Sul suono del Ngonge
Del Napoli dello scudetto di un anno fa, non è rimasto più niente da tempo. Del Napoli di Mazzarri di tanti anni fa, è rimasta perlomeno l’attitudine di strappare punti nei minuti finali delle gare. Solo quello. Per il resto, tanta confusione e disorganizzazione, per una squadra che prova ad andare avanti con le improvvisazioni dei singoli, che tra l’altro riescono anche molto di rado. La forza del collettivo è soltanto uno sbiadito ricordo.
Contro il Genoa si sono rivisti Meret in porta dal primo minuto e Natan in difesa nel secondo tempo. Non Osimhen, rientrato dalla Nigeria tra mille difficoltà, dopo la delusione in finale, il virus intestinale e una coincidenza persa. Il capocannoniere dello scorso campionato, ha declinato l’invito della dirigenza partenopea ad accomodarsi perlomeno in panchina, preferendo restare a guardare dalla tribuna, vestito di rosso. Ha invece fatto il suo esordio sulla trequarti Traorè, provando qualche giocata nella prima frazione senza troppa convinzione. Il primo tempo di Napoli-Genoa è stato decisamente noioso. I padroni di casa ci hanno provato un paio di volte con tiri dalla distanza.
Ma è stato Retegui a sfiorare la rete, con un colpo di testa pericoloso neutralizzato da Meret. Il cartellino giallo rimediato da Ostigard ha convinto Mazzarri a toglierlo dal campo ad inizio ripresa, lasciando spazio a Natan. Il primo pallone colpito dal basiliano si è trasformato però in un assist involontario per la conclusione vincente di Frendrup, alla sua prima rete in serie A. Contro il Napoli, è un classico. Mazzarri ha provato a rimediare con i cambi. Dentro Ngonge e Lindstrom per Politano e Traorè. Infine anche Raspadori al posto di un inconsistente Simeone. Il pareggio è arrivato al 90’, grazie ad una girata di Ngonge su assist di testa di Di Lorenzo. E’ finita 1-1, con un punto che serve a poco ma che è sempre meglio di niente.
Domenico Fabbricatore
