Com’è triste Venezia
Quanto potrà pesare questa sconfitta di Venezia, lo si saprà soltanto al termine della stagione. Al momento, prevalgono l’amarezza e l’incredulità, oltre al dato statistico che inizia a pesare, in quanto a battute d’arresto. A proposito, i lagunari le avevano perse tutte, prima di affrontare i partenopei. Certo, c’è stato l’avvicendamento in panchina, affidata allo specialista di missioni impossibili, qual è Davide Nicola.
Vero anche che gli impegni ravvicinati sono troppi e i calciatori devono ruotare. E nemmeno si vuol dare la croce addosso a Lorenzo Lucca, schierato titolare al Penzo per far rifiatare un po’ Hojlund. Non una bella mossa. Per l’ex Udinese, un liscio tragicomico in area nel primo tempo, quasi un calcio di rigore in movimento, clamorosamente mancato. Poi, ad inizio ripresa, da un suo tocco sbagliato a centrocampo è arrivato il gol di Adams, con Rrahmani che stavolta ci ha messo del suo, sia nel farsi superare troppo agevolmente che nel deviare poi il pallone quel tanto che è bastato per beffare Meret.
L’imprevedibile vantaggio dei padroni di casa ha accelerato i cambi di Allegri, che al 52’ ha optato per il triplo cambio, affidandosi a Hojlund, De Bruyne e Allison Santos al posto dei pessimi Lucca, Gilmour e Giovane. E il Napoli ha giocato sicuramente meglio. Però, ancora una volta, la dea bendata ha voltato le spalle al tecnico livornese. Il portiere Stankovic ha parato di tutto, compreso un calcio di rigore di De Bruyne, che non sbagliava un tiro dal dischetto dal 2020. E a proposito di legge dei grandi numeri, il Venezia non batteva il Napoli dal 1942. Succede anche questo, al Napoli di Allegri.
Domenico Fabbricatore
