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Gli scudetti sfiorati di Aurelio PARTE II – Stagione 2012/2013, Pechino Express

A maggio 2011, dunque, il Napoli ottenne la sua prima storica qualificazione in Champions League. Ai tempi di Maradona, infatti, la manifestazione si chiamava ancora Coppa dei Campioni e prevedeva tutto un altro format. Nel suo piccolo, non è esagerato dire che il San Paolo ha cambiato per sempre la partecipazione emotiva all’evento, con l’urlo “The Champions” al momento dell’inno che n’è diventato marchio di fabbrica, vantando negli anni innumerevoli tentativi d’imitazione. Da matricola assoluta, non ci si poteva naturalmente attendere un sorteggio benevolo. Ed infatti, gli azzurri furono inseriti nel girone con il Bayern Monaco, che aveva come obiettivo la finale in casa, il Manchester City, già rivoluzionato dai petroldollari dello sceicco, ed il Villarreal, da tempo mina vagante in campo internazionale. Facile il pronostico di una rapida eliminazione, prontamente smentito sul campo. Eppure il mercato, in estate, non fu all’altezza. Gli svincolati Marco Donadel e Mario Santana, entrambi alla Fiorentina l’anno prima, furono delle semplici comparse. Disastroso l’impatto con il calcio italiano dell’argentino Ignacio Fideleff, un po’ meglio il connazionale Federico Fernandez. Non all’altezza neanche l’uruguaiano Miguel Angel Britos, che pure sarebbe durato in maglia azzurra più dei suoi colleghi. Il colpo ad effetto Gokhan Inler, presentato con tanto di siparietto in maschera di dubbio gusto, avrebbe disputato stagioni altalenanti. A conti fatti, in rapporto qualità/prezzo, l’acquisto migliore fu quello di Blerim Dzemaili, lo svizzero meno reclamizzato. Altro affare importante quello di Goran Pandev, in prestito dall’Inter. Una meteora, invece, Cristian Chavez, che veniva dal San Lorenzo come Lavezzi. A gennaio, tanto strombazzato quanto poco redditizio l’arrivo del cileno Edu Vargas. Nonostante la campagna di rafforzamento più deludente dell’era De Laurentiis, il Napoli sorprese tutta Europa guadagnandosi l’accesso agli ottavi di finale eliminando il City, al termine di un girone strepitoso, soprattutto in casa. Nessun tifoso azzurro potrà mai dimenticare l’emozione dell’esordio a Manchester, né tantomeno il gol del momentaneo vantaggio segnato da Cavani. Furono ben 7 i punti conquistati a Fuorigrotta. Decisiva la vittoria al ritorno contro gli inglesi guidati da Roberto Mancini: un 2-1 firmato sempre dal Matador. Contro il Villarreal, nell’ultimo turno, Inler e Hamsik garantirono il secondo posto nel girone. Il sogno europeo s’infranse soltanto ai supplementari al ritorno contro il Chelsea, sconfitto 3-1 all’andata. I londinesi, graziati letteralmente dagli impavidi partenopei, avrebbero poi vinto la Champions in finale contro il Bayern Monaco. Situazione simile in campionato, con la Juventus di Conte letteralmente graziata a Fuorigrotta, dopo un dominio di 70 minuti e un parziale di 3-1, nonostante un rigore inizialmente segnato ma fatto ripetere dall’arbitro Tagliavento, con Hamsik che calciò alto il secondo tentativo. La partita finì 3-3: la Juventus non avrebbe più perso, vincendo lo scudetto da imbattuta, non senza polemiche per un clamoroso gol di Muntari non visto dall’arbitro, sempre Tagliavento, nello scontro diretto a febbraio contro il Milan. Il Napoli, che pure partiva con i favori del pronostico, dietro soltanto ai rossoneri campioni in carica, perse terreno nel girone d’andata per via delle fatiche internazionali. Il recupero nel girone di ritorno, per ottenere