Caro amico smilzo e stempiato ti scrivo
Va bene, confesso. Sono tifoso del Napoli. Lo sono dall’età di cinque anni e posso dire di aver visto tutto, da Maradona a Berrettoni, dagli scudetti alle retrocessioni, dalla Champions League alla serie C. Già, non mi sono fatto mancare proprio niente. Forse per questo, da una partita di calcio mi aspetto sempre tutto e il contrario di tutto. Ho una maniera tutta mia di vivere l’evento, probabilmente anomalo. Difficilmente esulto ad un gol della mia squadra. Certo, dipende dai momenti e dalle circostanze. Esulto, eccome, quando sono allo stadio a Napoli. Invece, davanti alla Tv, lo faccio molto raramente, se sono da solo. Ricordo pochissime eccezioni: il gol di Lavezzi a Cagliari, quello di Cavani a Manchester. Naturalmente, Koulibaly a Torino. Ma quella volta eravamo in tanti e il più tranquillo di noi, dopo quel gol, prendeva a testate le porte. Poi ci sono le cosiddette trasferte. Per me quelle sono un pretesto per visitare una nuova città. Mi piace viaggiare, mi piace conoscere. Mi piacciono gli stadi. Raramente frequento il settore riservato agli ospiti, il più delle volte mi mescolo con la gente del posto. E allora preferisco non esultare. Lo faccio per rispetto di chi mi ospita. E anche perché, francamente, non ho nessuna voglia di litigare per una partita di calcio. La mia trasferta è il viaggio, la passeggiata al centro, magari un ristorante tipico, le foto allo stadio. Poi la partita, resta soltanto una partita. Anche se è meglio vincerla. Decisamente meglio. Una sola volta ho esultato in mezzo ai tifosi di casa. Accadde al Santiago Bernabeu. Gol di Lorenzo Insigne: Real Madrid-Napoli 0-1. Durò poco. A fianco a me c’era un anziano tifoso del Real. Chissà quante sfide avrà visto, quanti campioni, quanti trofei. Capì, sorrise. Vinse il Real, naturalmente, 3-1. Al fischio finale mi tese la mano e mi fece i complimenti. Ricambiai. Così dovrebbe essere sempre, pensai. Poi, una sera di fine estate andai a Firenze. Fiorentina-Napoli, settore distinti. Non molto lontano da me, un tipo smilzo e stempiato. Assomigliava vagamente al Fabris di un famoso film di Verdone. Tra i tanti, riuscì a farsi notare. Era chiaramente tifoso della Fiorentina, con maglia e sciarpa viola. Ma non l’ho sentito pronunciare nemmeno una parola di supporto per la propria squadra. Quel tizio entrò allo stadio arrabbiato, con una missione precisa: imprecare contro i napoletani. Lo fece ininterrottamente per due ore, anche di più. Ce l’aveva con tutti, da De Laurentiis a De Magistris, all’epoca sindaco, fino a San Gennaro. Non fu fortunato, vinse il Napoli 4-3. Al primo gol del Napoli, un po’ più in là esultarono dei corpulenti tifosi azzurri. Vidi quel tipo smilzo e stempiato lasciare la propria postazione, per avventarsi verso coloro che avevano osato esultare. Qualcuno lo fermò. E fu un bene. Per lui, smilzo com’era. Tornò al suo posto e continuò ad imprecare. Al quarto gol del Napoli lo vidi con lo sguardo e le braccia al cielo. Poverino, non ne poteva più. Mi è tornato in mente, quel tipo smilzo e stempiato, vedendo le immagini di Spalletti a colloquio, si fa per dire, con quel tizio che l’aveva insultato per tutta la gara. Un altro andato allo stadio per sfogare la propria rabbia. La domanda è sempre la stessa: perché? Allora, caro amico smilzo e stempiato, ti scrivo. Tu e quello altro allo stadio, per favore, non andateci più.
Domenico Fabbricatore
