Sinner è il re di New York, si aggiudica l’US Open ed entra nella storia. Errani-Vavassori vincono il doppio misto
Senza storia. Sinner è il nuovo campione degli US Open 2024, l’ultimo Slam della stagione, il secondo vinto dall’altoatesino dopo quello, sempre sul cemento, australiano. Ha letteralmente travolto il beniamino di casa Taylor Fritz, infischiandosene degli oltre 23mila tifosi americani accorsi sugli spalti per tifare il proprio tennista nella finale dell’Arthur Ashe, superando di fatto ogni tipo di pressione esterna. Il punteggio dice quasi tutto: 6-3, 6-4, 7-5 in 2 ore e 16 minuti. Ma non racconta a pieno lo strapotere mostrato da Jannik durante tutto il torneo, eccezion fatta per il primo set buttato via al primo turno contro un altro americano, McKenzie McDonald. Un’altra grande soddisfazione perché grazie a questo incredibile successo di Flushing Meadows – Sinner ha pareggiato il conto con Carlos Alcaraz in quanto a Slam conquistati nell’anno solare 2024: Australian Open e US Open all’italiano, Roland Garros e Wimbledon allo spagnolo. Il primo anno senza successi nei quattro tornei più importanti del circuito per Djokovic ormai quasi al passaggio del testimone. Jannik Sinner conferma con i fatti, vincendo il secondo Slam della carriera, lo status di numero uno del mondo, ed entra definitivamente nella storia dello sport italiano. Nessuno come lui, così alla sua prima finale del grande torneo americano, a New York, dove ha battuto il tennista di casa Fritz, che poco ha potuto fare contro i colpi dell’altoatesino, in un match a senso unico fin dalle prime battute. Come Pietrangeli, che vinse due volte il Roland Garros, ma all’epoca non c’erano ancora i computer, il nostro portacolori entra nella storia e vince due Slam (nello stesso anno). Dopo l’Australian Open di gennaio scorso l’azzurro trionfa anche agli US Open, diventando il primo tennista uomo a trionfare nello Slam americano. Lo fa vincendo con autorità, in crescendo di condizione fisica e fiducia, dopo che alla vigilia del torneo era giunto senza particolari aspettative. L’azzurro, infatti, arrivava allo slam americano dopo mesi travagliati, costellati da una serie di infortuni fisici, quello più grave all’anca, che avevano pregiudicato le sue partecipazioni ai maggiori tornei del circuito. Su tutte l’eliminazione in semifinale al Roland Garros ad opera di Alcaraz, ancora menomato dall’infortunio all’anca e quella più cocente nei quarti di Wimbledon contro Medvedev. Poi la tonsillite che gli ha impedito la partecipazione alle Olimpiadi, torneo che mentalmente e fisicamente preparava da tempo. Qualcosa, però, angosciava Sinner che è esplosa proprio alla vigilia degli US Open. Al termine del torneo di Indian Wells gli fu riscontrata la positività al Clostebol, una sostanza che contiene Testosterone, vietata dalla Federazione internazionale. La contaminazione avvenuta attraverso la pelle e la quantità ridicola di un milionesimo di grammo nel sangue, gli sono costati un processo dal quale è stato completamente scagionato. La sentenza, tuttavia, è arrivata pochi giorni prima degli US Open, in questi mesi Sinner è andato dritto per la sua strada, ha giocato comunque con la spada di Damocle di una eventuale squalifica per il nulla. La risposta lui l’ha data sul campo, come solo i fuoriclasse sanno fare, zittendo tutti i detrattori e le polemiche che il caso, consequenzialmente, si è portato appresso. Ha vinto prima il Masters1000 di Cincinnati e poi l’Open americano che lo ha definitivamente consacrato come il più grande di tutti. L’azzurro è sempre più n. 1, lo dice il ranking, il distacco con il secondo in classifica, ora Zverev, è siderale, oltre 4000 punti. E’ già, inoltre, qualificato matematicamente per le ATP Finals. Da qui alla fine della stagione dovrà difendere 2.180 punti, ciò sta a significare che il primo posto sarà suo ancora per molto. A dispetto delle sue giuste