perlomeno una nuova qualificazione in Champions, fu vanificato da un’incredibile sconfitta per 2-0 a Bologna alla penultima giornata, dopo tre occasioni clamorose fallite nei primi minuti. Il Napoli chiuse il campionato con un deludente 5° posto. Ma a Roma, il 20 maggio 2012, arrivò il trionfo in coppa Italia in finale contro la Juventus. Gli azzurri non alzavano un trofeo ufficiale dal 1° settembre 1990, dalla Supercoppa Italiana conquistata al San Paolo con un netto 5-1, contro la Juve di Maifredi. Arrivò dunque con la coppa Italia 2012 il primo successo dell’era De Laurentiis. La stagione dopo, nonostante l’addio di Lavezzi, che passò al Paris Saint Germain garantendo la prima grande plusvalenza della gestione del patron Aurelio, il Napoli si presentò ai nastri di partenza con maggiore consapevolezza della propria forza. Non eccezionale il mercato estivo. L’acquisto migliore fu quello di Valon Behrami, terzo svizzero del centrocampo di Mazzarri. Meno determinanti gli arrivi di Alessandro Gamberini e Giandomenico Mesto. Oltre al Pocho, salutò, soltanto momentaneamente, l’uruguaiano Walter Gargano, cognato di Hamsik, che andò in prestito all’Inter. In sostituzione di Lavezzi, fu promosso titolare nel tridente offensivo Goran Pandev. Ma, ben presto, iniziò a ritagliarsi il suo spazio un giovane talento napoletano, che avrebbe indossato un giorno la fascia di capitano: Lorenzo Insigne. La stagione ebbe il suo battesimo ufficiale l’11 agosto 2012, a Pechino. Finale di Supercoppa Italiana contro la Juventus campione d’Italia. Una partita che i tifosi del Napoli hanno sempre ricordato come una grande ingiustizia subita. Quel giorno, gli azzurri erano decisamente più in palla dei bianconeri. Il primo tempo fu nettamente dominato, al punto che il parziale di 2-1 all’intervallo andava addirittura stretto ai partenopei. Le reti furono realizzate da Cavani e Pandev. A tenere a galla la Juventus, ci pensò Asamoah, che sorprese con una conclusione da fuori area un Morgan De Sanctis non perfetto nella circostanza, per il gol del momentaneo 1-1. Nel secondo tempo, discutibile la scelta di Mazzarri di sostituire al 62’ Paolo Cannavaro con Federico Fernandez. L’argentino non entrò bene in partita, commettendo un ingenuo fallo da rigore e regalando di fatto a Vidal l’inattesa opportunità di agguantare il pareggio. Nel finale, arrivarono i due famosi cartellini rossi sventolati dall’arbitro Mazzoleni ai danni dei partenopei. Juan Camilo Zuniga rimediò una doppia ammonizione. In entrambe le circostanze, il colombiano aveva prima subito fallo dagli avversari ma Mazzoleni colse in flagranza di reato soltanto l’esterno in casacca azzurra. Pandev fu invece espulso per una frase ingiuriosa rivolta all’assistente. In doppia inferiorità numerica, i supplementari di fatto si risolsero in una semplice formalità. La Juventus vinse 4-2. Il Napoli, sbagliando, disertò la premiazione. Ma si presentò in campionato convinto di potersela giocare fino alla fine. Con una scelta che sarebbe stata anche replicata in futuro, il club partenopeo decise di sacrificare l’Europa League, riservando le sfide internazionali alle seconde linee, per concentrarsi totalmente sulle partite di serie A. Arrivarono subito tre vittorie consecutive, interrotte dallo 0-0 di Catania. In casa contro il Parma, Lorenzo Insigne segnò la sua prima rete in maglia azzurra. Cavani stese la Lazio con una tripletta, concedendosi anche il lusso di sbagliare il rigore della quaterna. Alla prima sosta per le nazionali, Juventus e Napoli arrivarono appaiate in vetta alla