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L’uomo dei sogni

Giovanni Simeone, l’uomo dei sogni. Quelli infranti nel 2018, con la famosa tripletta di Firenze. Quelli che stanno invece per diventare realtà, nel 2023. Appena 3 gol in campionato per il Cholito, chiuso in attacco da un Osimhen straordinario. Poche reti però tutte di un’importanza clamorosa. Ma l’argentino, in questa stagione, sta avendo un merito particolare. Quello di saper stare al proprio posto, di saper aspettare il momento giusto senza creare polemiche. Uno dei segreti del Napoli capolista è proprio questo: una panchina lunga, una rosa completa in ogni reparto, con i giocatori che subentrano dalla panchina che spesso riescono a risolvere situazioni complicate. Contro la Roma è successo proprio questo. Per Spalletti è stata una vittoria di un’importanza clamorosa, soprattutto perché ottenuta con le scelte coraggiose fatte ad un quarto d’ora dal termine, con gli avversari che avevano appena trovato il gol del pareggio. Pochi allenatori avrebbero deciso, in quel particolare momento della sfida, di rinunciare al miglior attaccante del campionato. Invece, il sinistro meraviglioso di Simeone si è andato ad incastonare all’incrocio dei pali, decidendo una partita a dir poco rognosa. L’uomo dei sogni, appunto, che nel girone d’andata aveva castigato il Milan a San Siro, per poi ripetersi a Cremona con un altro colpo di testa decisivo a pochi minuti dal termine. Due perle a Fuorigrotta. Perchè anche il gol di Osimhen è stato meraviglioso. Minuto 17, triangolazione tra Kvaratskhelia e Mario Rui, con il georgiano che ha messo al centro un cross morbido e preciso. Poi ci ha pensato Osimhen: petto, coscia e bolide imprendibile sotto la traversa. Tutto al volo, senza far toccare palla a terra. Ma la gara contro la Roma è stata ostica. Se n’è accorto il nigeriano, demolito un po’ alla volta dai colpi duri dei difensori giallorossi, favoriti dall’arbitraggio di un Orsato che ha lasciato correre molto. Troppo. Non una grande direzione quella del fischietto di Schio, evidentemente troppo vicino alle azioni per prendere le decisioni giuste. Nei primi minuti gli ospiti avevano sfiorato il clamoroso vantaggio, con un’incomprensione tra Kim e Meret in uscita, con il colpo di testa all’indietro del coreano che è finito di un soffio al lato. Il portiere azzurro si è poi riscattato con una bella parata su Spinazzola, sul finire di tempo. Ad inizio ripresa, Mourinho ha deciso di togliere proprio Spinazzola per lasciare spazio ad El Shaarawy, confidando forse nella buona tradizione del Faraone, che se giocasse sempre contro il Napoli vincerebbe la scarpa d’oro. I padroni di casa, nel secondo tempo, hanno avuto il torto di sbagliare due volte il gol della sicurezza. Prima Kvaratskhelia, che a parte il cross ad Osimhen ha combinato poco, ha sprecato malamente sbagliando il controllo su invito di Lozano. Poi proprio il messicano, in azione classica di contropiede, ha attraversato tutto il campo palla al piede poi, arrivato al limite dell’area, ha provato la conclusione trovando la deviazione in angolo di Rui Patricio. Al 68’, Spalletti ha deciso di cambiare gli uomini a sinistra. Fuori Mario Rui e Kvaratskhelia, dentro Olivera ed Elmas. Cambio forzato per Mourinho, costretto a rinunciare ad Abraham per infortunio muscolare. Dentro Belotti. Cartellino giallo per Osimhen, punito da Orsato al primo fallo, dopo aver concesso invece più di una licenza ai suoi ruvidi marcatori. Al 75’, puntuale, è arrivato il gol di El Sharawy, lasciato colpevolmente solo dalla difesa di casa sul secondo palo. Poteva essere il momento della beffa per la capolista. Invece Spalletti ha pescato dal cilindro Simeone e Raspadori, in campo al posto di Osimhen e Lozano. E al minuto 86’, il Cholito ha raccolto un invito di Zielinski. Controllo di destro e tiro di sinistro. Palla all’incrocio dei pali e apoteosi per la platea di Fuorigrotta. No, il Napoli non ha ancora vinto lo scudetto, a differenza di quanto dichiarato da Mourinho alla vigilia. Però, dopo questa partita, il traguardo è più vicino.

Domenico Fabbricatore