finale. Prima Mario Rui, appena subentrato ad Olivera, si è infortunato lasciando di fatto la sua squadra in dieci. Poi Berisha ha compiuto una parata prodigiosa con il piede sinistro, sul diagonale di Kvaratskhelia liberato da un tiro sballato di Lindstrom. Al 91’, invece, una specie di cross sbagliato di Kovalenko ha beffato Gollini, che ha giocato al posto dell’infortunato Meret, con una traiettoria velenosa che ha visto il pallone sbattere sul secondo palo e carambolare in fondo al sacco. Facendo calare il sipario sulla gestione Garcia.
Domenico Fabbricatore
