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Regno di Spagna

È la nazionale di calcio maschile più vincente del ventunesimo secolo. La Spagna, campione del mondo per la seconda volta, sedici anni dopo la “generazione di fenomeni” dei vari Casillas, Puyol, Iniesta, Xavi, Xabi Alonso, Sergio Ramos e tanti altri ancora. Quelli che vinsero un mondiale e due europei in quattro anni solari.

I campioni di oggi hanno i lineamenti più esotici di Lamine Yamal e Nico Williams. Ma poi c’è Ferran Torres, che come Iniesta nel 2010 ha trovato lo spiraglio decisivo nel secondo tempo supplementare. C’è Unai Simon, il portiere che ha tolto a Walter Zenga il record d’imbattibilià in un campionato del mondo. Favorito da una difesa praticamente inespugnabile, che ha subito una sola rete in tutta la kermesse iridata, facendo meglio dell’Italia del 2006.

Un gruppo granitico, quello iberico, capitanato dal pallone d’oro 2024 Rodri, sul quale si sono schiantati tutti. Ad eccezione di Capo Verde, nella prima partita. Anche nel 2010, i futuri campioni sbagliarono l’esordio, per poi vincere tutte le altre sfide.

Tante dunque le analogie con il mondiale sudafricano. A cominciare dalla carta d’identità del commissario tecnico, con Luis De la Fuente che ha tolto il record di ct vincente più anziano al predecessore Del Bosque. Al cospetto di tanta forza e consapevolezza, nulla ha potuto l’Argentina, che si è presentata da campione in carica. La compagine albiceleste è arrivata alla finale del New Jersey allo stremo delle forze.

Non è riuscito a Lionel Messi il bis mondiale, nella sua dorata terza età calcistica. Come Diego Armando Maradona a Roma, nel 1990, il suo mondiale è finito in lacrime. Non è riuscito Lionel Scaloni ad eguagliare Vittorio Pozzo, che resta l’unico commissario tecnico ad aver vinto due coppe del mondo consecutive.

Un’Argentina arrivata alla sfida finale con tanta fatica, grazie a rimonte clamorose, quasi impossibili. Non ha mai tirato in porta, in una finale portata avanti nella speranza di prolungarla fino ai rigori. Poi, costretta in inferiorità numerica, ai supplementari ha alzato bandiera bianca, a conclusione di un ciclo comunque straordinario. Ha vinto senza dubbio la squadra migliore, più giovane, più organizzata e, oggettivamente, più forte.

Tra le deluse di questo mondiale infinito, sia per nazionali partecipanti che per i chilometri distribuiti nei tre Paesi ospitanti, senza dubbio le semifinaliste Francia e Inghilterra. I transalpini hanno fallito l’ennesima competizione che li vedeva tra i favoriti d’obbligo. I britannici si sono confermati gli eterni incompiuti. Le due hanno comunque dato vita ad una finale per il terzo posto da record, probabilmente ineguagliabile per reti segnate.

Male il Brasile di Ancelotti, ancora una comparsa per la Germania. Arrivederci tra quattro anni, per un altro mondiale organizzato in tre nazioni, ovvero proprio la Spagna, il Portogallo e il Marocco. Sperando che tra le partecipanti ci sia finalmente anche l’Italia.

Domenico Fabbricatore