ansie e delle sue giuste preoccupazioni della vigilia, il cammino di Jannik è stato travolgente, eccezion fatta per quel primo set perso contro McDonald all’esordio, dovuto alle scorie mentali che ancora si portava dentro. Solo un incidente di percorso poi messa la quarta gli altri set sono stati quasi un allenamento. Il punteggio di 2-6 6-2 6-1 6-2 è quanto mai emblematico. Nel secondo turno l’italiano si trovava di fronte un altro americano, la mina vagante Michelsen, più che altro si trattava di vedere che impatto aveva avuto la reazione nel turno precedente ed eventuali postumi. Niente di tutto ciò, con un netto 3-0 Sinner spazzava via lo statunitense e ogni residuo dubbio sulle sue condizioni fisiche e mentali. 6-4 6-0 6-2 il nettissimo score. Ad attendere Sinner nel terzo turno c’era O’Connell che in precedenza aveva eliminato il nostro Bellucci, impedendo un derby tutto italiano. Nessun problema, ormai Sinner era entrato in piena carburazione, all’australiano non restava che raccogliere le briciole. Jannik sfoderava un’altra prestazione performante e per l’avversario era subito notte fonda. O’Connell veniva spedito a casa senza tanti complimenti per 6-1 6-4 6-2. Altro americano negli ottavi, era Tommy Paul l’avversario dell’italiano, uno di quelli che aveva pubblicato dei post ironici sul caso doping di Sinner. Ciò non ha fatto altro che aumentare la rabbia agonistica dell’altoatesino che ha disputato un altro incontro da incorniciare. Nelle prime due partite, dopo un sostanziale equilibrio, Sinner ha rotto gli indugi nei tie-break, giocandoli in modo magistrale, aggiudicandoseli per 7-3 7-5. Persi i primi due set l’americano è crollato, incalzato dai colpi sempre più pesanti dell’azzurro. Nel terzo non c’è stata storia, 6-1 per Jannik. Nei quarti l’italiano ritrovava l’avversario di sempre, quel Medvedev che lo aveva eliminato a Wimbledon. Stavolta, però, la musica è stata completamente diversa, si è trattato di ben altro match e di ben altro Sinner. Dominato il primo set, vinto per 6-2, l’altoatesino accusava un passaggio a vuoto nel secondo, anche se il punteggio di 6-1 in favore del russo era nettamente bugiardo, in quanto Sinner ha avuto numerose palle break per rientrare in partita. Nessun problema, però, perché Jannik ripartiva a testa bassa ed infilava un perentorio 6-1 6-4 nei set successivi che non lasciavano adito ad alcun dubbio. La semifinale, già traguardo storico per un italiano, metteva di fronte a Sinner l’inglese Draper, suo amico e partener di doppio, che quasi a sorpresa arrivava sin lì. La vigilia dell’incontro era arroventata da una vergognosa campagna denigratoria ad opera della stampa inglese nei confronti di Sinner, sempre per la storia del doping. Tutto ciò non ha scalfito minimamente il nostro porta colori che seppur disputando una gara meno bella stilisticamente, anche a causa del gioco arruffato dell’avversario, ma molto efficace, ha finito per infliggere al malcapitato britannico un sonoro 3-0. La finale è storia, con l’ennesima gara sontuosa Jannik ha spazzato via tutte quelle che erano le preoccupazioni della vigilia. Non solo Sinner, l’Italtennis firma un’altra pagina indimenticabile della sua storia grazie a Sara Errani e Andrea Vavassori. I due azzurri sono diventati allo US Open la prima coppia italiana a vincere uno Slam in doppio misto. Il torinese e la bolognese hanno battuto in finale la coppia americana Taylor Townsend e Donald Young con il punteggio di 7-6, 7-5. Lucidità e freddezza, le qualità fondamentali di Andrea e Sara che hanno giocato al meglio tutti i punti importanti di una partita volata via sul filo dell’equilibrio. Per Errani è l’ennesimo tassello di una carriera da favola, il sesto Slam in doppio dopo aver completato il Career Golden Slam. Per Vavassori, invece, è il primo major in carriera. Avversari, tra l’altro, non di poco conto se si considera Townsend, campionessa in carica in doppio femminile a Wimbledon, e Donald Young, dalla grossa esperienza, all’ultimo torneo in carriera. Al via nel main draw, oltre Sinner, ben 7 azzurri più Bellucci che era riuscito nell’impresa di superare ben tre turni di qualificazione. Fuori all’esordio Sonego, che pure era reduce dalla vittoria del torneo di Winston-Salem, quarto in carriera. Il Torinese, forse, ha pagato le fatiche della settimana precedente, perdendo in 4 set dall’Americano Paul, a cui riusciva a strappare solo la terza partita. 