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Tennis, è l’ora della Coppa Davis

Con il circuito ATP che ha concluso la stagione, riflettori puntati, in questi giorni, sulla Coppa Davis, che ha visto disputarsi le fasi finali. Dal 2019 la Coppa Davis, infatti, ha cambiato formula: a marzo si disputano gli incontri di qualificazione, a fine novembre si giocano le “finali”, dove le diciotto nazionali di “Serie A”, ammesse di diritto e quelle qualificate vengono divise in sei raggruppamenti, ognuno da tre squadre, le sei che vincono i rispettivi gironi vanno direttamente ai quarti di finale. A quelle sei si aggiungeranno le due migliori seconde. Si andrà così a creare un tabellone a eliminazione diretta che porterà alle semifinali e poi alla finale. Le partite si disputano al meglio dei tre set e gli incontri al meglio delle tre partite (due singolari e un doppio). Il palcoscenico scelto per i nostri portacolori è stato ancora una volta Torino, lo stesso impianto dove la settimana scorsa sono andate in scena le ATP Finals. L’Italia è partita con grosse ambizioni e tra le favorite, di quella coppa “l’insalatiera”, l’unica vinta in quel lontano 1976 dai quattro moschettieri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli. Pur se assente il n. 1 Berrettini, alle prese con l’infortunio che lo ha costretto a rinunciare anche alle finali ATP, la compagine azzurra poteva schierare parecchie bocche di fuoco come: Sinner, Sonego, Musetti e lo stesso Fognini, pronto a dare il suo contributo nel doppio, in qualità di veterano proprio di questa specialità. Il sogno, però, si è infranto nei quarti ad opera di una forte Croazia che, soprattutto, nel doppio poteva vantare la coppia n. 1 del mondo. Il duo Mektic-Pavic, infatti, campione di nove titoli quest’anno, tra cui Wimbledon e Olimpiade, alla lunga ha fatto prevalere la maggiore esperienza e tecnica. Non è bastato il cuore di Sinner, subito in campo dopo la maratona contro Marin Cilic, non è bastata nemmeno l’esperienza di Fabio Fognini, che di doppio è anche stato campione Slam in Australia, nel 2015 con Simone Bolelli. In semifinale, a Madrid da venerdì, ci va quindi la Croazia che affronterà la vincente di Serbia-Kazakhistan. Peccato perché le prime due giornate avevano messo in mostra una bella e forte Italia, inserita nel girone con Stati Uniti e Colombia, non aveva lasciato scampo agli avversari. Nel primo match contro gli Americani un Italia devastante, quasi inattesa, annichiliva gli avversari nei due singolari, vendicando la sconfitta di due anni fa a Madrid. Toccava debuttare a Sonego in una gara da brividi contro “mister ace” Opelka, il torinese trascinato dal pubblico di casa, sfoderava una prestazione maiuscola riuscendo a neutralizzare il servizio dello statunitense con i suoi recuperi e vincenti, battendolo per 6-3 7-6. Nel secondo round un Sinner concentrato e determinato demoliva, prendendolo letteralmente a pallate, il n. 24 del mondo Isner per 6-2 6-0. Un’Italia da sogno guadagnava la vittoria nei due singolari, ininfluente, quindi, era il doppio che il capitano Filippo Volandri schierava con Fognini e Musetti. La giornata si chiudeva con la sconfitta indolore della coppia italiana contro il duo americano Ram/Sock per 7/6 6/2. Il giorno dopo il team azzurro era di nuovo in campo questa volta contro l’altra nazione del girone, cioè la Colombia ed era nuovamente Sonego ad esordire, stavolta contro il n. 275 del ranking Mejia. Doveva essere una passeggiata per l’italiano ed invece il match si è rivelato durissimo e pieno di insidie, non per niente, il tennis è definito il gioco del diavolo. Sonego