classifica, con 19 punti in 7 partite. Fu una pausa insolita per la stampa nazionale, costretta a descrivere una lotta al vertice anomala, per molti versi inattesa. Ma il Napoli, con De Laurentiis presidente, aveva ormai stabilmente consolidato la sua posizione nei primi posti della massima serie, la qualificazione in Champions del 2011 non era stata evidentemente una casualità. Allo Juventus Stadium, Mazzarri scelse la trincea, puntando decisamente allo 0-0. Eppure Cavani, su calcio di punizione, colse una traversa clamorosa. Nel finale, vinsero i bianconeri, sfruttando un calcio d’angolo con Caceres all’80’ e raddoppiando con la prima perla italiana di un giovane fenomeno: Paul Pogba. Il Napoli tornò a casa sconfitto ma non ridimensionato. Sul finire del 2012, però, arrivò la mazzata da parte della Commissione Disciplinare Nazionale, presieduta da Sergio Artico, riguardanti l’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli per un presunto caso di calcioscommesse. Alla formazione partenopea vennero inflitti 2 punti di penalizzazione in classifica, nonché 6 mesi di squalifica a Paolo Cannavaro e Gianluca Grava, oltre ai 3 anni e 3 mesi a Matteo Gianello, ex portiere di riserva che s’incartò al cospetto degli inquirenti, con una sorta di confessione, mai confermata, per una presunta combine contro la Sampdoria, nell’ultima giornata di campionato del 2010. Il Napoli, distratto, perse due partite consecutive in casa con il Bologna, sia in campionato che in coppa Italia, uscendo prematuramente dalla manifestazione di cui era campione in carica. Si riprese comunque presto la formazione di Mazzarri, con Cavani che la notte della Befana del 2013 strapazzò la Roma in casa con l’ennesima tripletta. Il 17 gennaio, i legali azzurri vinsero il ricorso in appello e al Napoli vennero restituiti i punti in classifica, potendo anche tornare a disporre di Cannavaro e Grava. Rinvigoriti dal successo giudiziario, i partenopei ripresero a rincorrere il vertice. Alla giornata 23, la classifica recitava: Juventus prima con 52 punti, Napoli secondo a 49 e dunque in piena corsa per lo scudetto. Ma sul più bello arrivarono quattro pareggi consecutivi a rallentare la corsa dei partenopei. Il più deludente fu senz’altro lo 0-0 in casa contro la Sampdoria, con gli azzurri che non seppero approfittare della sconfitta rimediata dai rivali bianconeri il giorno prima contro la Roma. Il palo fermò Hamsik, al termine di una prestazione comunque sotto tono da parte di tutta la squadra. Il 1° marzo 2013, giornata numero 27, scontro diretto al San Paolo: Napoli-Juventus. I padroni di casa arrivarono alla sfida con un ritardo di 6 punti in classifica, costretti pertanto a vincere per poter ancora sperare. Spettacolare coreografia in curva B a simulare un Vesuvio infuocato: risposta autoironica ai beceri cori di moda, già allora, negli stadi italiani. Arbitro Orsato. Vantaggio della Juventus con Chiellini, che sovrastò di testa Britos. De Sanctis evitò il raddoppio con un miracolo su Vucinic. Poi arrivò il pareggio di Inler, con una conclusione dalla lunga distanza deviata da Bonucci. Allo scadere del primo tempo, reciproche scorrettezze tra Chiellini e Cavani, tra capelli tirati e gomitata allo zigomo. Orsato, richiamato dall’arbitro di porta, novità sperimentale di quegli anni, se la cavò con un democristiano doppio giallo. Nel finale, il pallone della vittoria capitò sul piede di Dzemaili, che tirò fuori con Buffon fuori causa. Il pareggio fu accolto con soddisfazione dagli ospiti che conservarono il rassicurante vantaggio in classifica. La