6-4 6-2 5-7 6-2 lo score in favore dello statunitense. Breve anche l’apparizione di Darderi, non ancora a proprio agio su queste superfici, tutti i suoi successi quest’anno li ha ottenuti sulla terra. Nella sfida infinita con l’argentino Baez, vincitore delle ultime tre gare, l’azzurro ha ceduto in 4 set nonostante fosse riuscito a portare il match in parità. 6-4 6-7 6-0 7-6 il punteggio finale per il sudamericano. Eliminato al primo turno anche Fognini che si è imbattuto nella maggiore freschezza di Machac, il ceco si è imposto per 3 set a 0, con 7-5 6-1 6-3 finale. Continua il periodo negativo di Nardi, ennesima sconfitta, che rischia seriamente di uscire dai top 100, dopo che era riuscito ad entrarci faticosamente la scorsa primavera. Di tutti gli italiani eliminati al primo turno, paradossalmente è quello che, però, ha più attenuanti, tenuto conto dell’avversario, quel Bautista-Agut già n. 9 del ranking e dell’ottima gara disputata. Alla fine lo spagnolo ha avuto la meglio soltanto dopo due faticosissimi tie-break e un tiratissimo primo set vinto per 7-5. Ottimo il torneo di Bellucci, dopo essersi qualificato riusciva nell’impresa di battere nientemeno che Wawrinka al primo turno con un sonante 3-0. Nulla poi poteva nel round successivo con l’australiano O’ Connell contro cui pure era riuscito a vincere il primo set, salvo capitolare nei successivi tre. Senza infamia e senza lode la partecipazione di Berrettini, è evidente che non essere testa di serie in tornei del genere ti espone a sorteggi difficili, oltretutto si vede che deve ancora raggiungere gli standard ottimali da un punto di vista fisico. Il romano, tuttavia, esordiva nel migliore dei modi regolando lo spagnolo Ramos-Vinolas col punteggio di 7-6 6-2 6-3, ma poi nella partita successiva, crollava miseramente di fronte a Fritz in un match a senso unico, dove l’azzurro soltanto nel secondo set opponeva una certa resistenza. 6-3 7-6 6-1 lo score pesante in favore dell’americano. Le speranze, non tanto di vittoria ma almeno di un piazzamento d’onore erano riposte in Cobolli, Arnaldi e Musetti, che nella seconda parte di stagione hanno avuto un rendimento costante, inanellando una serie di vittorie e portandosi nelle posizioni d’elite della classifica. Soprattutto Musetti reduce da un impressionante ruolino di marcia tenuto sulla terra, culminato con il bronzo conquistato alle Olimpiadi e le finali di Umago, Torino e Cagliari. Ma ancora più sorprendente sull’erba dove raggiungeva, incredibilmente, la semifinale a Wimbledon, persa con Djokovic e le semifinali del Queen’s e di Stoccarda. Il Carrarino esordiva bene, sbarazzandosi in 4 set del rientrante Opelka, giocatore dalla scarsa tecnica che basa il suo tennis esclusivamente sul servizio. Musetti per nulla intimorito vince il primo set al tie-break, subisce il ritorno dell’americano che ristabilisce la parità, ma poi lo travolge nel terzo e quarto, con un sonante 6-1 7-5. Più sofferto il turno seguente con Kecmanovic, anzi l’azzurro spesso si è trovato a dover recuperare e sull’orlo della sconfitta. Perso il primo set per 6-3, Lorenzo si aggiudicava gli altri due per 6-4 e quando sembrava di avere l’incontro in pugno crollava nel quarto. Nel quinto set, poi, subiva addirittura un break che non prometteva niente di buono. Ecco, però, l’impennata d’orgoglio e la vittoria finale per 7-5. Nel terzo turno, contro Nakashima giocava con i