entrava carico di tensione, soffriva le pene dell’inferno per avere ragione del giovanissimo colombiano, deciso a mettersi in mostra e di lasciare il segno. Il torinese, tuttavia, riusciva con il cuore ad avere la meglio, superando in rimonta l’irriducibile avversario, dopo aver perso il primo set al tie-break e vincendo per 6/4 6/2 il secondo e il terzo, ma mostrando quelle crepe che poi, come vedremo, gli saranno fatali nei quarti contro la Croazia. Ci pensava nuovamente Sinner, con un’altra prestazione sfavillante a riportare il punto della vittoria, demolendo il malcapitato Galan. Il sudamericano riusciva solo nel primo set ad opporre una lieve resistenza, salvo essere asfaltato nel secondo, 7/5 6/0 lo score finale. Con l’Italia sul 2-0, ancora una volta risultava ininfluente il doppio che, stavolta composto da Fognini e Sinner, perdeva in tre set (6-2 5-7 7-6) con il duo Juan-Sebastian Cabal e Robert Farah, già n. 1 del mondo di questa specialità. Gli azzurri, quindi, volavano ai quarti rimanendo, così, a Torino, contro la forte Croazia, dove, tuttavia, rimanevano favoriti, almeno per i due singolari, nonostante uno dei singolaristi avversari era quel Marin Cilic, campione degli Us Open nel 2014, e pienamente ritrovato negli ultimi mesi. L’esordio toccava nuovamente a Sonego contro il n. 279 del mondo Borna Gojo, punto facile per l’Italia che poteva sperare nella qualificazione. Ed, invece, succede l’imponderabile, il torinese paga oltre il dovuto le pressioni del dover vincere a tutti i costi, l’incontro man mano che va avanti diventa una sofferenza, nonostante la partenza è delle migliori. Sonego addirittura nel quinto game ha due palle per il 5-1, ma Gojo si salva, prende coraggio, e anche grazie a un vistoso calo dell’italiano si ritrova al tie break, che vince meritatamente. Sotto 1-0 l’azzurro ha una scossa, entra in campo con un atteggiamento diverso, più determinato, prova ne è che il set scivola via facilmente, chiudendosi per 6-2. Sembra fatta ma nel terzo torna l’altro Lorenzo, quello poco efficace del primo, errori clamorosi lo portano irrimediabilmente ad una inopinata sconfitta. Anziché in vantaggio l’Italia si trova sotto, tutte le speranze sono riposte in Sinner che scende in campo contro il gigante Cilic. Ed in effetti proprio l’Altoatesino si rivelerà nuovamente l’uomo della Provvidenza. L’azzurro ci aggrappa ai quarti dopo aver giocato un match incredibile, Cilic sembra imbattibile, l’impresa diventa sempre più improba. Il croato vince abbastanza facilmente il primo set 6/3, ma nel secondo Sinner si scuote e comincia a tambureggiare dal fondo. Cilic continua a giocare alla grande, ad un certo punto si trova, sul 5-4, a servire per il match, ma qui viene fuori il carattere dell’italiano che strappa il servizio e porta il set al tie-break che gioca da vero campione mandando i set in parità. Nel terzo round non c’è quasi storia, ormai Sinner è un fiume in piena, Cilic nulla può, finisce 6/3 e l’Italia è in parità. Le speranze dell’Italia, purtroppo, però, si infrangono nel doppio, Sinner, subito in campo dopo la maratona contro Marin Cilic, ci mette il cuore ma è evidente l’inesperienza, a cui non può sopperire, di contro, l’esperienza di Fabio Fognini. Troppo forte la coppia croata Mektic-Pavic, freschi n. 1 del ranking, nonostante l’impegno dei nostri portacolori che si arrendono soltanto per un break a set, 6/4 6/4 lo score. Tutto rimandato al prossimo anno, magari con un Berrettini in più e con la consapevolezza di avere un team all’altezza di poter vincere questa coppa che manca dall’Italia da tanti, troppi anni.

ROBERTO ERRANTE