settimana dopo, la sconfitta in casa del Chievo fu un chiaro segnale di resa definitiva. Ma il Napoli non poteva rilassarsi troppo, perché l’Italia aveva nel frattempo perso un posto in Champions League, pertanto alla successiva edizione vi avrebbero partecipato con certezza soltanto le prime due in classifica, con la terza costretta ai preliminari. E dietro stava rimontando pericolosamente il Milan di Allegri, trascinato dai rigori segnati da Balotelli. Gli uomini di Mazzarri difesero la piazza d’onore con due vittorie mozzafiato. La prima in casa con l’Atalanta, con il 3-2 siglato nel finale da Pandev, dopo il pareggio di Denis, che avrebbe per anni tormentato i suoi vecchi tifosi con l’immancabile gol dell’ex. Ma il vero cardiopalma ci fu a Torino contro i granata del futuro commissario tecnico Gianpiero Ventura. Con Cavani inizialmente a riposo, fu Dzemaili a vestire i panni del goleador. Primo gol dello svizzero con un destro da fuori area, sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Solita pantomima dell’ex: volto triste e braccio alzato a mo’ di scuse verso i tifosi. In porta per il Napoli non giocava De Sanctis ma il dodicesimo Rosati, che beccò il pareggio da Barreto. Hamsik sbagliò il rigore per il nuovo vantaggio. Poco male perché, ad inizio ripresa, fu ancora una volta Dzemaili a segnare, su invito proprio dello slovacco. Di nuovo si vide il centrocampista con il braccio alto a scusarsi, stavolta però con meno convinzione. Ma le emozioni vere dovevano ancora cominciare. Nel frattempo, infatti, era entrato in campo Cavani, che toccò il pallone con la mano in area di rigore. Dal dischetto pareggiò Jonathas. Pochi minuti dopo, Meggiorini rubò palla a Britos e andò a realizzare il gol del 3-2. Ventura, pregustando il prestigioso successo, si sciolse in un’esultanza quasi rabbiosa. Purtroppo per lui, subito dopo Dzemaili pescò un altro jolly dal limite dell’area e finalmente festeggiò a dovere, fregandosene dei suoi vecchi tifosi. Sul 3-3, Cavani decise che era arrivato il momento di salire in cattedra. Prima segnò con uno spettacolare calcio di punizione diretto, poi raddoppiò con un perentorio colpo di testa per il 3-5 definitivo. Il successivo pareggio in casa del Milan certificò il ritorno in Champions League del Napoli dopo un anno di esilio nella seconda competizione europea. Un’altra vittoria goduriosa arrivò in casa contro il Cagliari, con il gol del 3-2 realizzato a tempo scaduto da Insigne, con uno dei primi tiri a giro. Il pallone, deviato da un difensore, andò a spegnersi all’incrocio dei pali. Gli azzurri ottennero la matematica certezza della Champions contro il Bologna: lo 0-3 del Dall’Ara aveva il sapore dolce della rivincita dopo le ultime clamorose sconfitte subite dagli emiliani. Il campionato si concluse all’Olimpico contro la Roma, con una sconfitta indolore rimediata però in una serata intrisa di malinconia, per gli addii ormai certi di Walter Mazzarri ma soprattutto di Edinson Cavani. Il Napoli chiuse al secondo posto con 78 punti, il miglior attacco e il capocannoniere del campionato. Fu l’annata più bella per il Matador, che segnò caterve di reti sia in campionato che in coppa: “un mostro”, come ebbe a definirlo il telecronista di Sky Trevisani, destinato a lasciare il Napoli per il Psg dopo 104 gol totali in 138 presenze. Mazzarri invece andò all’Inter, dopo quattro stagioni, due qualificazioni in Champions e una coppa Italia. Era la fine di un’era. Ma De Laurentiis stava già progettando un doppio colpo ad effetto per la nuova stagione.

Domenico Fabbricatore