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IL TAEKWON-DO: la disciplina della mente e del corpo

Nel mondo occidentale, erroneamente, identificano quasi tutte le arti marziali o con il KARATE o con il KUNG FU, forse, soprattutto per l’influenza dei film di Bruce Lee, ma molti non sanno che di arti marziali ve ne sono diverse ed alcune sono divise, per piccole regole distinte, anche all’interno della stessa disciplina. Tra le arti marziali vi è il TAEKWON-DO, e, in pochi sanno, che lo stesso Bruce Lee, essendo un professionista di arti marziali ha imparato e praticato diverse discipline, tra cui lo stesso TAEKWON-DO, prima di creare un suo stile tutto suo, nuovo.

La traduzione della parola, in modo semplicistico, che identifica la disciplina, è “L’arte dei calci e dei pugni in volo”, trattandosi di un’arte marziale che si svolge con tecniche di gambe e di pugni.

Il TAEKWON-DO è un’arte molto antica, nata in Corea sotto la dinastia Silla, intorno al 600 d.C., in seno alla divisione di fanteria, dove si è sviluppata e maturata. Poiché il regno era il più piccolo della penisola coreana, era attaccato costantemente dai vicini, per cui si pensò di sviluppare un sistema di combattimento per proteggere il regno. Con l’unificazione della Corea divenne obbligatorio per tutti i ragazzi ma, è grazie ai monaci buddisti che la pratica del TAEKWON-DO è stata tenuta in vita in seguito alla caduta in disuso delle pratiche militari già dal XVI secolo e dopo l’occupazione giapponese del 1909, furono addirittura soppresse. Dopo la liberazione del 1945, molti esuli coreani, rientrando in patria, reintrodussero in patria il TAEKWONDO, e, si è ufficializzato, come atto di nascita del TAEKWON-DO, il 11 Aprile 1955 in Corea del Sud con accreditato come fondatore il generale Choi Hong Hi, cintura nera 9° dan.

La base del TAEKWON-DO moderno è basato sui cinque principi formulati dal monaco buddista Won Qwang: cortesia, umiltà, perseveranza, autocontrollo e spirito indomabile.

Per i praticanti può portare notevoli benefici nella vita quotidiana per la salute e la forma fisica, per l’elasticità e la resistenza, per la sicurezza ed il benessere, per l’autoconsapevolezza ed autoaffermazione, per il cameratismo, per la capacità di autodifesa, per la riduzione dello stress, per l’atteggiamento positivo, per la forza caratteriale e per la disciplina della mente e del corpo. I praticanti svolgono, oltre ad esercizi sia fisici per tonificare i muscoli, sia di stretching per evitare infortuni, evidenziando l’elasticità che ne deriva al corpo, due diverse tipologie di pratiche, l’una individuale cosiddetta “forma” che aiuta la concentrazione trattandosi di tecniche da eseguire correttamente e trattasi di un ipotetico combattimento immaginario che, a seconda del grado, ha una determinata sequenza; mentre l’altra è più sportiva, trattandosi di veri e propri combattimenti, quindi contatti fisici con l’avversario ma con tecniche e regole ben definite e sempre in sicurezza, sempre nel pieno rispetto della persona che ci si ha di fronte, tant’è che, tra le regole basilari della disciplina c’è, sia in allenamento che in gara, il saluto al tatami, il saluto all’avversario o amico, sia prima che dopo la gara o allenamento, il saluto al maestro, il saluto ai giudici e, nelle competizioni, il saluto sia a tutti i giudici che agli spettatori.

Martino Palumbo De Vivo; Atleta Magazine.it