Tennis

Tennis: alla ricerca della regolarità e di belle conferme

La stagione professionistica del tennis, come tutti gli sport, è stata anch’essa funestata dalla terribile pandemia del covid, la maggior parte dei tornei cancellati, altri spostati in settimane per loro inusuali, tanti tennisti fermi per aver contratto il terribile virus. Ne hanno fatto le spese tornei storici e prestigiosi come, addirittura, Wimbledon, normalmente in programma a fine giugno, o l’affascinante Master 1000 di Montecarlo e gli altri due Master 1000 di Toronto e di Shangai. Altri, come il Roland Garros, da sempre disputatosi nelle due settimane di fine maggio, dirottato a fine settembre, come pure il Master 1000 di Roma, in programma agli inizi di maggio, spostato a settembre, poco prima di Parigi. La recessione economica e la riapertura degli stadi senza spettatori, o con capienza ridotta, hanno influito anche sui vari montepremi dei singoli tornei, più che dimezzati e in qualche caso ridotti di 1/3. Per evitare buchi di calendario, al posto dei tornei cancellati se ne sono disputati altri, organizzati ex-novo per l’occasione, come il torneo di Pula in Sardegna, nel meraviglioso villaggio turistico, inserito addirittura nel circuito maggiore come Master 250. Altri come quello di Colonia, ad esempio, disputato due volte nel giro di poche settimane, denominato Colonia 1 e 2. Uno di questi, tra l’altro, ha visto protagonista proprio il nostro Sinner. A farla da padrone sono stati, così, i Challengers, tornei del circuito professionistico minore, dai montepremi limitati e che, seppure, assegnano punti validi per il ranking, rispetto ai master del circuito maggiore, sono di molto inferiori. E’ stato un successone in quanto spesso hanno visto la partecipazione di big, che altrimenti non si sarebbero iscritti, pur di mantenersi in attività. L’Atp per evitare lo sfalsamento del ranking ha deciso di bloccare le classifiche, sia per quest’anno che per il 2021, in pratica si è voluto evitare il meccanismo della perdita dei punti guadagnati in un determinato torneo l’anno precedente, cosicché le classifiche sono state aggiornate soltanto con i punti guadagnati nei singoli tornei. Di questa situazione allucinante ne ha risentito molto il rendimento dei tennisti, già in pratica fermi per oltre tre mesi durante il lockdown, altri, poi, contagiati dal virus, o soggetti ad infortuni consequenziali proprio al periodo di inattività. Per fare il punto della stagione, ormai conclusa, partiamo dall’epilogo e cioè dalle ATP Finals, almeno questa manifestazione non ha subito spostamenti o cancellazioni. Il torneo, che si svolge a Londra (dal 2022 sarà organizzata a Torino) ha visto, inaspettatamente, la vittoria di Medvedev, figlio d’arte, in finale sull’altro astro nascente Thiem. Una finale inattesa se si considera che in semifinale il primo aveva battuto Nadal e il secondo Djokovic, rispettivamente n.2 e n.1 del mondo. La classifica finale che ne è scaturita ha visto la conferma del Serbo Djokovic al primo posto, seguito proprio da Nadal, mentre grazie ai punti guadagnati nella manifestazione, è salito al terzo posto l’austriaco Thiem, seguito al quarto proprio da Medvedev. Entrambi hanno scalzato niente poco di meno che Federer, costretto a saltare il torneo per infortunio e, di conseguenza, piombato al quinto posto. A seguire le conferme del greco Tsitsipas e del tedesco Zverev, mentre ottavo si attesta la grande sorpresa della seconda parte della stagione, il russo Rublev, seguito dall’altra sorpresa e cioè l’argentino Schwartzman. Per venire agli italiani, dobbiamo dire che non è stata una stagione esaltante, tranne le conferme di Sinner e Sonego e la sorpresa Musetti, tutti giovani per i quali si ripongono grosse speranze per il futuro, per molti è stata addirittura negativa ed è proprio grazie al sistema delle classifiche bloccate se sono riusciti a mantenere il proprio ranking. Seguendo, dunque, l’ordine della graduatoria, il primo degli italiani è Berrettini, n. 10 del ranking, il tennista romano, cui si riponevano tante aspettative, ha risentito molto della stagione anomala, per lui del tutto sfortunata e negativa, la decima posizione ha potuto conservarla grazie, come già detto, alle classifica bloccata, altrimenti sarebbe sceso di molte posizioni. Pochi i tornei disputati, l’unico risultato degno di nota i quarti di finale raggiunti al Master 1000 di Roma, poi una serie di brucianti eliminazioni, molte anche al primo turno. Al 17° posto del ranking e secondo degli italiani troviamo Fognini, ad inizio 2020 era undicesimo, ma una serie di infortuni e, addirittura la positività al virus, a un certo punto della stagione, ne hanno determinato la perdita di alcune posizioni. Praticamente nulla la partecipazione