favori del pronostico, si prospettava una gara ampiamente alla portata del nostro porta colori. L’americano è un giocatore esperto e dotato di discreta tecnica, ma non in grado di poter impensierire, almeno questo Musetti. Ecco, tuttavia, ricomparire antichi spettri e tutta la sua precedente fragilità, gioca un match da dimenticare, quasi sempre sopraffatto dall’avversario, nonostante fosse riuscito a recuperare il set iniziale perso in malo modo per 6-2. Vinto il secondo per 6-3 crollava inspiegabilmente lasciando strada all’avversario che si aggiudicava le altre due partite per 6-3 7-6. C’era Arnaldi, in precedenza aveva centrato gli ottavi al Roland Garros e le semifinali al Masters1000 di Montreal, esordio vincente in tre set contro l’americano Svajda, 6-3 6-2 6-1 il pesante score per l’azzurro. Altro grande match nel secondo turno, nulla da fare per Safiullin, sempre pericoloso su queste superfici. Matteo lo regola ugualmente in tre set col punteggio di 6-2 6-4 6-4. Nei sedicesimi, avversario Thompson, Arnaldi sembra poter continuare ancora il suo cammino. L’australiano è si un giocatore d’esperienza e capace di improvvise impennate, ma non un fulmine di guerra. L’azzurro, invece, non riesce mai ad entrare in partita, cade rovinosamente cedendo in tre set una gara a senso unico per l’avversario che domina per 7-5 6-2 7-6. Infine Cobolli, dalla sua la finale raggiunta a Washington che lo ha proiettato tra i primi trenta del mondo. Soffre più del previsto ma porta a casa il match d’esordio contro Duckworth. Vince con un perentorio 6-1 il set iniziale, perde per un break il secondo per 6-4, ma poi con lo stesso punteggio si aggiudica il terzo e il quarto. Altre grosse difficoltà nel secondo turno contro il belga Bergs, Flavio inizia malissimo perdendo la prima partita per 6-4, poi, lentamente, inizia a carburare e dopo il secondo set vinto per 6-3, trova la strada in discesa nel terzo e nel quarto e con lo score di 7-5 6-3 supera anche questo turno. Nei sedicesimi, sfortuna vuole che il tabellone gli mette di fronte Medvedev, la flebile speranza è dovuta oltre che per il risultato di prestigio dello stesso Cobolli, anche per il fatto che, fermando il russo, si evita lo scontro nei quarti con Sinner (ci penserà, poi, come abbiamo visto lo stesso altoatesino), meglio, appunto un derby tutto italiano. Ancora troppo forte, tuttavia, Medvedev per il fiorentino, che senza particolari difficoltà gli infligge un sonoro 3-0, dominando tutti e tre i set per 6-3 6-4 6-3. Le buone notizie per il tennis italiano, tuttavia, non arrivano solo da New York, anche un’altra città, Genova, si tinge d’azzurro. Per il circuito challenger si è disputato un torneo categoria 125 che ha visto il successo di Francesco Passaro, il quale ha battuto in due set, 7-5 6-3, l’esperto spagnolo Munar. Dopo ogni slam il ranking si porta dietro sempre grosse novità, così Sinner con 11.180 punti, quota incredibile, è sempre più solo al comando. Con due posizioni guadagnate ora è Zverev il n. 2, ma con oltre 4000 punti di distacco. Resta terzo Alcaraz, mentre scende di due gradini Djokovic, ora n. 4. Al 5° e al 6° posto di confermano, rispettivamente, Medvedev e Rublev, mentre grazie alla finale ottenuta agli US Open Fritz guadagna ben 5 posizioni ed ora è n. 7. Perdono una posizione sia Hurkacz, ora n. 8, sia Ruud, ora n. 9, sia Dimitrov, ora n. 10 a chiudere la top ten. Per quanto riguarda gli altri italiani, Musetti perde un posto ed è n. 19, ne perde uno pure Cobolli che ora è n. 32, ciò, comunque, gli permette di scavalcare Arnaldi che scende di 3 gradini e si piazza al n. 33. Perde 4 posizioni pure Darderi che si attesta al n. 41, ne guadagna una, invece, Berrettini ora n. 43, mentre scende al n. 50 Sonego che cede due posti. Crolla Fognini, perde ben 9 posizioni e scende al n. 80, stabile Nardi che resta fermo al n. 90 e chiude la top cento degli italiani.
ROBERTO ERRANTE