ai tornei, nessun risultato degno di nota, se non numerose eliminazioni nei primi turni. Al terzo posto, si piazza Sonego, uno dei giovani promettenti, discreta la sua stagione, tra i risultati degni di nota, che gli hanno permesso di attestarsi al n. 33 del ranking, suo migliore piazzamento in carriera, si ricordano: la finale al Master 500 di Vienna e i quarti all’altro Master 500 di Rio de Janeiro. Quarto italiano e 37 del ranking (anche per lui si tratta del best ranking) troviamo Sinner, è lui la vera promessa del tennis italiano, anche nel 2020 ha confermato l’ottimo cammino intrapreso nel 2019, quando si affacciò al circuito maggiore oltre la duecentesima posizione e chiudendo quell’anno al settantesimo posto. Si aggiudica l’ultimo torneo stagionale, il Master 250 di Sofia, il primo per lui nel circuito Atp, raggiunge la semifinale nell’altro Master 250 di Colonia e i quarti nel Master 500 di Rotterdam. Ma il capolavoro l’Altoatesino lo compie arrivando ai quarti del Roland Garros, dove in un grande incontro prende letteralmente a pallate Nadal, salvo, poi, lasciare strada alla maggiore esperienza dello spagnolo. Da segnalare, inoltre, la finale al challenger di Ostrava, e le semifinali dei challengers di Lexington e Mouilleron. Buono anche il cammino di Travaglia, che si attesta al n. 74, grazie soprattutto ai risultati conseguiti nei challengers, tra cui le finali di Bendigo, di Shymkent e le semifinali di Bangalore e Prosteov. A due posizioni di distanza, n. 76 e suo best ranking, si piazza Caruso, buona la sua stagione grazie ai quarti nel Master 250 di Sofia e alla finale nel challenger di Parma, uniti ai quarti del challenger di Forlì. Dopo un disastroso 2019 che lo aveva visto cadere addirittura oltre la centoventesima posizione, ricordando i tre tornei vinti e soprattutto la semifinale del Roland Garros del 2018 che gli erano valsi il 18° posto in classifica, rientra nei top cento Cecchinato, ora n. 80, per effetto soprattutto della finale nel Master 250 di Pula in Sardegna, della finale del challenger di Punta Del Este e ai quarti raggiunti a Parma. La top cento si chiude con l’altra speranza italiana, Mager, esattamente al n. 100 del ranking, grazie all’exploit al Master 500 di Rio de Janeiro dove ha conquistato una inaspettata finale persa per tanta sfortuna. Oltre i cento troviamo Seppi, ormai in parabola discendente, data anche l’età non più verde. La finale del Master 250 di New York ha salvato un po’ la stagione ed evitato una classifica peggiore, così come i punti racimolati nei quarti del challenger di Forlì. La parte del leone l’ha fatta il diciottenne Musetti, dotato di grande talento e tecnica, sicuramente farà molta strada. Aveva iniziato la stagione addirittura oltre la posizione 500, l’ha conclusa al n. 128 del ranking. Il suo miglior risultato, in termini di classifica è la semifinale raggiunta al Master 250 di Pula, persa con tanta sfortuna perché costretto al ritiro per un infortunio. Di sicuro, però, sono i 16° raggiunti al 1000 di Roma che hanno portato Musetti alla ribalta delle scene mondiali, non tanto per la classifica ma perché, dopo aver superato i turni di qualificazioni, ha letteralmente travolto lo svizzero Wawrinka, n. 17 e nel secondo turno il giapponese Nishikori, già n. 10, per poi perdere al terzo turno ad opera di un’altra promessa del tennis mondiale, il tedesco Koepfer. Hanno contribuito alla sua ascesa, anche il challenger vinto a Forlì, la semifinale in quello di Trieste e i quarti di Cordenons. Solo risultati di rilievo nei challengers, invece, per Gaio, n. 137, tra cui spicca la vittoria a Bangkok, la semifinale di Lisbona e i quarti di Todi, Ortisei e Aix En Provence. N. 146 è Paolo Lorenzi, il trentottenne romano è ormai a fine carriera, pochissimi tornei disputati e nessun risultato degno di nota. Segue al n. 152 il napoletano Giustino, ricordiamo, oltre ai quarti nel challenger di Launceston, i due turni giocati al Roland Garros, dopo aver superato le qualificazioni ed aver battuto al primo turno il francese Moutet dopo un’autentica maratona di 5 set, chiuso addirittura 18-16 al quinto, appunto. Solo challengers per Giannessi, 167 del ranking, tra cui spiccano la semifinale di Lisbona e i quarti di Spalato e Punta del Este. Praticamente fermo, anche per infortuni vari, Fabbiano, dopo un ottimo 2019 e dopo essere stato n. 70 del ranking, L’attuale classifica lo vede scivolare al n. 172, con un solo risultato degno di nota, i quarti al challenger di Bangalore. Chiudiamo i piazzamenti degli italiani, per quel che riguarda i top 200, con Roberto Marcora, n. 180, con i quarti di finale raggiunti al Master 250 di Pune e la finale nel challenger di Cherbourg, oltre ai quarti nei challengers di Noumea, Bergamo e Parma.